Sei stato vittima di una truffa? Ecco come difendersi

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È abbastanza frequente oramai leggere sui giornali la storia di anziani truffati dal finto operatore dell’Enel/Eni/Telecom o la celebre truffa degli invalidi all’INPS, ove tante persone si fingono cieche o sorde per ottenere la pensione di invalidità. O ancora i famosi “assenteisti” della pubblica amministrazione che timbrano il cartellino in entrata e poi escono dall’ufficio per sbrigare faccende personali. E da ultimo, non trascuriamo il fenomeno sempre più allarmante della truffa online. A ben vedere, la casistica è abbastanza ampia e variegata.

E allora come difendersi in seguito a una truffa?

La risposta è abbastanza semplice: basterà rivolgersi ad un legale, il quale ci consiglierà il percorso da intraprendere. Si dovrà, infatti, sporgere querela per la truffa subita innanzi alle autorità competenti (Carabinieri o Polizia) entro 90 giorni dal fatto e si potrà chiedere anche il risarcimento per i danni patiti in sede civile.

Vediamo ora quando si configura il reato di truffa e come difenderci dalla stessa.

1. Truffa

Il nostro codice penale punisce chiunque, mediante artifici e/o raggiri e inducendo gli altri in errore, si procuri un ingiusto profitto con conseguente danno altrui (art. 640 c.p.). Le pene previste per il delitto di truffa sono:

- La reclusione da sei mesi a tre anni

- La multa da € 51,00 a € 1032,00

Sono previste anche delle aggravanti, quali ad esempio l’aver commesso il fatto a danno dello Stato o incutere timore alla vittima per un pericolo imminente; in tali casi, la reclusione è da uno a cinque anni e la multa va da € 309,00 a € 1549,00.

Il truffatore è una sorta di mago che, usando la sua fantasia e il suo ingegno, riesce ad “ipnotizzare” la vittima facendola cadere nella sua trappola. La truffa rappresenta un’ipotesi delittuosa di “cooperazione con la vittima” perché il malfattore, instaurando un legame psicologico con la persona offesa, aggredisce il suo bene patrimoniale mettendo la vittima stessa in condizioni di auto-danneggiarsi.

Affinché si possa configurare il delitto di truffa, è necessario non solo la sussistenza del raggiro e/o dell’artificio ma anche il danno altrui e l’ingiusto profitto. In altri termini, il delitto si dice consumato quando si è realizzato il seguente iter:

- gli artifici e/o i raggiri del truffatore

- l’induzione in errore della vittima di truffa

- l’atto di diposizione patrimoniale della vittima di truffa

- il danno alla vittima di truffa e l’ingiusto profitto per il truffatore o un terzo

Ciò che conta, pertanto, è che la vittima abbia subito un danno patrimoniale a seguito dell’inganno perpetrato nei suoi confronti e che il truffatore si sia arricchito ingiustamente, cioè senza alcuna giustificazione legittima.

L’artificio consiste nel fare apparire come vera una situazione che non lo è (simulazione di circostanze inesistenti) o nel fare apparire come irreale una situazione che lo è (dissimulazione di circostanze esistenti): ad esempio, è artificio il finto cartellino Enel/Eni/Telecom tenuto al collo del truffatore.

Il raggiro si concreta nelle argomentazioni, discorsi, parole che incidono sulla psiche della vittima facendole credere un qualcosa di inesistente: ad esempio, è raggiro la chiamata fatta dal truffatore all’anziano facendogli credere che il nipote versi in serie difficoltà economiche e abbia bisogno di soldi.

Se l’artificio è più facile da dimostrare, altrettanto non può dirsi per il raggiro che incide su elementi psicologici e non reali. È molto più difficile, infatti, provare la potenzialità lesiva di un discorso che all’apparenza potrebbe sembrare legittimo. Ed è proprio per tale ragione che occorre rivolgersi ad un bravo avvocato, esperto in materia, al fine di ottenere la giusta tutela.

Gli artifici e/o i raggiri possono consistere anche nel silenzio, cioè il truffatore omette di riferire informazioni importanti all’ignara vittima in modo tale da indurla in errore. Il silenzio, tuttavia, rileva penalmente solamente nelle ipotesi in cui chi aveva l’obbligo giuridico di informare, non l’ha fatto.

Ne sono un esempio classico, gli intermediari finanziari che non riferiscono le informazioni o lo fanno solo in parte. Essi, infatti, hanno l’obbligo giuridico di comunicare tutte le informazioni utili ai clienti che si accingono ad investire i loro risparmi in operazioni finanziarie rischiose come gli investimenti in Borsa.

