Marito violento: come difendersi?

Quando si ha una persona violenta accanto a sé è bene rivolgersi alle autorità competenti e richiedere un ammonimento come misura preventiva, che mira a scoraggiare ogni forma di persecuzione che potrebbe sfociare in delitti ancora più gravi, come ad esempio lo stalking.

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1. Cosa si intende per marito violento?

Un Marito può commettere violenza fisica (commettendo il reato di maltrattamenti), sessualmente (imponendo rapporti sessuali commettendo così il reato di violenza sessuale) o psicologicamente (sfruttando a suo vantaggio la vulnerabilità della moglie). Non cambia nulla se i destinatari delle violenze descritte non è la moglie ma sono i figli. Purtroppo spesso i soggetti passivi sono sia il coniuge che la prole.

Quando il marito pone in essere le condotte appena descritte può astrattamente commettere più reati. Nella pratica però vi può essere assorbimento. In altri termini un reato è elemento necessario per commetterne altri. Ad esempio nel reato di maltrattamenti abbiamo tante percosse. Queste ultime teoricamente potrebbero essere punite singolarmente ma vanno raggruppate se si contesta il reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’articolo 572 del codice penale.

«il reato di maltrattamenti in famiglia configura una ipotesi di reato necessariamente abituale costituito da una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, i quali acquistano rilevanza penale per la loro reiterazione nel tempo, trattasi di fatti singolarmente lesivi dell'integrità fisica o psichica del soggetto passivo, i quali non sempre, singolarmente considerati, configurano ipotesi di reato, ma valutati nel loro complesso devono integrare, per la configurabilità dei maltrattamenti, una condotta di sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa» (Sez. III, 16 maggio 2007 n. 22850). In questo senso, anche se in un discorso più ampio, si è espressa la Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 5300/2015 confermando Cass. pen., Sez. VI, sent. 24 novembre 2011 (depositata. 20 giugno 2012), n. 24575.

2. Cosa può fare la moglie di un marito violento?

La prima cosa che la moglie di un uomo violento può fare è quello di denunciare le condotte magari portando prove come i lividi o i documenti sanitari o dei testimoni.

Dopo aver denunciato la moglie può allontanarsi da casa e rifugiarsi da amici o parenti. In molte province italiane vi sono immobili gestiti da associazioni che accolgono le donne (anche con prole) che ha subito comportamenti violenti da parte di mariti o conviventi o fidanzati. Questa condotta è stata accolta dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza civile numero 21086/2017 dell'11 settembre 2017.

Se la moglie non vuole lasciare l’immobile può chiedere al giudice (meglio quello penale ma si può fare anche al giudice civile) un provvedimento d’urgenza che disponga il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime della violenza dell’uomo.

3. Cosa rischia la moglie denunciante?

In caso positivo la donna ottiene il provvedimento che dia sicurezza a lei ed eventualmente alla prole. Purtroppo non è raro vedere Giudici sospettare che la denuncia della moglie sia strumentale ad un maggior riconoscimento economico in sede di separazione coniugale oppure di voler mascherare l’uso dei figli come arme contro il marito.

La conseguenza di ciò è il mancato ottenimento del provvedimento voluto e spesso necessario per la tutela dell’incolumità della donna e/o della di lei prole. Rarissimamente la donna denunziante viene poi rinviata a giudizio per calunnia.

Ultimamente invece si sta assistendo al rinvio a giudizio, quanto meno disciplinare ma anche penale, dei Pubblici Ministeri e/o Giudici che, a fronte di copiosa attività denunziante, sono stati inermi provocando la morte della donna (v. corte d’Appello di Messina sentenza del 14.6.2017 conf. Corte europea dei diritti dell’uomo sentenza Talpis).

Juri Armani

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