Violenza domestica. Come difendersi?

// Diritto Penale  

Capita sempre più di frequente, di accendere la televisione e sentire il giornalista raccontare casi di violenza domestica, che avviene appunto all’interno dell’ambiente domestico.

1. Le vittime della violenza domestica

Il fenomeno, oramai abbastanza diffuso, riguarda i soggetti deboli del nucleo familiare quali le donne e i bambini, bersagli prediletti di carnefici senza cuore: secondo i dati Istat, sono circa 2 milioni le donne che hanno subito violenza domestica.

Le vittime non riescono a reagire perché hanno paura del loro aguzzino, provano vergogna nel denunciare il fatto. Altre volte perdonano l’abuso perché sono convinte sia dovuto ad una patologia o all’assunzione cronica di alcool o stupefacenti. Questi sentimenti di paura, vergogna, giustificazione sono l’effetto della violenza perpetrata dall’abusante. La vittima, infatti, si sente in una posizione di inferiorità, di dipendenza che la porta a sopportare questi eventi orribili e a giustificarli.

In realtà, non ci si deve mai sentire inferiori e dipendenti dal proprio partner e bisogna immediatamente reagire a qualsiasi tipo di abuso, sia esso una parola offensiva o un gesto.

A nulla, infatti, serve starsene inermi e zitte in quanto così facendo l’uomo replicherà altre mille volte questo suo atteggiamento deplorevole, espressione del suo sentimento di potere, finché non arriverà a compiere l’atto peggiore, ossia il femminicidio.

Lanciamo, dunque, un monito a tutte le donne: denunciate e rivolgetevi alle forze dell’ordine e a legali, avvocati penalisti, i quali non solo vi consiglieranno la strada legale da adottare ma vi supporteranno nella vostra battaglia.

Vediamo ora in cosa consiste la violenza domestica e come è punita dal nostro ordinamento.

2. Maltrattamenti in famiglia

La violenza domestica è solamente una delle forme in cui si estrinseca la cosiddetta violenza di genere, intesa come qualsiasi atto di violenza fondato sul genere che cagioni nella vittima una sofferenza psicologica, fisica o sessuale. Sono esempi di violenza sulle donne: le molestie, gli atti persecutori di stalking, lo stupro, i maltrattamenti in famiglia, il femminicidio.

I maltrattamenti in famiglia – e questa è la fattispecie in cui sono di solito ricondotti i casi di violenza domestica – sono puniti dall’art. 572 c.p. con la reclusione da 2 a 6 anni. Vi sono poi degli aumenti di pena se dal fatto derivino alla vittima, come spesso accade, lesioni o morte:

  • lesione personale grave: la reclusione sarà da 4 a 9 anni;
  • lesione gravissima: la reclusione sarà da 7 a 15 anni;
  • morte: la reclusione sarà 12 a 24 anni.

La condotta penalmente rilevante si concretizza tutte le volte in cui un soggetto maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte.

Affinché si possa parlare di maltrattamenti in famiglia, non basta un singolo episodio violento, il quale andrà a configurarsi come violenza privata, ma è necessario che la violenza sia abituale. In altri termini, si richiede che il soggetto agente compia più atti che siano lesivi dell’integrità, libertà, decoro e dignità della vittima. Al fine di comprendere meglio questo requisito dell’abitualità richiesto dalla norma, facciamo un esempio.

Se un uomo rivolge un’offesa grave alla propria moglie o convivente oppure le dà uno schiaffo, quest’episodio potrà integrare un’ipotesi di violenza privata, essendosi verificato una sola volta. Qualora, invece, l’uomo rivolge più spesso offese alla donna o le dà schiaffi ripetutamente, allora si potrà parlare di maltrattamenti in famiglia.

Ciò che conta è la continua e sistematica prevaricazione che determina nella vittima gravi sofferenze fisiche e/o psichiche. Si deve dimostrare – e questo è il compito dell’avvocato penalista – che tutti i singoli eventi di violenza (le offese, le minacce, gli schiaffi, le spinte e altro) siano tutti collegati tra loro da un unico disegno criminoso ovvero quello di sopraffare e opprimere sempre più la donna.

Il delitto si intende consumato quando viene compiuto più di un atto di violenza domestica e perdura fintantoché la violenza non cessi; nella realtà, la violenza cessa solamente quando la vittima trova il coraggio di allontanarsi e denunciare il suo aguzzino.

Se, invece, questi episodi dovessero verificarsi al di fuori delle mura domestiche perché, ad esempio, la donna si è allontanata e ha trovato rifugio altrove, allora l’abusante non andrà esente da pene andando incontro verosimilmente ad una condanna per il non meno grave reato di stalking.

D’altronde, ogni atto di violenza sulle donne deve essere severamente punito.

Fonti normative

Codice penale: art. 572 c.p.

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