Non rilevano, in ogni caso, tutti gli artifici e/o raggiri: ad esempio, non sono penalmente rilevanti i raggiri grossolani. Pensiamo al caso dei maghi guaritori che inducono il malato ad abbandonare la medicina tradizionale per bere tisane o indossare braccialetti. In tali casi, ci troviamo di fronte ad una truffa facilmente sventabile giacché non si può assolutamente pensare di guarire bevendo una tisana.

L’induzione in errore consiste in una falsa, distorta rappresentazione della realtà che incide sul processo di formazione della volontà. La vittima di truffa, dunque, prende quella decisione perché indotta in errore, cioè crede che la realtà sia quella rappresentatale dal truffatore. Ne consegue che se avesse conosciuto la realtà non avrebbe certamente preso quella decisione o ne avrebbe preso una diversa. Basti pensare, ad esempio, a tutte le volte in cui firmiamo un contratto che ci viene rappresentato come vantaggioso e, invece, non lo è.

L’atto di disposizione patrimoniale comporta la cd. deminutio patrimonii, cioè un depauperamento del patrimonio della vittima e può riguardare sia un bene mobile sia un bene immobile. Pensiamo ad esempio ai soldi che l’ignara vecchietta consegna al truffatore per salvare il nipote.

Il truffatore, infine, deve aver conseguito un profitto ingiustamente, cioè senza una valida giustificazione, e la vittima di truffa deve aver subito un danno.

Esempio emblematico di truffa è il caso del finto venditore. Il truffatore, spacciandosi per un vero venditore, si presenta nelle case, soprattutto di anziani (che sono, purtroppo, le vittime di truffa predilette) facendo credere loro, mediante artifici e raggiri, che sia conveniente comprare quel bene (magari inesistente). Questi, indotti in errore, accettano e consegnano i soldi al venditore: ecco che in questo modo si realizzano l’ingiusto profitto per il finto venditore e il danno al patrimonio della vittima.

1.1 Truffa online

L’evoluzione dei rapporti economici e l’avanzare inarrestabile della tecnologia hanno determinato maggiori occasioni di captazione fraudolenta del patrimonio altrui. Ad oggi, infatti, sono più frequenti i casi di truffa online rispetto ai casi che si verificano nel mondo reale.

Anche nel caso di truffa online abbiamo una casistica piuttosto ampia: dal più banale raggiro perpetrato su un qualsiasi e-commerce (ad esempio, ebay) ai casi più complessi di phishing, ovvero casi in cui riceviamo email da parte di presunte banche o istituzioni governative che ci chiedono di inserire i nostri dati personali in un’apposita sezione.

È vero che è più facile, e in alcuni casi più economico, acquistare su internet, ma è anche vero, purtroppo, che spesso non sappiamo cosa acquistiamo e da chi acquistiamo.

E cosa succede se io ho acquistato un bene che non mi è mai arrivato?

Il legislatore ha previsto per i casi di compravendita al di fuori dei locali commerciali - tra i quali rientra l’acquisto fatto mediante e-commerce - che il venditore è tenuto a consegnare la merce entro e non oltre il termine di 30 giorni (o un diverso termine pattuito) che decorrono dal giorno di conclusione del contratto (art. 61 d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, meglio noto come “Codice del Consumo”). E nel caso in cui il bene non dovesse essere consegnato nel termine pattuito, si potrà inviare una lettera di diffida ad adempiere.

E se neanche tramite la lettera di diffida riusciamo a conseguire il bene, perché magari scopriamo che il venditore è un truffatore, allora sarà bene segnalare immediatamente l’accaduto alle autorità competenti sporgendo una querela.

La Polizia di Stato ha creato un apposito modulo online di denuncia per i reati telematici che può essere compilato in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. La vittima di truffa, pertanto, è agevolata potendo denunciare il fatto anche in piena notte. In un secondo momento, si dovrà recare nell’ufficio di polizia indicato, magari accompagnata da un legale, per convalidare quanto inserito online.

In ogni caso, è bene adottare alcune cautele quando si fanno acquisti su internet, come ad esempio:

- Essere muniti di un buon antivirus

- Accertarsi che il sito web sia ufficiale o certificato

- Leggere le recensioni di altri clienti

- Effettuare i pagamenti tramite Paypal o carte di credito ricaricabili

- Assicurare gli acquisti

Fonti normative

- Codice penale: art. 640 c.p.

- lgs. 6 settembre 2005, n. 206: Codice del consumo

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