Eredità e conto corrente: come accedere ai risparmi del defunto
Cosa succede al conto corrente dopo la morte del titolare: diritti degli eredi, procedura per lo svincolo dei risparmi e documenti da presentare in banca
Ultimo aggiornamento: 5/24/2026Tra le prime preoccupazioni pratiche che gli eredi affrontano dopo la morte di un familiare c'è spesso quella legata ai conti correnti e ai risparmi bancari. Cosa succede ai soldi in banca quando il titolare muore? Gli eredi possono accedervi immediatamente? La risposta è no: la morte del titolare blocca automaticamente l'operatività del conto e gli eredi devono seguire una procedura precisa per accedere al denaro depositato.
Molte famiglie si trovano in difficoltà in questo frangente, soprattutto quando c'è urgenza di disporre dei fondi per far fronte alle spese funebri o alle spese correnti della famiglia. Conoscere le regole che disciplinano l'accesso ai conti bancari del defunto consente di agire in modo corretto, evitando ritardi, errori procedurali o, peggio, comportamenti che potrebbero essere contestati dagli altri eredi.
In questa guida spieghiamo tutto quello che c'è da sapere sul conto corrente del defunto: cosa succede al momento della morte, quali documenti servono, come funziona la procedura di svincolo, cosa prevede la legge in caso di conto cointestato e quali sono le tutele fiscali applicabili.
Cosa succede al conto corrente quando il titolare muore
Al momento della morte del titolare, la banca — appena viene a conoscenza del decesso — blocca il conto corrente e sospende tutte le operazioni in entrata e in uscita. Questo blocco riguarda anche eventuali deleghe precedentemente concesse a terzi: la procura bancaria si estingue automaticamente con la morte del mandante, quindi anche il soggetto delegato non può più operare sul conto.
Il saldo del conto al momento della morte entra a far parte dell'asse ereditario: diventa un bene dell'eredità, che dovrà essere distribuito agli eredi secondo le regole della successione (testamentaria o legittima). Fino al completamento della procedura successoria, il denaro rimane "congelato" nel conto del defunto.
I movimenti sospetti prima della morte
Un aspetto spesso trascurato riguarda i prelievi effettuati da familiari o terzi nei giorni o nelle settimane precedenti la morte, quando il titolare era in condizioni di salute precarie. Questi movimenti possono essere contestati dagli altri eredi come operazioni non autorizzate o frutto di costrizione. Le banche conservano l'estratto conto e gli altri eredi hanno diritto di richiederlo dopo la morte. In caso di irregolarità, è possibile agire in sede civile per il recupero delle somme. La consulenza di un avvocato civile è essenziale in questi casi.
I documenti necessari per sbloccare il conto
Per ottenere dalla banca lo svincolo del saldo del conto corrente del defunto, gli eredi devono presentare una serie di documenti che attestano la loro qualità di eredi e la composizione dell'eredità. I documenti generalmente richiesti sono:
- Certificato di morte originale o autentico
- Dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà che attesta la qualità di erede (può essere redatta davanti al funzionario della banca, al comune o a un notaio)
- Copia del testamento con verbale di pubblicazione notarile (se esiste)
- Dichiarazione di successione presentata all'Agenzia delle Entrate (con ricevuta di presentazione)
- Documento d'identità e codice fiscale di tutti gli eredi
- IBAN del conto su cui versare le somme (nel caso di più eredi, le quote andranno accreditate separatamente)
Ogni banca ha le proprie procedure interne e può richiedere documentazione aggiuntiva. Alcune banche richiedono che tutti gli eredi si presentino fisicamente allo sportello; altre accettano documentazione inviata per posta certificata o tramite notaio. I tempi di lavorazione variano da istituto a istituto e possono richiedere da poche settimane a diversi mesi.
La dichiarazione di successione e il conto corrente
La banca non può svincolare il saldo del conto del defunto senza che sia stata presentata la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate, quando questa è obbligatoria. La dichiarazione è obbligatoria quando il valore complessivo dell'eredità supera 100.000 euro o quando l'asse ereditario include beni immobili. Se il patrimonio del defunto era composto solo dal conto corrente con un saldo inferiore a 100.000 euro, la dichiarazione di successione potrebbe non essere obbligatoria, ma la banca richiederà comunque la documentazione che prova la qualità di erede.
La dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla morte. Le banche sono tenute a comunicare all'Agenzia delle Entrate il saldo dei conti del defunto al momento della morte, e questo dato viene incrociato con la dichiarazione di successione presentata dagli eredi. È importante che il saldo indicato nella dichiarazione corrisponda a quello effettivo per evitare sanzioni.
