Successione legittima senza testamento: come funziona e chi eredita

Tutto quello che devi sapere sulle regole della successione legittima in Italia: eredi, quote, ordine di chiamata e adempimenti pratici

Ultimo aggiornamento: 5/25/2026

Ogni anno in Italia migliaia di persone muoiono senza aver redatto un testamento. In questi casi entra in gioco la successione legittima, disciplinata dagli articoli 565 e seguenti del Codice Civile: è la legge stessa a stabilire chi eredita, in quale misura e con quale ordine di priorità. Non si tratta di un sistema arbitrario, ma di un meccanismo preciso che riflette la struttura familiare riconosciuta dall'ordinamento giuridico italiano.

La successione legittima non è una soluzione di ripiego o una penalizzazione per chi non ha fatto testamento: in molti casi corrisponde perfettamente a ciò che il defunto avrebbe voluto. Tuttavia, è fondamentale conoscerne le regole, perché possono riservare sorprese, soprattutto nelle famiglie allargate, nelle coppie di fatto o nei casi in cui ci siano figli di precedenti unioni.

In questa guida analizziamo in dettaglio il funzionamento della successione legittima in Italia: chi sono gli eredi legittimi, come vengono calcolate le quote, quale ruolo gioca il coniuge e quali adempimenti pratici devono essere compiuti dagli eredi.


Cos'è la successione legittima e quando si applica

La successione legittima si applica ogni volta che il de cuius (la persona deceduta) non ha lasciato un testamento valido, oppure quando il testamento copre solo una parte del patrimonio, lasciando il resto da regolare secondo la legge. In questo secondo caso si parla di successione mista: parte testamentaria e parte legittima.

Le norme sulla successione legittima sono inderogabili nel senso che nessuno può essere escluso dalla qualità di erede legittimo attraverso atti inter vivos non qualificati come donazioni imputabili. Tuttavia, un testamento può modificare le quote (nei limiti della quota disponibile) e può designare soggetti diversi dagli eredi legittimi per la parte disponibile del patrimonio.

La differenza tra eredi legittimi ed eredi legittimari

È importante non confondere gli eredi legittimi con gli eredi legittimari. Gli eredi legittimi sono coloro che la legge chiama all'eredità in assenza di testamento. Gli eredi legittimari (o necessari) sono invece coloro ai quali la legge riserva una quota minima del patrimonio, che non può essere tolta nemmeno con un testamento: si tratta del coniuge, dei figli e, in mancanza di figli, dei genitori. Tutti i legittimari sono anche potenziali eredi legittimi, ma non tutti gli eredi legittimi sono legittimari.


L'ordine degli eredi legittimi: chi eredita per primo

Il Codice Civile stabilisce un ordine preciso di priorità tra le categorie di eredi legittimi. In linea generale, la presenza di parenti più vicini esclude quelli più lontani, salvo le disposizioni specifiche sul coniuge.

La prima categoria chiamata all'eredità è quella dei figli (e dei loro discendenti per rappresentazione). Se il defunto lascia figli, questi ereditano in egual misura l'intero patrimonio, salva la quota spettante al coniuge. Se un figlio è già morto ma ha lasciato dei figli (nipoti del defunto), questi subentrano nella quota del genitore per rappresentazione.

In assenza di figli, il patrimonio passa ai genitori, ai fratelli e alle sorelle e agli altri ascendenti. In ultima istanza, se non ci sono parenti entro il sesto grado, l'eredità va allo Stato.


Le quote ereditarie nella successione legittima

Le quote variano in base alla composizione della famiglia del defunto. La tabella seguente riassume i casi più comuni:

Composizione della famiglia Quota coniuge Quota figli / altri eredi
Solo coniuge (niente figli né genitori) Tutto (100%)
Coniuge + 1 figlio 1/2 1/2 al figlio
Coniuge + 2 o più figli 1/3 2/3 divisi in parti uguali tra i figli
Solo figli (nessun coniuge) Tutto in parti uguali tra i figli
Coniuge + genitori (nessun figlio) 2/3 1/3 ai genitori
Solo genitori (nessun coniuge né figli) Tutto ai genitori (o metà a ciascuno se entrambi)
Solo fratelli (nessun coniuge, figli o genitori) Tutto in parti uguali tra i fratelli

Quando ci sono sia fratelli germanici (stessa madre e stesso padre) che fratelli unilaterali (solo uno dei genitori in comune), la quota dei fratelli unilaterali è la metà di quella dei fratelli germanici.


