Il processo penale

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Quali sono le fasi di un processo penale e come si svolgono. Scopriamolo insieme.

Il processo penale ordinario – a differenza dei procedimenti speciali (ad es. giudizio abbreviato o patteggiamento), i quali non percorrono tutte le fasi del processo ordinario – si svolge necessariamente in tre fasi:

- Indagini preliminari;

- Udienza preliminare;

- Dibattimento.

Giova quindi capire innanzi tutto come viene attivato tale procedimento e come sono strutturate le singole fasi di cui esso si compone.

1. Il punto di partenza del procedimento penale: il Registro delle Notizie di Reato

Si può dire che l’inizio del procedimento penale sia segnato dall’iscrizione della notizia di reato nel relativo registro, detto appunto registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p), spesso chiamato, in senso atecnico, “registro degli indagati”, soprattutto da parte del mondo giornalistico.

Esso si trova presso le procure della Repubblica ed è distinto in differenti modelli, a seconda delle notizie di reato negli stessi iscritte:

- il modello 44, il quale costituisce il registro delle notizie di reato a carico di persone ignote, ossia per le quali, al momento della relativa iscrizione nel registro non è possibile individuare il nome del presunto autore del reato;

- il modello 21, ossia il registro delle notizie di reato a carico delle persone note, ove al contrario sia possibile individuare il nome del presunto autore del reato;

- il modello 21-bis, per i reati attribuiti alla competenza del giudice di pace;

- il modello 45, il quale rappresenta il registro degli atti non costituenti notizia di reato, ossia di quegli atti per i quali non è ancora certo che sia stato varcato il limite del diritto penale, quindi quegli atti non ancora definibili propriamente come reati;

- il modello 46, che invece contiene le notizie anonime, vale a dire quelle che non possono essere utilizzate nel procedimento penale (art. 333, co. 3 c.p.p.).

Ecco cosa succede quindi:

- il pubblico ministero e la polizia giudiziaria vengono a conoscenza di una notizia di reato di propria iniziativa oppure ricevono la notizia di reato da altri soggetti;

- tale notizia di reato deve essere immediatamente – così recita testualmente il nostro codice di procedura penale – iscritta nel registro delle notizie di reato da parte del pubblico ministero;

- dopo l’iscrizione della notizia di reato, il procedimento penale può iniziare d’ufficio, ossia senza alcuna manifestazione di volontà ad esempio da parte della vittima, oppure in seguito alla presentazione di una denuncia o querela da parte della persona offesa dal reato. Ciò dipende dal tipo di reato, in quanto alcuni reati sono perseguibili d’ufficio, mentre per altri il processo penale può essere attivato solo in seguito a querela della persona offesa.

2. La prima fase del processo penale: Le Indagini Preliminari

Una volta che la notizia di reato sia riferibile ad almeno una persona, il pubblico ministero può svolgere le indagini preliminari, rispetto alle quali il legislatore indica un termine di durata massima (art. 407 c.p.p.), la quale è generalmente di diciotto mesi, anche se per determinati tipi di reati, espressamente indicati dal codice di procedura penale, può aversi un termine di durata maggiore.

Si tratta di una fase necessaria del processo penale, tanto che anche nei procedimenti speciali essa è comunque presente, mentre le altre due fasi, di cui si tratterà a breve, possono essere alternativamente evitate a seconda del procedimento speciale a cui si fa riferimento. Ciò in quanto in questa fase il pubblico ministero e la polizia giudiziaria svolgono tutte le indagini necessarie all’esercizio dell’azione penale, vigendo nel nostro ordinamento il principio di obbligatorietà dell’azione penale: ciò significa che il pubblico ministero deve valutare la fondatezza di tutte le notizie di reato di cui venga a conoscenza, compiendo a tal fine le necessarie indagini nel corso di questa fase del processo penale.

