Qual è la pena prevista per la violenza domestica?

// Diritto Penale  

La violenza domestica non riceve autonoma configurazione all’interno del nostro codice penale, ma può essere sussunta all’interno di diverse fattispecie delittuose, a seconda delle caratteristiche assunte dalla condotta.

1. Nozioni generali

Generalmente, nei casi di violenza all’interno di una relazione, possono verificarsi i seguenti tipi di delitto:

- Maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.): il bene giuridico tutelato è la salvaguardia del legame giuridico intercorrente fra persone appartenenti alla medesima famiglia o ad un vincolo ad essa assimilabile. Trattasi di reato proprio, infatti, il soggetto del reato può essere soltanto chi sia legato alla vittima da una relazione familiare.

Secondo l’orientamento maggioritario, il dolo è generico e consiste nella consapevolezza e nella volontà di infliggere una serie di sofferenze alla vittima, mediante episodi di aggressione della sfera psicologica e fisica.

Il delitto è punibile con la reclusione da due a sei anni; se dal delitto deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

L’art. 572 c.p. assorbe i reati di ingiuria, percosse e minacce, analogamente alle lesioni lievi e lievissime qualora siano involontarie. Le lesioni concorrono con il delitto di maltrattamenti qualora siano volontariamente inferte.

- Percosse (art. 581 c.p.): il delitto punisce quei comportamenti quali il battere, il colpire o il picchiare, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi e con la multa fino a 309 euro.

- Lesione personale (art. 582 c.p.): è un reato di danno a forma libera che punisce la condotta commissiva od omissiva di chi cagiona una manomissione nell’altrui persona del corpo o della mente. Il codice delinea due fattispecie di lesioni, quelle lievi o semplici di cui al comma 1, caratterizzate da una malattia di durata compresa fra i 21 e 40 giorni, perseguibili d’ufficio, e quelle lievissime, di cui al comma 2, in cui la malattia dura al massimo 20 giorni, perseguibili a querela di parte.

L’art. 583 c.p. individua le circostanze aggravanti della fattispecie idonee a configurare lesioni gravi e gravissime.

- Violenza privata (art. 610 c.p.): con la violenza privata è punito chi con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa. L’oggetto giuridico tutelato dalla norma è rappresentato dalla libertà morale, ossia dalla facoltà di autodeterminazione dell’individuo. La violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e azione, potendo consistere anche in una violenza impropria che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressione sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione. Il delitto è punito con la reclusione fino a quattro anni, invece la pena è aumentata se concorrono le condizioni di cui all’art. 339 c.p.

- Minaccia (art. 612 c.p.): il reato punisce chi minaccia ad altri un danno ingiusto. E’ necessario che la condotta azionata sia idonea a determinare la coazione del soggetto. E’ perseguibile a querela di parte, salvo che la minaccia sia grave o fatta in uno dei modi indicati nell’art. 339 c.p., in tal caso è perseguibile d’ufficio.

- Atti persecutori o stalking (art. 612 bis c.p.): attraverso lo stalking si punisce chi con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da: cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Il reato viene considerato più grave e la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, separato o divorziato o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa o se il fatto è commesso con strumenti informatici o telematici o se a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità.

Il delitto è punibile a querela e il termine per la presentazione è di 6 mesi e la remissione può avvenire solo davanti un giudice ed è irrevocabile se commesso con minacce reiterate da parte del partner. Invece, è procedibile d’ufficio se commesso contro un minore o contro una persona con disabilità.

Fonti normative

Codice penale: articoli 572, 582, 583, 610, 612, 612-bis.

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