Cosa rischia chi adopera una firma falsa?

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Tizio per riuscire ad ottenere della liquidità, falsifica la firma di sua madre su un assegno non trasferibile a lei intestato. Una volta accortasi di ciò la madre decide di tutelarsi, cosa può fare? Falsificare una firma su una scrittura privata non è più reato ma solo un illecito civile al quale sarà conseguente una sanzione amministrativa che, nel caso di specie, sarà tenuto a pagare Tizio.

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1. Porre una firma falsa è reato?

Molti di noi, sin dall’età infantile, hanno più volte cercato di riprodurre le firme dei propri genitori – per giustificarsi dei compiti non svolti – e c’è chi, con un animo più intrepido e coraggioso, ha addirittura falsificato la firma dei propri professori per simulare una pagella all’altezza delle aspettative della mamma. Quali conseguenze subiranno questi due comportamenti? In verità non sempre chi falsifica la firma su un documento compie un reato. Quando si parla di firma falsa bisogna fare una distinzione tra atti pubblici e privati.

1.1. Falso in scrittura privata

Porre una firma falsa su una scrittura privata non è più reato. L’ha stabilito il decreto legislativo n.7 del 15 gennaio 2016, che ha abrogato l’articolo 485 del codice penale (falsità in scrittura privata) ma anche, tra gli altri, gli articoli 496 cp (false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o altrui) e 594 cp (ingiuria) per un totale di 40 articoli abrogati.

Anche se non ci sarà la reclusione ed una condanna penale per chi pone una firma falsa su un documento privato, la legge prevede una sanzione.

Nello specifico, l’art 4 comma 4 lettera a) del decreto ha disposto che chi realizza tale illecito civile è punito con una sanzione pecuniaria che va da 200 euro a 12000 euro che sarà devoluta alla Cassa delle ammende oltre che alla restituzione della somma illecitamente percepita. Tale somma è determinata in forza dei criteri di commisurazione indicati all’art. 5 del decreto, che sono:

  1. gravità della violazione;
  2. reiterazione dell’illecito;
  3. arricchimento del soggetto responsabile;
  4. opera svolta dall’agente per la eliminazione o attenuazione delle conseguenze dell’illecito;
  5. personalità dell’agente;
  6. condizioni economiche dell’agente.

La legge inoltre prevede che l’illecito civile è integrato solo se commesso con dolo. Ciò vuol dire che chi falsifica la firma è punito non solo se ha compiuto il fatto nella coscienza e nella volontà di falsificarlo ma soprattutto se sia consapevole di arrecare un danno. Inoltre, qualora la firma falsa abbia provocato un danno a terzi, il giudice può condannare il soggetto al pagamento del risarcimento del danno subito. Sotto il profilo processuale quindi non ci sarà bisogno di una querela ma di un atto di citazione redatto dal proprio avvocato di fiducia che potreste individuare tramite il nostro blog.

Ad esempio: nel caso di un assegno non trasferibile ci sarà bisogno di individuare il responsabile per poi agire contro di lui per ottenere il risarcimento del danno, essendo stato inquadrato questo documento come una scrittura privata.

La prescrizione per tale fattispecie è di 5 anni dal momento in cui è stato riconosciuto il danno essendo un illecito civile.

1.2. Falso in atto pubblico

Quando il documento invece viene sottoscritto in presenza di un pubblico ufficiale o quando vi è una richiesta rivolta ad un ente o ad un ufficio pubblico non si parlerà più di scrittura privata ma di atto pubblico.

Tornado agli esempi sopra descritti - essendoci la presenza del professore (che riveste la funzione di pubblico ufficiale) o della pagella che è redatta dalla scuola (che rappresenta una pubblica amministrazione) – tali condotte integrano il reato di falso in atto pubblico disciplinato dall’art 483 cp. Infatti, il privato che attesti falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti che lo stesso atto provi come verità, è punito con la reclusione fino a due anni. C’è da specificare che qualora la falsità sia il risultato di una leggerezza o di negligenza, l’attestazione falsa non risulterà punibile non essendoci la coscienza e volontà di attestare il falso al pubblico ufficiale.

Il decreto n. 7 del 2016 non ha penalizzato questa fattispecie, che è ancora punita sotto il profilo penale. Pertanto, in questo caso non ci sarà bisogno di un atto di citazione ma di una querela che potrà essere redatta in un commissariato di polizia o in una caserma dei carabinieri. Se invece tale atto avesse generato dei danni, ci sarà bisogno di rivolgersi ad un avvocato per la costituzione di parte civile all’interno del processo penale per vedersi riconosciuto in una separata causa civile il riconoscimento del risarcimento.

Ad esempio: nel caso di assegno trasferibile, che è un atto pubblico, ci si potrà recare dalle autorità per esporre querela con il limite prescrizionale di 90 giorni dalla commissione del fatto previsto dalla legge

Vittorio Daddato

Fonti Normative

Artt. 483-485 cp

Decreto legislativo n 7, 15 gennaio 2016

Cass. S.U. sentenza n 40256, 10 settembre 2018

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