Come difendersi dai crimini informatici?

// Diritto Penale  
# CriminiInformatici  

Per crimini informatici si intendono quei reati per la cui attuazione è necessario l’utilizzo di un computer o di un equivalente dispositivo tecnologico. Si tratta di una tematica piuttosto particolare in quanto ci si trova di fronte ad un crimine immateriale, il quale porta le persone ad immaginarlo come un qualcosa che riguarda maggiormente la sfera morale piuttosto che come un reato che tocca l’interesse concreto della collettività.

1. Il cybercrime

La prima legge vera e propria, nata per occuparsi di questa fattispecie, è la n. 547 del 1993, la quale va a modificare le norme già esistenti contenute nel Codice Penale per adattarle al nuovo contesto ed alle nuove possibilità del cosiddetto cybercrime.

L’impianto della legge, serve a delineare i vari tipi di attacchi informatici considerati illegali, come ad esempio l’alterazione o cancellazione di un sistema informatico (Art.1), il danneggiamento o la distruzione di impianti di pubblica utilità (Art.2), l’introduzione abusiva in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza (Art.4), o ancora chi distrugge o rende inservibili programmi, dati ed informazioni contenute nei sistemi altrui (Art.9).

Negli anni successivi, a fronte del sempre maggiore sviluppo tecnologico, è stato il Consiglio d’Europa a dare vita ad una Convenzione in merito ai crimini informatici, un vero e proprio accordo internazionale ratificato in Italia con la legge n. 48 del 2008, allo scopo di attualizzare le norme previste con la 547/93 in merito a questa tipologia di reati.

Va sottolineato, che i crimini informatici non vanno considerati necessariamente come “gli ultimi arrivati” a livello legislativo. Esistono anche reati “classici” presenti da sempre nel Codice Penale, come l’ingiuria o la diffamazione, che possono entrare a far parte di questa nuova tipologia qualora siano commessi in un contesto diverso rispetto al passato, ad esempio su Internet.

2. Difesa contro i criminali informatici

Un concetto importante riguarda la prevenzione come primo e fondamentale strumento di difesa contro possibili attacchi informatici. In questo senso, ci si può valere di strumenti quali ad esempio un firewall, un componente per la salvaguardia di un sistema, il quale può proteggere tanto un computer quanto una LAN filtrando il traffico che il sistema stesso scambia con l’esterno.

Un’altra opzione consiste poi nel contattare il proprio provider, cioè il fornitore del servizio internet (tra cui Gmail, Telecom, Fastweb, ecc.). I principali provider mettono a disposizione un indirizzo mail a cui è possibile segnalare eventuali abusi subiti a livello informatico (abuse@gmail.com), oppure una pagina specifica dove è possibile effettuare la segnalazione scegliendo tra un vasto elenco di potenziali crimini informatici, come il furto d’identità, la violazione del copyright, l’attività di Spam e altri ancora.

Infine, la difesa contro le forme più serie di reato informatico, è costituita dalla denuncia alla Polizia Postale, un reparto sorto per essere al passo con l’evoluzione tecnologica e tutelare anche nel contesto odierno i valori di libertà di tutte le forme di comunicazione previsti dalla Costituzione.

Sul sito della Polizia Postale, è possibile presentare una “denuncia via web di reati telematici”: in questo modo, l’utente che voglia segnalare un abuso, inizierà immediatamente e per proprio conto il processo di denuncia, seguendo le istruzioni riportate sul sito. Successivamente, sarà comunque necessario presentarsi di persona in una delle sedi fisiche della Polizia Postale. Tuttavia, avendo già avviato online l’iter di denuncia, la procedura sarà molto più breve e l’utente, avendo già riportato i propri dati personali, godrà di una corsia preferenziale.

È anche possibile denunciare un crimine informatico in una qualsiasi posto di Polizia o sede dei Carabinieri. Saranno poi queste stesse istituzioni a trasmettere il caso in questione all’ufficio di competenza (quello, appunto, della Polizia Postale). Naturalmente in quest’ultimo caso il periodo di attesa diventa più lungo, mentre spesso in queste tipologie di reati il fattore temporale è di vitale importanza, come nei casi di phishing e furto d’identità ed è fondamentale segnalare qualsiasi abuso con la massima tempestività.

È sempre consigliato, in questi casi, rivolgersi ad un avvocato penalista, per avere delucidazioni in merito e capire come è meglio procedere in caso di cybercrime. Vi sono piattaforme web dedicate che aiutano le persone con problemi legali a mettersi in contatto con avvocati specializzati, in modo da evitargli l’estenuante ricerca di un professionista legale.

Fonti normative

Legge 547/93

Legge 48/08

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