Il ruolo del coniuge nella successione legittima

Il coniuge superstite ha una posizione privilegiata nella successione legittima. Non solo partecipa alla divisione del patrimonio con quote significative, ma gode anche di due diritti reali particolari: il diritto di abitazione sulla casa familiare e il diritto di uso sui mobili che la arredano. Questi diritti spettano al coniuge anche quando la casa era di proprietà esclusiva del defunto o era in comunione con altri eredi.

Il diritto di abitazione e il diritto di uso vengono imputati alla quota di legittima del coniuge, ma se il loro valore supera la quota, il coniuge può comunque esercitarli senza dover corrispondere alcun conguaglio agli altri eredi. Questa tutela è pensata per garantire la stabilità abitativa del coniuge superstite, soprattutto nelle situazioni in cui l'erede più anziano potrebbe trovarsi senza casa per effetto della divisione ereditaria.

Coniuge separato e coniuge divorziato

Il coniuge separato conserva i diritti successori, salvo che la separazione sia stata pronunciata con addebito a suo carico: in quel caso perde i diritti di successione legittima e mantiene solo il diritto agli alimenti in caso di bisogno. Il coniuge divorziato, invece, non ha diritti successori sull'eredità del ex coniuge, ma può avere diritto a una quota della pensione di reversibilità in determinate condizioni.


I figli nella successione legittima: figli legittimi, naturali e adottivi

La legge italiana tratta in modo paritario tutti i figli, indipendentemente dalla loro origine. La riforma del 2012-2013 (D.Lgs. 154/2013) ha definitivamente eliminato le distinzioni tra figli legittimi (nati nel matrimonio) e figli naturali (nati fuori dal matrimonio), equiparando completamente i loro diritti successori. Lo stesso vale per i figli adottivi: hanno gli stessi diritti successori dei figli biologici nei confronti dei genitori adottivi, e viceversa.

Fanno eccezione i figli adottati come adulti nell'ambito dell'adozione in casi particolari (ex art. 44 L. 184/1983): questi acquistano i diritti successori verso i genitori adottivi, ma mantengono anche quelli verso la famiglia di origine.

I nipoti e il diritto di rappresentazione

Se un figlio del defunto è già deceduto, i suoi figli (nipoti del defunto) subentrano nella sua quota per rappresentazione. La stessa regola vale per i fratelli e le sorelle del defunto: se uno di loro è già morto, i suoi figli (nipoti del defunto, ovvero figli del fratello premorto) subentrano per rappresentazione. Questo meccanismo garantisce che la linea di discendenza riceva sempre la quota che sarebbe spettata al parente più prossimo.


Cosa succede in assenza di parenti: l'eredità allo Stato

Se il defunto non ha lasciato parenti entro il sesto grado e non c'è un testamento che designi altri beneficiari, l'eredità si devolve allo Stato. Lo Stato non può rinunciare all'eredità e acquista i beni automaticamente, senza bisogno di accettazione. Questa ipotesi è relativamente rara, ma può verificarsi nel caso di persone anziane rimaste sole, senza discendenti e con parentela remota o estinta.

In queste situazioni, eventuali creditori del defunto possono comunque soddisfarsi sui beni ereditati dallo Stato. I beni immobili diventano demanio dello Stato o patrimonio indisponibile, a seconda della loro natura.


Successione legittima e conviventi di fatto: un vuoto importante

La successione legittima non riconosce alcun diritto ereditario al convivente di fatto, anche di lunga data. Per quanto emotivamente difficile da accettare, il diritto italiano esclude il partner non sposato dalla successione legittima: in assenza di testamento, il convivente non eredita nulla. Questo è uno dei principali motivi per cui la pianificazione successoria attraverso il testamento è così importante per le coppie di fatto.

L'unica protezione riconosciuta dalla legge Cirinnà (Legge 76/2016) al convivente superstite è il diritto di continuare ad abitare nella casa familiare per un periodo limitato (da due a cinque anni, a seconda della durata della convivenza). Ma si tratta di un diritto temporaneo, non di un diritto patrimoniale sull'eredità.

