Cosa rischia chi dichiara una falsa residenza?

La residenza di un soggetto ha rilevanza pubblicistica, in quanto in base alla sua dichiarazione, il soggetto medesimo è iscritto nell’anagrafe del comune interessato. Ciò comporta che la dichiarazione falsa sulla residenza costituisca un illecito, sanzionato a livello penale. Vediamo i dettagli.

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1. La residenza

L'argomento che tratteremo oggi riguarda il tema del diritto della persona, e più precisamente le conseguenze che possono derivare dalla falsa attestazione della residenza anagrafica. La residenza, consiste nel luogo in cui un soggetto dimora abitualmente. Secondo la giurisprudenza, al fine di integrare il concetto di residenza quale dimora abituale di una persona, sono necessari un elemento oggettivo, rappresentato dalla stabile permanenza del soggetto in un determinato luogo, ed un elemento soggettivo, costituito dalla volontà di rimanervi in maniera duratura.

La residenza può divergere dal domicilio, rappresentato dal luogo in cui un soggetto stabilisce la sede principale dei propri interessi ed affari, potendo stabilire la prima presso la casa familiare ed il secondo presso il luogo di lavoro. La residenza, inoltre, si distingue dalla dimora, in quanto quest’ultima è priva del requisito dell’abitualità, trattandosi del luogo di permanenza del soggetto in modo temporaneo.

La dimora, infatti, cessa quando la persona si trasferisce in un altro luogo, mentre la residenza non viene meno in caso di assenza, specie quando l’assenza derivi da motivi di lavoro, studio, viaggi, ecc. In tali casi, il ritorno della persona, integra pienamente l’elemento soggettivo del mantenimento della residenza. Detto ciò, vediamo nello specifico, le conseguenze in caso di falsa dichiarazione della residenza.

1.1 La dichiarazione della residenza: false attestazioni

La procedura relativa alla residenza è disciplinata dall’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000, che prevede l’autocertificazione da parte del soggetto interessato degli stati, qualità personali e fatti, tra cui anche la residenza, assumendo piena prova il contenuto delle dichiarazioni rese dall’interessato medesimo. L’articolo 76 del citato testo unico, prevede, che “chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico è punito ai sensi del codice penale...”.

Difatti, la condotta del soggetto, che dichiari la falsa residenza della propria persona, integra gli estremi dei reati di cui agli articoli 495 e 496 del codice penale. L’articolo 495, cod. penale, infatti punisce con la pena della reclusione non inferiore a due anni, il soggetto che dichiari ovvero attesti falsamente al pubblico ufficiale, l'identità, lo stato o altre qualità personali proprie o di altro soggetto, nell’ipotesi in cui tali dichiarazioni siano contenute in atto dello stato civile, com’è per l’appunto la residenza anagrafica.

La giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi su un caso relativo alla falsa residenza, ha espresso il principio secondo cui: “gli interessati hanno un obbligo di veridicità nelle proprie dichiarazioni anagrafiche e che integra gli estremi del reato previsto dall'art. 495 c.p. ogni falsa dichiarazione relativa all'effettivo luogo di residenza”. (Cass. Penale,16 Novembre 1998, n. 11885).Ciò in quanto l'autocertificazione, prevista dal D.P.R. n. 445 del 2000, attribuisce la piena prova, per fini amministrativi, alle dichiarazioni rese dal privato sui fatti da esso attestati, evitando l'onere di provarli con la produzione e di conseguenza collegando l'efficacia probatoria dell'atto al dovere dell'istante di dichiarare il vero.

Spetta all’ufficio anagrafico effettuare gli accertamenti necessari alla verifica della residenza, indicata dall’interessato nell’autocertificazione, al fine dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente. Qualora da tali accertamenti risultino divergenze con quanto dichiarato dall’interessato, in merito alla propria residenza, l’ufficio anagrafico è tenuto a segnalare la questione alle autorità competenti.

1.2 La dichiarazione della residenza: false dichiarazioni

La dichiarazione relativa alla falsa residenza può avere rilievo non solo in riferimento ad atti compiuti dinanzi ad un pubblico ufficiale, ovvero contenuti negli atti di stato civile, ma anche quando il soggetto, interrogato da un pubblico ufficiale, renda dichiarazioni false allo scopo di ingannare la pubblica fede.

Integra, infatti, la fattispecie criminosa prevista dall’art. 496, cod. penale, punita con la reclusione da uno a cinque anni per la condotta del soggetto che, al di fuori dei casi di dichiarazioni o attestazioni false, si rivolga ad un pubblico ufficiale ovvero a persona incaricata di un pubblico servizio, rendendo false dichiarazioni sull'identità, lo stato o altre qualità personali proprie o di altro soggetto

L’articolo 496 cod. penale si distingue dall’ipotesi disciplinata dall’art. 495, in quanto esso riguarda false dichiarazioni che non abbiano alcuna attinenza né diretta né indiretta nella formazione di un atto pubblico. Qualora, invece, le dichiarazioni devono essere riprodotte in un atto pubblico o comunque siano rilevanti ai fini della sua formazione, come l’anagrafe, si realizza l’ipotesi delittuosa prevista dall’art. 495, cod. penale.

Sulla falsa residenza, la giurisprudenza ha specificato che “integra il reato di cui all’art. 496 c.p., la condotta del soggetto, che fermato dai carabinieri, per un controllo, fornisca false dichiarazioni sulla propria residenza, la quale rientra nel novero delle qualità e condizioni personali, e di conseguenza concorre ad individuare l’identità della persona” (Cass. Penale, 9 Giugno 2005, n. 26073).

Fonti normative

Codice penale: articoli 495 e 496.

Cassazione Penale: Sentenza n. 11885, 16 novembre 1998; Sentenza, n. 26073, 9 Giugno 2005.

Decreto del Presidente della Repubblica, 28 dicembre 2000, n. 445: Disposizioni legislative in materia di documentazione amministrativa.

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