furbetti del reddito di cittadinanza

Il c.d. “Reddito di cittadinanza” è una misura introdotta nel 2019, attraverso la promulgazione della legge n. 4, con la finalità di contrastare la povertà e il rischio di esclusione sociale delle fasce più deboli della popolazione.

Il diritto alla sua erogazione, operata da Inps mediante “Carta RDC”, è subordinato alla ricorrenza di alcuni presupposti specifici che, in particolare, attengono alle condizioni patrimoniali e reddittuali del potenziale percettore e del suo nucleo familiare.

Per tali motivi, questo è obbligato a comunicare se, in costanza di erogazione del sussidio, venga assunto come lavoratore dipendente o dia avvio ad un’attività di lavoro autonomo.

1. Cosa rischiano i furbetti del Reddito di Cittadinanza e le sanzioni previste

E’ evidente che può ben verificarsi l’ipotesi in cui il percettore del RdC non dichiari a Inps quanto sopra, come è facile che avvenga in caso di assunzione in “in nero” ovvero in caso di c.d. “lavoro sommerso”. Può anche verificarsi l’ipotesi di chi, in sede di richiesta del sussidio, nasconda alcuni redditi o patrimoni al fine di ottenere il sussidio.

Ciò premesso, specifichiamo che i percettori abusivi di RdC possono incorrere nella reclusione da due a sei anni se, al fine di ottenere il sussidio, rendono dichiarazioni false, forniscono documenti attestanti informazioni non vere o omettono notizie dovute.

E’, invece, prevista la reclusione da uno a tre anni per chi non comunica variazioni del reddito o altri aspetti rilevanti per la revoca o la riduzione del RdC, entro le seguenti scadenze:

  • 30 giorni in caso di instaurazione di un rapporto come lavoratore dipendente o di avvio di attività d’impresa;
  • 15 giorni in caso di modifica della situazione patrimoniale che comporti la perdita dei requisiti per il sussidio.

2. Altre conseguenze per gli abusivi percettori del RdC sono

  • Il riconoscimento del reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, previsto dall’art. 640 bis del Codice penale;
  • La revoca del Reddito di cittadinanza e la restituzione delle somme già percepite;

Inoltre, in caso di condanna per una della due fattispecie sopra indicate è – altresì – previsto il divieto di presentare una nuova richiesta di RdC prima che siano trascorsi dieci anni dalla condanna. Sanzioni più lievi per i c.d. “i furbetti” del RdC sono la revoca e la decadenza:

  • Incorrono nella revoca del sussidio e nella restituzione delle somme già percepite, coloro che forniscono informazioni non corrispondenti al vero ovvero omettono di comunicare qualsiasi variazione del reddito;
  • La decadenza dal Reddito (senza la restituzione delle somme già percepite) è prevista invece se uno o più componenti del nucleo familiare vengono sorpresi a svolgere attività di lavoro dipendente o collaborazione coordinata e continuativa in nero.

Incorre in decadenza dall’erogazione della misura anche colui che percepisce un reddito maggiore di quello effettivamente spettante grazie a dichiarazioni mendaci rese nella Dichiarazione dei Redditi ovvero in qualsiasi altra documentazione fiscale necessaria per ricevere l’erogazione del Reddito.

In questi casi è prevista anche la restituzione di quanto indebitamente percepito. Sono previste anche sanzioni per le aziende che collaborano con i “furbetti” del Reddito ovvero, in primo luogo, per quelle che occupano lavoratori in nero destinatari della misura alle quali vengono applicate, in linea di principio, le stesse misure previste in caso di c.d. “lavoro sommerso”1 .

Ciò, oltre alla sanzione aggiuntiva della sospensione dell’attività produttiva nei casi in cui siano irregolari almeno il 20% dei dipendenti. Ulteriori sanzioni per l’azienda sono:

  • Sanzioni INAIL per omesso versamento dei premi assicurativi;
  • Sanzioni INPS per omesso versamento dei contributi previdenziali;
  • Sanzioni legate all’erogazione dei compensi in contanti, senza l’utilizzo di metodi di pagamento tracciabili.

3. Come denunciare i “furbetti” del Reddito di Cittadinanza

I “furbetti” del RdC, in primo luogo, possono essere denunciati presso una delle 74 sedi territoriali dell’Ispettorato del Lavoro che, dal 1° gennaio 2017, ha raggruppato le attività di controllo svolte da Ministero del Lavoro, INPS e INAIL.

L’Ispettorato del Lavoro agisce su iniziativa autonoma o come conseguenza di una segnalazione da parte di un lavoratore (ad esempio un collega) o del 1 Nello specifico, il datore di lavoro sarà chiamato a pagare una sanzione amministrativa compresa fra € 1.500 ed € 9.000 per ogni lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore fino a 30 giorni di effettivo lavoro; da € 3.000 a € 18.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego da 31 a 60 effettivi; da € 6.00 a € 36.000 in caso di impiego di lavoratori irregolari per oltre 60 giorni. Sindacato che lo rappresenta.

Il denunciante può presentarsi di persona alla sede ITL o inviare una comunicazione a mezzo PEC o raccomandata A/R. In ogni caso, i riferimenti del denunciante saranno omessi sia nel verbale di primo accesso ispettivo che in qualsiasi altra documentazione successivamente prodotta dall’Ispettorato.

Oltre all’intervento dell’Ispettorato del Lavoro, in caso di abusiva percezione del RdC, è previsto anche quello della Guardia di Finanza.

4. Puoi segnalare in modo anonimo?

L’Ispettorato del Lavoro territorialmente competente, comunque, non accetta segnalazioni anonime a meno che non emerga - con assoluta e incontrovertibile evidenza - la gravità e l’attendibilità dei fatti denunciati.

Analogamente, neppure la Guardia di Finanza accetta segnalazioni anonime. Molto importante è supportare la denuncia con testimoni ed allegare alla stessa quanto necessario a renderla più attendibile.

Nel dettaglio, affinché la denuncia anonima venga presa in considerazione è preferibile comunicare:

  • i dati relativi all’attività svolta sul posto di lavoro;
  • la data di inizio e fine della prestazione lavorativa;
  • gli orari di lavoro e la retribuzione percepita.

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Se hai bisogno di assistenza legale in questo campo, pupi rivolgerti al team di avvocati della nostra piattaforma. AvvocatoFlash ti metterà in contatto con i migliori avvocati online. Conclusioni Il RdC è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale.

Si tratta di un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari. Il beneficio assume la denominazione di “Pensione di cittadinanza” se il nucleo familiare è composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni.

Può essere concesso anche nei casi in cui il componente o i componenti del nucleo familiare di età pari o superiore a 67 anni convivano esclusivamente con una o più persone di età inferiore, in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini ISEE.