Per tutelare adeguatamente il proprio partner, è indispensabile rivolgersi a un avvocato civile per redigere un testamento che attribuisca al convivente la quota disponibile del patrimonio, nel rispetto dei diritti dei legittimari.


Gli adempimenti pratici nella successione legittima

Anche in assenza di testamento, gli eredi devono compiere una serie di adempimenti obbligatori. Il primo passo è ricostruire l'asse ereditario: fare l'inventario di tutti i beni (immobili, conti bancari, titoli, veicoli, oggetti di valore) e di tutti i debiti lasciati dal defunto.

Entro 12 mesi dalla morte va presentata la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate, se l'eredità include beni immobili o supera 100.000 euro. Se la situazione patrimoniale è incerta o se ci sono debiti, è consigliabile accettare con beneficio di inventario, che separa il patrimonio ereditario da quello personale dell'erede. Nei casi in cui esistano dubbi sulla composizione dell'asse ereditario o sui diritti delle parti, è opportuno farsi assistere da un professionista. La consulenza di un avvocato civile specializzato in successioni può fare la differenza nella gestione di eredità complesse o contestate.

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Accettazione e rinuncia dell'eredità: termini e conseguenze pratiche

Gli eredi chiamati dalla legge non sono obbligati ad accettare l'eredità: hanno la facoltà di rinunciarvi, liberandosi così anche dai debiti ereditari. La rinuncia deve essere effettuata con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale competente e ha effetto retroattivo: il rinunciante è considerato come se non fosse mai stato chiamato all'eredità. Questo significa che la sua quota si accresce automaticamente a favore degli altri coeredi oppure, se è l'unico erede, si apre la successione a favore della categoria successiva.

Il termine ordinario per accettare o rinunciare è di dieci anni dalla morte del de cuius (art. 480 c.c.). Tuttavia, chiunque vi abbia interesse — ad esempio un creditore dell'erede o un coerede — può chiedere al giudice di fissare un termine più breve entro cui l'erede si pronunci, pena la decadenza dal diritto. Chi sia nel possesso dei beni ereditari ha invece l'obbligo di fare l'inventario entro tre mesi dalla morte, e di accettare o rinunciare entro i quaranta giorni successivi (art. 485 c.c.): in mancanza, si presume l'accettazione pura e semplice.

L'accettazione con beneficio di inventario (artt. 484 e ss. c.c.) è lo strumento più prudente quando il patrimonio del defunto è gravato da debiti o la sua composizione è incerta. Con questa modalità, l'erede risponde dei debiti ereditari solo nei limiti del valore dei beni ricevuti, senza rischiare il proprio patrimonio personale. È obbligatoria per i minori, gli interdetti e le persone giuridiche. L'inventario deve essere redatto entro tre mesi dalla dichiarazione di accettazione e deve essere depositato in cancelleria.


Errori comuni da evitare nella successione legittima

Uno degli errori più frequenti è quello di ritenere che la successione legittima si "apra" automaticamente senza alcun adempimento formale. In realtà, anche quando non vi è testamento, gli eredi devono presentare la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla data del decesso, pena l'applicazione di sanzioni amministrative che possono arrivare fino al 120% dell'imposta dovuta. Molte famiglie, convinte che il silenzio equivalga all'accettazione tacita e che tutto si risolva da solo, si trovano anni dopo a dover sanare situazioni irregolari per poter vendere o ipotecare immobili ereditati.

Un secondo errore riguarda la gestione dei conti correnti e degli investimenti. Spesso i familiari credono di poter continuare a operare sui conti del defunto in attesa di definire la successione. In realtà, alla morte del titolare i conti vengono bloccati dalla banca, che richiede la documentazione relativa alla successione prima di svincolare le somme. Prelevare denaro dopo la morte del titolare senza autorizzazione configura il reato di appropriazione indebita aggravata. È fondamentale, quindi, comunicare tempestivamente il decesso all'istituto di credito e avviare le pratiche di successione nel più breve tempo possibile.