I conti cointestati: regole speciali per i cointestatari
Il caso del conto corrente cointestato è diverso e merita un'attenzione specifica. In Italia esistono due tipi di cointestazione: a firma congiunta (entrambi i cointestatari devono firmare per ogni operazione) e a firma disgiunta (ciascun cointestatario può operare autonomamente).
| Tipo di cointestazione | Cosa succede alla morte di un cointestatario | Diritto del cointestatario superstite |
|---|---|---|
| A firma disgiunta | Il conto viene parzialmente bloccato: la quota del defunto entra nell'asse ereditario | Accesso alla propria quota (50% se 2 cointestatari), non all'intera somma |
| A firma congiunta | Il conto viene completamente bloccato fino alla conclusione della successione | Nessuna operazione autonoma; occorre attendere il completamento della successione |
La quota del defunto nel conto cointestato (presunta uguale tra i cointestatari, quindi il 50% in caso di due titolari) entra nell'asse ereditario e dovrà essere ripartita tra gli eredi del defunto. Il cointestatario superstite — anche se è il coniuge — non ha automaticamente diritto all'intera somma del conto cointestato: la sua quota era già sua, ma quella del coniuge defunto va distribuita tra gli eredi secondo le regole della successione.
La presunzione di parità delle quote
La legge presume che ciascun cointestatario sia titolare di una quota uguale del saldo, salvo prova contraria. Se il saldo del conto cointestato era stato alimentato esclusivamente da uno dei cointestatari, è possibile dimostrare che la quota effettiva di proprietà del denaro era diversa da quella presunta. Questa prova è spesso difficile da fornire in assenza di documentazione dettagliata degli accrediti.
Il libretto bancario e i titoli del defunto
Le stesse regole applicabili al conto corrente si estendono ai libretti di risparmio nominativi, ai depositi titoli (azioni, obbligazioni, fondi di investimento) e ad altri strumenti finanziari intestati al defunto. Tutti questi beni entrano nell'asse ereditario e devono essere dichiarati nella dichiarazione di successione. La procedura di svincolo è analoga a quella del conto corrente, ma può essere più complessa per i depositi titoli, che richiedono la liquidazione o il trasferimento degli strumenti finanziari agli eredi.
Per le cassette di sicurezza intestate al defunto, la banca permetterà l'apertura solo in presenza di tutti gli eredi o con l'autorizzazione di tutti, e il contenuto dovrà essere inventariato e dichiarato nella successione.
Spese funebri: accesso ai fondi prima della successione
Un problema pratico molto comune è la necessità di affrontare le spese funebri immediatamente, quando i conti del defunto sono ancora bloccati. La legge italiana prevede una soluzione parziale: le banche possono — su richiesta degli eredi e in presenza di documentazione adeguata — consentire un prelievo anticipato per coprire le spese funebri documentate, anche prima del completamento della procedura successoria.
Non tutte le banche offrono questa possibilità o la gestiscono nello stesso modo. Alcune la concedono solo agli eredi diretti (coniuge e figli) e fino a un importo massimo. In ogni caso, la somma prelevata verrà poi conteggiata nella distribuzione finale del saldo tra gli eredi.
Aspetti fiscali: il saldo del conto nella dichiarazione di successione
Il saldo del conto corrente del defunto al momento della morte è soggetto all'imposta di successione se il valore complessivo dell'eredità supera le franchigie previste. Come abbiamo visto, la franchigia è di 1 milione di euro per ciascun erede che sia coniuge o figlio, e il saldo bancario si somma agli altri beni per determinare se la franchigia viene superata.
A differenza degli immobili, per i quali si usa il valore catastale rivalutato (solitamente inferiore al mercato), il denaro in conto corrente viene valutato al suo valore nominale: 100.000 euro sul conto valgono 100.000 euro ai fini dell'imposta di successione. Non ci sono riduzioni o rivalutazioni per i saldi bancari.
Nei casi in cui l'eredità è composta principalmente da liquidità bancaria e il valore supera le franchigie, la pianificazione fiscale preventiva — eventualmente attraverso donazioni in vita o polizze assicurative — può ridurre significativamente il carico fiscale sulla successione. Per una valutazione personalizzata, il supporto di un avvocato specializzato in diritto delle successioni è fortemente raccomandato.