Le indagini preliminari possono concludersi alternativamente con la richiesta di archiviazione oppure con il rinvio a giudizio:

- il pubblico ministero può quindi presentare al giudice una richiesta di archiviazione laddove ritenga che la notizia di reato sia infondata. L’avviso della richiesta è notificato anche alla persona offesa la quale abbia fatto specifica richiesta di voler essere informata in merito all’archiviazione al momento della presentazione della notizia di reato; nell’avviso il pubblico ministero precisa inoltre che entro dieci giorni la persona offesa può presentare un’opposizione alla richiesta di archiviazione. Se non vi è tale opposizione, il giudice decide poi sulla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero, potendola accogliere o respingere: in caso di accoglimento il processo penale si arresta a questa fase e non prosegue, mentre nel caso in cui tale richiesta sia respinta il processo penale può proseguire con le altre fasi. Nel caso in cui invece sia stata presentata la relativa opposizione da parte della persona offesa – con cui sostanzialmente la persona offesa chiede la prosecuzione delle indagini preliminari – se il giudice respinge tale opposizione, anche in questo caso il processo si arresta, mentre se la accoglie il processo può proseguire;

- se il pubblico ministero presenta invece una richiesta di rinvio a giudizio, ciò denota la fondatezza della notizia di reato e la volontà del pubblico ministero di andare avanti con il processo. Tale richiesta è quindi depositata nella cancelleria del giudice competente, il quale fissa a questo punto giorno, ora e luogo dell’udienza preliminare, iniziando dunque in questo momento la seconda fase del processo penale.

3. Le ultime due fasi del processo penale: Udienza Preliminare e Dibattimento.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, si passa quindi alla seconda fase del processo penale, rappresentata dall’udienza preliminare (artt. 416-433 c.p.p.).

Tale udienza si svolge in camera di consiglio, dunque il pubblico non può assistervi, alla presenza necessaria del pubblico ministero e del difensore dell’imputato: ciò significa che la persona offesa e l’imputato (personalmente) possono partecipare, ma la loro presenza non è obbligatoria.

In questa fase il giudice dell’udienza preliminare (G.U.P.) esamina la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero al fine di decidere se accoglierla o meno. Si tratta dunque di un’udienza che offre all’imputato notevoli garanzie, in quanto il G.U.P., oltre ad esaminare il fascicolo delle indagini preliminari, ascolterà le “ragioni” del pubblico ministero (accusa) e del difensore dell’imputato (difesa), pronunciandosi infine in merito alla fondatezza dell’imputazione formulata dal pubblico ministero. In questa fase, quindi, il G.U.P. non decide in merito alla colpevolezza dell’imputato, ossia non procede alla sua condanna, ma semplicemente verifica che la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero sia fondata, poiché, per dichiarare la colpevolezza dell’imputato, è necessario lo svolgimento dell’ultima fase del processo penale, rappresentata dal dibattimento.

L’udienza preliminare può concludersi alternativamente con:

- una sentenza di non luogo a procedere, laddove ritenga, per le ragioni elencate dal legislatore (art. 425 c.p.p.), di non accogliere la richiesta di rinvio a giudizio, ponendo così fine al processo;

- oppure con un decreto che dispone il giudizio, in cui il G.U.P. indica giorno, ora e luogo della comparizione dell’imputato.

Si apre a questo punto l’ultima fase del processo penale, ossia il dibattimento.

A differenza dell’udienza preliminare, il dibattimento non si svolge in camera di consiglio, ma si tratta di udienze pubbliche, anche se in alcuni casi il giudice può decidere che tale fase si svolga a porte chiuse (art. 472 c.p.p.). Vige in ogni caso il principio di concentrazione, il quale impone che il dibattimento si svolga in un’unica udienza o, laddove ciò non sia possibile, in più udienze cronologicamente ravvicinate.

Si tratta di una fase centrale del processo penale, in quanto essa consente la raccolta e l’acquisizione delle prove, garantendo il contraddittorio tra le parti, ossia garantendo che accusa e difesa partecipino attivamente al processo, esponendo le proprie “ragioni” e confrontandosi.

Possiamo distinguere all’interno del dibattimento due fasi:

- l’istruttoria dibattimentale, che consente l’assunzione delle prove;

- la discussione finale, ove il pubblico ministero e il difensore delle parti private (parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e imputato) formulano le rispettive conclusioni.

Una volta terminata la discussione, il giudice dichiara chiuso il dibattimento ed emana la relativa sentenza, la quale potrà essere una sentenza di proscioglimento o di condanna.

Fonti normative

- 326 – 415-bis c.p.p. (indagini preliminari);

- 416 – 433 c.p.p. (udienza preliminare);

- 465 – 548 c.p.p. (dibattimento)

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