Un terzo errore molto diffuso riguarda le donazioni effettuate in vita dal defunto. Molti eredi ignorano che le donazioni fatte dal de cuius ai propri discendenti o al coniuge devono essere collazionate, cioè riunite fittiziamente alla massa ereditaria per calcolare correttamente le quote (art. 737 c.c.). Se un genitore ha donato in vita un appartamento a uno dei figli, quel valore rientra nel calcolo dell'asse ereditario e il figlio donatario dovrà tenerne conto nella divisione. Ignorare la collazione può esporre il coerede avvantaggiato ad azioni legali da parte degli altri eredi anche molti anni dopo la divisione.

Il rischio di accettare un'eredità indebitata

Accettare un'eredità pura e semplice quando il defunto aveva debiti superiori all'attivo patrimoniale è uno degli errori più gravi e difficilmente reversibili. L'erede che accetta senza beneficio di inventario risponde dei debiti ereditari anche con il proprio patrimonio personale, senza alcun limite. Questo significa che i creditori del defunto possono rivalersi sulla casa, i risparmi e i beni dell'erede fino all'integrale soddisfazione del loro credito. Prima di accettare qualsiasi eredità, è quindi indispensabile effettuare una verifica approfondita di tutti i debiti — compresi mutui, leasing, fideiussioni, debiti fiscali e previdenziali — eventualmente con l'assistenza di un avvocato o di un commercialista.


Tempistiche e costi indicativi della successione legittima

La successione legittima, anche nella sua forma più semplice, richiede tempi e costi che è bene conoscere in anticipo. La dichiarazione di successione può essere presentata autonomamente dagli eredi tramite il modello online dell'Agenzia delle Entrate oppure tramite un CAF, uno studio notarile o un avvocato. Il costo per la presentazione tramite CAF oscilla generalmente tra i 200 e i 500 euro, a seconda della complessità del patrimonio. Se si affida la pratica a un notaio, le parcelle sono più elevate ma comprensive di tutti gli adempimenti connessi al trasferimento formale degli immobili.

L'imposta di successione in Italia è attualmente tra le più basse in Europa. Le aliquote sono le seguenti:

  • Coniuge e figli: 4% sulla quota eccedente la franchigia di 1.000.000 euro per ciascun beneficiario.
  • Fratelli e sorelle: 6% sulla quota eccedente la franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario.
  • Altri parenti fino al 4° grado: 6% sull'intero valore, senza franchigia.
  • Tutti gli altri soggetti: 8% sull'intero valore, senza franchigia.
  • Persone con disabilità grave (legge 104/92): franchigia elevata a 1.500.000 euro indipendentemente dal grado di parentela.

Per quanto riguarda le tempistiche complessive, una successione ordinaria — con accordo tra gli eredi, immobili di valore contenuto e assenza di debiti o contestazioni — si conclude generalmente in sei-dodici mesi dalla data del decesso. I tempi si allungano sensibilmente in presenza di beni all'estero, di eredi irreperibili, di controversie tra coeredi o di immobili con problemi urbanistici o catastali. In questi casi è consigliabile affidarsi fin dall'inizio a un avvocato specializzato in successioni, che può anticipare le criticità e gestire le trattative stragiudiziali prima che si trasformino in contenziosi costosi.


Casi pratici: come si applica la successione legittima nella realtà

Per comprendere concretamente il funzionamento della successione legittima, è utile analizzare alcune situazioni tipiche che si presentano nella pratica quotidiana. Caso 1: famiglia tradizionale. Mario muore senza testamento lasciando la moglie Lucia e due figli adulti, Carlo e Anna. Il patrimonio comprende la casa di residenza (valore 300.000 euro), un conto corrente (50.000 euro) e un'auto (10.000 euro). Secondo la legge, Lucia riceve 1/3 dell'intero asse ereditario (120.000 euro), mentre Carlo e Anna si dividono i restanti 2/3 in parti uguali (120.000 euro ciascuno). Lucia, in aggiunta, ha il diritto di abitare nella casa familiare per tutta la vita, anche se la casa è formalmente in comproprietà con i figli. Questo diritto di abitazione viene imputato alla sua quota di legittima, ma nella pratica può rendere difficile la vendita dell'immobile finché Lucia è in vita.