Cosa fare se la banca non collabora o ci sono contestazioni tra eredi
Purtroppo, non è raro che la procedura di svincolo dei conti del defunto si complichi per vari motivi: la banca richiede documentazione aggiuntiva, uno degli eredi non collabora o contesta la ripartizione, oppure emergono dubbi sulla provenienza delle somme o sui prelievi effettuati prima della morte. In questi casi la strada del ricorso giudiziale può essere inevitabile.
Gli eredi che si trovano in questa situazione hanno a disposizione diversi strumenti: la mediazione civile obbligatoria (per molte materie successorie è un passaggio preliminare al giudizio), il ricorso al giudice per l'adozione di provvedimenti urgenti di conservazione del patrimonio, e infine il giudizio ordinario per la divisione dell'eredità e la ripartizione dei saldi bancari.
In tutte queste ipotesi, agire assistiti da un professionista competente non è solo consigliabile ma spesso decisivo per il buon esito della vicenda. Un avvocato civile specializzato in diritto successorio può guidare gli eredi attraverso la procedura, negoziare con la banca e, se necessario, tutelare i loro diritti in sede giudiziale.
Tempi e costi della procedura di svincolo: cosa aspettarsi
Una delle domande più frequenti che gli eredi si pongono riguarda i tempi necessari per ottenere lo sblocco del conto corrente del defunto. La risposta dipende da diversi fattori: la complessità della successione, la collaborazione di tutti gli eredi, la rapidità con cui si riesce a raccogliere la documentazione e i tempi interni dell'istituto bancario. In media, nelle successioni senza complicazioni, i tempi vanno da un minimo di due-tre mesi a un massimo di sei-otto mesi. In presenza di contestazioni tra eredi o di patrimoni complessi, la procedura può prolungarsi anche oltre l'anno.
Sul fronte dei costi, gli eredi devono mettere in conto alcune voci ricorrenti. La dichiarazione di successione, se presentata tramite un commercialista o un notaio, ha un costo variabile in base alla complessità del patrimonio: si va da alcune centinaia di euro per successioni semplici a diverse migliaia per patrimoni articolati con immobili in più province. L'imposta ipotecaria e catastale si applica agli immobili, mentre per i soli saldi bancari l'onere fiscale si limita all'imposta di successione eventualmente dovuta. Va considerato inoltre il costo notarile qualora si scelga di formalizzare l'accettazione dell'eredità con beneficio di inventario: una scelta prudente quando si sospetta che il defunto avesse debiti.
L'accettazione con beneficio di inventario, disciplinata dagli articoli 484 e seguenti del Codice Civile, consente agli eredi di limitare la propria responsabilità per i debiti del defunto al valore dei beni ereditati. La dichiarazione deve essere resa davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale, e l'inventario dei beni deve essere completato entro tre mesi dalla dichiarazione. Questa opzione è particolarmente consigliata quando il patrimonio del defunto comprende attività imprenditoriali, debiti fiscali o garanzie prestate a terzi che potrebbero emergere solo in seguito.
Errori comuni da evitare nella gestione del conto del defunto
L'esperienza pratica rivela che molte famiglie commettono errori che, pur comprensibili sul piano umano, possono creare serie complicazioni legali e fiscali. Il primo errore è quello di continuare a utilizzare il conto del defunto dopo la morte, ad esempio prelevando denaro con la carta bancomat del familiare scomparso prima che la banca venga informata del decesso. Questo comportamento configura un indebito utilizzo di strumenti di pagamento altrui e, oltre a essere perseguibile penalmente ai sensi dell'articolo 493-ter del Codice Penale, espone chi lo compie ad azioni di ripetizione dell'indebito da parte degli altri eredi.
Un secondo errore frequente consiste nel non comunicare tempestivamente alla banca il decesso del titolare, con l'obiettivo di mantenere operativo il conto il più a lungo possibile. Questa scelta si rivela quasi sempre controproducente: quando la banca scopre la situazione — ad esempio attraverso la comunicazione dell'Agenzia delle Entrate o di un altro erede — può richiedere la restituzione di tutte le somme transitate dopo la morte, con potenziali contestazioni e aggravi burocratici. La comunicazione tempestiva del decesso è sempre la scelta più prudente.
Un terzo errore riguarda la rinuncia all'eredità senza una preventiva verifica della situazione patrimoniale complessiva del defunto. Se il defunto aveva saldi bancari rilevanti ma anche debiti nascosti — con l'Erario, con istituti finanziari o con privati — la rinuncia all'eredità da parte di un erede fa sì che la sua quota si accrescia automaticamente agli altri eredi o, in mancanza, allo Stato. Prima di rinunciare, è fondamentale ottenere un quadro completo del passivo ereditario, anche attraverso una visura delle Centrali Rischi e una verifica delle posizioni fiscali pendenti.
