In questo breve articolo analizzeremo quali sono i reati perseguibili a querela. Innanzitutto bisogna soffermarsi su cosa sia la querela: la querela è quell’atto con il quale la persona offesa rivolgendosi all’Autorità Giudiziaria, chiede espressamente la punizione del colpevole del reato.

reati perseguibili a querela

Questa attività differenzia la querela dalla denuncia, che anche se è rivolta all’Autorità Giudiziaria non contiene la richiesta punitiva. Pertanto, per alcuni reati per i quali è richiesta la querela, l’Autorità Giudiziaria potrà procedere, quindi avviare il procedimento penale, solo se la persona offesa ne richieda espressamente la punizione del reo.

1. Quali sono i reati perseguibili a querela?

  • Minaccia, art. 612 c.p.;
  • Percosse, art. 581 c.p.;
  • Lesione personale lieve, art. 582 c.p.
  • Molestia o disturbo alle persone, art. 660 c.p.;
  • Furto semplice, 624 c.p.

È opportuno segnalare che Il Decreto legislativo n° 36 del 2018 ha ampliato procedibilità a querela di parte ai reati contro la persona (eccetto il delitto di violenza privata) e contro il patrimonio, puniti con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore a quattro anni.

La riforma ha introdotto strumenti di conciliazione per i reati di minore gravità, a come l’estinzione del reato per condotte riparatorie, attinenti ai reati procedibili a querela rimettibile. Nei casi testé indicati la persona offesa potrà presentare atto di denuncia querela nel termine di tre mesi.

Ciò significa che se sono vittima di percosse devo rivolgermi all’Autorità e presentare la querela entro tre mesi dal fatto criminoso, corredando l’atto con eventuale documentazione istruttoria, quale referto del Pronto Soccorso, documentazione fotografica e indicazione di testimoni che in seguito verranno sentiti a sommarie informazioni (c.d. s.i.t.) dalla Polizia Giudiziaria.

Qualora invece la persona offesa sia incapace per età o per infermità o nelle circostanze aggravanti di cui all'art. 339 c.p., o, nell'ipotesi di reati contro il patrimonio, il danno arrecato alla vittima sia di rilevante gravità, il reato sarà comunque procedibile d’ufficio. Per alcuni reati il termine di presentazione della querela è ben più ampio di quello di tre mesi, previsto in via generale.

Per il reato di atti persecutori (stalking), art. 612 bis c.p., il termine di presentazione della querela è di sei mesi. Il reato è procedibile d’ufficio se sia commesso nei confronti di minore o nei confronti di persona incapace ed ovviamente nei casi in cui vi sia stato l’ammonimento da parte del Questore.

Il c.d. Codice Rosso (Legge n. 69 del 19 luglio 2019) ha ampliato ad un anno il termine di presentazione della querela per il reato di violenza sessuale, anche se vi sono dei casi per i quali è espressamente prevista la procedibilità d’ufficio, art. 609 bis c.p. (quando il reato è commesso mediante violenza o minaccia, mediante abuso di autorità o abusando delle condizioni in inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona).

2. Come funziona la remissione di querela?

La persona offesa può decidere di non voler procedere nei confronti dell’autore del reato. Nel caso in cui egli non abbia presentato ancora la querela, potrà rinunciarvi. La rinuncia deve consistere in atto attraverso il quale egli esprime la volontà di non voler più presentare la querela.

Nel caso in cui invece la querela sia stata già presentata, la persona offesa può decidere di ritirarla. In questo caso si ha una remissione di querela, attraverso la quale la persona offesa dichiara la propria volontà di non volere più perseguire penalmente l’autore del reato.

Ai sensi dell’art. 152 del codice penale la remissione di querela estingue il reato. La remissione, ai sensi dell’art. 152 c.p., può essere:

  • processuale, ossia presentata dinnanzi all’Autorità, affinché produca l’effetto dell’estinzione del reato essa deve essere accettata dal querelato personalmente o a mezzo di procuratore speciale (art. 340 c.p.p.)
  • extraprocessuale, in forma espressa o tacita, ossia quando il querelante compia atti incompatibili con la volontà di persistere nella querela. La remissione può intervenire solo prima della sentenza di condanna.

Va segnalato che remissione non può essere sottoposta né a termine, né a condizione. Nella remissione può essere fatta rinuncia al diritto alle restituzioni e al risarcimento del danno. Per completezza espositiva occorre evidenziare che la remissione di querela non è consentita per i reati in materia sessuale.

3. Quali sono le conseguenze di una querela?

Con la querela la persona offesa chiede alla Polizia Giudiziaria di procedere in relazione ai fatti ivi esposti, la querela costituisce una notizia di reato, cosicché da quel momento inizierà l’attività di indagine dell’Autorità.

Il querelato assumerà la veste di indagato e la Procura ne iscriverà il nominativo nel registro delle notizie di reato. Molto spesso il querelato non è a conoscenza di essere indagato perché le indagini sono coperte dal segreto istruttorio e quando queste giungono al compimento la Procura notifica l’avviso di conclusione delle indagini preliminari all’indagato (art. 415 bis c.p.p.). Spesso però il querelato può venire a conoscenza delle indagini a suo carico prima della notifica di questo atto, come in presenza di un atto garantito che richiede la presenza del difensore, quale l’avviso di garanzia (art. 369 c.p.p.) o il sequestro (art. 321 c.p.p).

Qualora il Pubblico Ministero ritenga di dover archiviare il reato e la persona offesa nella querela abbia chiesto espressamente di riceverne la comunicazione ai sensi dell’art. 408 c.p.p, la Procura della Repubblica notificherà alla persona offesa la richiesta di archiviazione, dalla ricezione della notifica di questo atto la stessa potrò proporre opposizione nel termine di venti giorni.

Nell’ipotesi in cui il Pubblico Ministero ritenga di avere sufficienti elementi a carico dell’indagato richiederà il rinvio a giudizio, da quel momento l’indagato assumerà la veste di imputato. A questo punto, se si tratta di reati per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio ex art. 550 c.p.p. la persona offesa potrà costituirsi parte civile alla prima udienza; allo stesso modo se si tratta di reati per i quali è prevista l’udienza preliminare, la persona offesa può costituirsi in questa fase parte civile nel processo penale, pena la decadenza.

Con la costituzione di parte civile la persona offesa è parte integrante del procedimento penale è potrà richiedere oltre alla condanna dell’imputato la richiesta risarcitoria per il danno subito dal reato.

Il giudice, in caso di condanna dell’imputato potrà comminare la pena previste per il reato per il quale si procede, la condanna al risarcimento del danno, la provvisionale e il pagamento delle spese processuali da rifondere in favore della parte civile.

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Avv. Simona De Mauri