Caso 2: famiglia allargata con figli di primo letto. Roberto muore senza testamento. Era sposato in seconde nozze con Federica e aveva due figli dal primo matrimonio, Luca e Sara, e un figlio dalla seconda unione, Marco. Tutti e tre i figli ereditano in parti uguali la quota loro spettante (2/3 dell'asse divisi in tre, pari a circa 22% ciascuno), mentre Federica riceve 1/3. In questa situazione, i figli del primo matrimonio hanno esattamente gli stessi diritti del figlio nato dalla seconda unione: la legge non fa distinzioni. Tuttavia, in assenza di accordo sulla gestione dei beni in comproprietà, gli eredi possono trovarsi in situazioni di conflitto che richiedono l'intervento del tribunale per procedere alla divisione giudiziale.

Caso 3: giovane senza figli né coniuge. Giulia, 32 anni, muore improvvisamente senza testamento. Era single, senza figli. I suoi genitori sono entrambi vivi. Secondo l'art. 568 c.c., in assenza di coniuge e figli, l'intero patrimonio di Giulia va ai genitori in parti uguali. Se uno dei genitori fosse già deceduto, l'intero patrimonio andrebbe al genitore superstite. Nel caso in cui Giulia avesse avuto anche dei fratelli, questi non avrebbero diritto ad alcuna quota se entrambi i genitori sono ancora in vita: i genitori escludono completamente i fratelli nella successione legittima, salvo il caso in cui i genitori rinuncino o siano assenti.

Questi esempi mostrano come la successione legittima possa produrre risultati molto diversi da quelli che il defunto avrebbe desiderato — soprattutto nei casi di famiglie allargate, convivenze o situazioni patrimoniali complesse. La pianificazione successoria anticipata, anche attraverso strumenti semplici come il testamento olografo (scritto di pugno, datato e firmato dal testatore, senza bisogno di notaio), è lo strumento più efficace per garantire che il proprio patrimonio venga distribuito secondo la propria reale volontà, nel rispetto dei diritti inderogabili dei legittimari.

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Chi eredita se non c'è testamento e il defunto era sposato e aveva due figli?
In questo caso il coniuge riceve 1/3 del patrimonio e i due figli si dividono i restanti 2/3 in parti uguali, ricevendo quindi 1/3 ciascuno. Oltre alla quota patrimoniale, il coniuge ha anche il diritto reale di abitazione sulla casa familiare.
I figli illegittimi o naturali ereditano come i figli legittimi?
Sì. Dal 2013 la legge italiana ha eliminato qualsiasi distinzione tra figli legittimi e figli naturali: tutti i figli, indipendentemente dal fatto che i genitori fossero sposati o meno, hanno gli stessi identici diritti ereditari.
Il convivente di fatto eredita senza testamento?
No. La successione legittima non riconosce alcun diritto ereditario al convivente non sposato, anche se la convivenza dura da decenni. L'unica protezione è il diritto temporaneo di abitare nella casa comune. Per tutelare il partner è necessario fare testamento.
Cosa succede se un figlio muore prima del genitore?
Se un figlio è già morto, i suoi figli (nipoti del defunto) subentrano nella sua quota per diritto di rappresentazione, ricevendo in parti uguali la quota che sarebbe spettata al genitore premorto.
Il coniuge separato eredita?
Il coniuge separato conserva i diritti successori, a meno che la separazione sia stata pronunciata con addebito a suo carico. In quel caso perde i diritti di successione legittima. Il coniuge divorziato invece non eredita.
Entro quando devono accettare o rinunciare all'eredità gli eredi legittimi?
Gli eredi hanno in linea generale 10 anni per accettare l'eredità, ma il termine può essere abbreviato a 3 mesi se qualcuno chiede al giudice di fissare un termine per la dichiarazione. Il creditore o chiunque abbia interesse può sollecitare l'erede a dichiarare se accetta o rinuncia.
Cosa succede se nessun parente vuole o può accettare l'eredità?
Se non ci sono eredi entro il sesto grado o tutti rinunciano, l'eredità si devolve allo Stato. Lo Stato non può rinunciare e acquista i beni automaticamente, rispondendo dei debiti ereditari nei limiti del valore dei beni acquistati.
La successione legittima vale anche per i debiti?
Sì. Gli eredi che accettano l'eredità rispondono dei debiti del defunto in proporzione alle loro quote. Per proteggersi dai debiti si può accettare con beneficio di inventario: in questo modo si risponde dei debiti solo con i beni ereditati, non con il proprio patrimonio personale.

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