Polizze vita e prodotti assicurativi: cosa esula dall'asse ereditario
Un elemento spesso ignorato dagli eredi è che le somme derivanti da polizze vita non entrano nell'asse ereditario e non sono soggette all'imposta di successione. Ai sensi dell'articolo 1920 del Codice Civile, il capitale assicurativo viene corrisposto direttamente al beneficiario designato dal contraente, indipendentemente dalle regole della successione. Questo significa che, anche se il defunto aveva un conto corrente bloccato in attesa della successione, i beneficiari di una polizza vita possono ricevere il capitale in tempi molto più rapidi, presentando all'assicurazione il certificato di morte e il proprio documento di identità.
Va però prestata attenzione a un'eccezione importante: se i beneficiari della polizza vita coincidono con gli eredi e le somme assicurate risultano sproporzionate rispetto al patrimonio complessivo del defunto, gli altri eredi potrebbero contestare che la designazione a beneficiario abbia leso le quote di legittima. La giurisprudenza su questo punto è articolata: in linea di principio il capitale assicurativo è escluso dalla successione, ma in casi estremi e con patrimoni molto squilibrati i legittimari pretermessi hanno talvolta ottenuto tutela in sede giudiziale.
Analoga esclusione dall'asse ereditario vale per i fondi pensione complementare con designazione nominativa del beneficiario, per le rendite vitalizie in corso di erogazione e per alcune tipologie di prodotti assicurativi a contenuto finanziario (cosiddette polizze unit-linked) quando il beneficiario è stato espressamente designato. Prima di procedere alla dichiarazione di successione è quindi opportuno verificare se il defunto aveva sottoscritto polizze assicurative o aderito a fondi pensione, e identificare i relativi beneficiari designati, poiché queste somme non devono essere incluse nel calcolo dell'asse ereditario.
Il quadro normativo di riferimento: le norme chiave da conoscere
Per orientarsi correttamente nella materia, è utile conoscere i principali riferimenti normativi che regolano l'accesso ai conti correnti del defunto e la successione in generale. Il Codice Civile dedica al diritto successorio il Libro II (articoli 456–809), che disciplina l'apertura della successione, la delazione ereditaria, l'accettazione e la rinuncia all'eredità, le successioni legittime e testamentarie e la divisione ereditaria. In particolare, l'articolo 456 c.c. stabilisce che la successione si apre al momento della morte nel luogo dell'ultimo domicilio del defunto, mentre l'articolo 459 c.c. prevede che i diritti di accettazione o rinuncia spettano ai chiamati all'eredità.
Sul piano fiscale, il riferimento principale è il Decreto Legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni), che disciplina le aliquote, le franchigie e le modalità di dichiarazione. Le aliquote vigenti sono: 4% per coniuge e figli (con franchigia di 1 milione di euro per ciascuno), 6% per fratelli e sorelle (con franchigia di 100.000 euro), 6% per altri parenti fino al quarto grado senza franchigia, 8% per tutti gli altri soggetti senza franchigia. Le persone con handicap grave riconosciuto ai sensi della Legge 104/1992 beneficiano di una franchigia di 1,5 milioni di euro indipendentemente dal grado di parentela.
Sul piano bancario, le istruzioni operative che regolano il comportamento degli istituti di credito alla morte del correntista trovano fondamento nelle Disposizioni di Vigilanza di Banca d'Italia e nei contratti di conto corrente, che generalmente prevedono clausole specifiche sulla comunicazione del decesso e sul blocco del conto. Il D.Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio impone alle banche obblighi di segnalazione e conservazione della documentazione che rendono tracciabile ogni operazione, incluse quelle precedenti alla morte del titolare — il che spiega perché i movimenti sospetti pre-morte siano facilmente verificabili da parte degli eredi che ne facciano richiesta.
Infine, per i casi in cui emergano contestazioni tra eredi sulla titolarità delle somme o sulla validità dei prelievi ante-morte, il riferimento normativo è costituito dagli articoli 2033 e seguenti del Codice Civile in materia di ripetizione dell'indebito, nonché dagli articoli 713 e seguenti in materia di divisione ereditaria. La mediazione obbligatoria, prevista dall'articolo 5 del D.Lgs. 28/2010, si applica alle controversie in materia di successioni ereditarie come condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria, il che significa che prima di adire il Tribunale gli eredi in conflitto devono obbligatoriamente tentare una mediazione davanti a un organismo accreditato.
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