Quando sussiste il reato di omicidio per responsabilità medica?

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Il reato di omicidio per responsabilità medica sussiste quando colui che esercita una professione sanitaria nell’esercizio della propria attività professionale provoca il decesso del paziente.

1. Le fattispecie di omicidio per responsabilità medica

Il nostro sistema penale prevede la tripartizione del reato di omicidio in doloso, colposo e preterintenzionale; a seconda che l’autore agisca volontariamente, con colpa o oltre l’intenzione.

Bisogna precisare che nell’ambito della responsabilità sanitaria il reato di omicidio nella maggioranza dei casi viene contestato a titolo di colpa, ossia quando l’evento morte si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia (cd. colpa generica) per l’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (cd. colpa specifica), come disciplinato dall’art. 43 c.p.

La condotta del personale medico può essere non solo di tipo commissivo ma anche di tipo omissivo, si pensi al caso in cui il paziente necessiti di un intervento chirurgico che non viene effettuato e proprio il mancato intervento ne determini il decesso.

Gli elementi necessari per la sussistenza del reato sono:

- l’azione o l’omissione del personale sanitario;

- la morte del paziente;

- il nesso causale tra l’azione o l’omissione e il decesso;

- la colpa del personale sanitario.

Il procedimento penale che debba accertare la responsabilità medica per omicidio è un procedimento complesso, basato necessariamente sulle relazioni peritali e sulle consulenze tecniche atte a verificare il collegamento tra la condotta del personale sanitario e la morte del paziente.

1.1 La riforma della colpa medica

Negli ultimi anni sono intervenute novità normative in tema di colpa medica, passando dalla sola interpretazione della giurisprudenza (Sentenza Franzese) alla legge Balduzzi del 2012, fino all’introduzione di una diversa particolare ipotesi di esclusione della punibilità in ambito sanitario ora prevista dall’art. 590-sexies c.p.

Con la legge Balduzzi era stato introdotto il principio per il quale l’esercente la professione sanitaria, che si fosse attenuto a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non sarebbe stato ritenuto responsabile penalmente nei casi di colpa lieve, riducendo così la responsabilità dei sanitari ai soli casi di colpa grave.

Con la nuova norma prevista dall’art. 590-sexies c.p. viene a cadere la distinzione tra colpa lieve e colpa grave e il giudice dovrà accertare se:

- il personale sanitario abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, alle buone pratiche clinico assistenziali; - le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alla specificità del caso.

Bisogna infatti ricordare e sottolineare la complessità della materia, atteso che per natura nella scienza medica vi sono ambiti inesplorati ed esistono casi in cui il personale sanitario debba adeguare il suo comportamento alla specificità del caso.

2. La richiesta di risarcimento del danno

Come già anticipato, è evidente che il procedimento penale per responsabilità medica ruoti intorno alle relazioni e alle consulenze dei tecnici e, sulla base di esse, il giudice arriverà a emettere una sentenza di condanna o di assoluzione e una eventuale pronuncia di risarcimento del danno.

Infatti, i soggetti che hanno subito un danno dalla condotta colposa del personale sanitario (perdita di un familiare) possono costituirsi parte civile nel processo penale (o nella separata sede civile) e richiedere il risarcimento del danno.

Il reato di omicidio colposo è procedibile d’ufficio dunque, non è necessaria la querela affinché la Procura della Repubblica proceda alle indagini preliminari nei confronti degli esercenti la professione sanitaria e i familiari della vittima riceveranno i relativi avvisi circa gli atti cui avranno diritto di partecipare.

Allo scopo di intervenire nel procedimento penale occorrerà quindi costituirsi parte civile entro il termine di apertura del dibattimento.

Il processo penale ha normalmente tempi giudiziari ridotti rispetto all’azione civile e permetterà di ottenere prima il risarcimento del danno in caso di accertata responsabilità.

Fonti normative

Codice penale: art. 43, art. 590-sexies.

Cassazione penale, Sezioni Unite, n. 30328 del10.07.2002.

L. 189/12.

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