Sentenza n. 202515385/2025
Illegittimità Del Procedimento Di Notifica Del Decreto Di Conferimento Della Cittadinanza Italiana (k10/991063)
In sintesi · Analisi AI
Il contesto e i fatti
Un cittadino ha ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio impugnando la notifica di un decreto di conferimento della cittadinanza italiana emanato dal Ministero dell'Interno. La modalità di notifica utilizzata è stata quella del portale SEND, consistente nel caricamento dell'atto presso il sistema informatico e nel conseguente inoltro, tramite posta elettronica certificata, di un avviso di avvenuta ricezione del documento. Il ricorrente, assistito dall'avvocato Massimo Cipolla, ha contestato la regolarità e la validità di questa forma di comunicazione ufficiale, sostenendo presumibilmente che il procedimento di notifica fosse affetto da vizi procedimentali o formali. Il Ministero dell'Interno, difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, ha sostenuto la legittimità dei propri atti e della modalità di notifica impiegata.
Il quadro normativo
La notifica dei provvedimenti amministrativi è disciplinata dalle norme del codice dell'amministrazione digitale e dalle disposizioni generali sulla comunicazione dei provvedimenti. In particolare, la trasformazione digitale della pubblica amministrazione ha introdotto sistemi di notifica informatici come il portale SEND, finalizzati a garantire la certezza della comunicazione attraverso tracciamento informatico e avviso contemporaneo tramite PEC. Le norme sulla cittadinanza italiana, affidate al Ministero dell'Interno, prevedono specifiche modalità di conferimento e notifica della cittadinanza acquisita. Il ricorso si inserisce nel contesto più ampio della dematerializzazione della comunicazione amministrativa, in cui la validità della notifica dipende dal corretto utilizzo dei sistemi previsti dalla normativa e dal rispetto delle forme procedimentali stabilite.
La questione giuridica
Il punto controverso riguardava se la notifica effettuata unicamente attraverso il caricamento del decreto nel portale SEND e l'invio della notifica PEC potesse considerarsi una comunicazione ufficiale regolare e idonea ad informare il destinatario circa l'emanazione e il contenuto del decreto di cittadinanza. Il ricorrente probabilmente contestava l'assenza di ulteriori forme di comunicazione o la mancanza di consegna materiale del documento. In gioco vi era il bilanciamento tra l'esigenza di semplificazione amministrativa mediante strumenti digitali e il diritto del cittadino a ricevere adeguata comunicazione di provvedimenti che incidono su diritti fondamentali quali la cittadinanza.
La motivazione del giudice
Il Tribunale Amministrativo ha valutato la conformità della modalità di notifica alle disposizioni vigenti in tema di comunicazione digitale dei provvedimenti amministrativi. Sebbene la sentenza sia priva di motivazione estesa, il rigetto del ricorso consente di inferire che il collegio giudicante ha ritenuto sufficiente e conforme alle norme la notifica effettuata tramite portale SEND, considerandola idonea a garantire al ricorrente una piena e tempestiva informazione circa l'emanazione del provvedimento. Il TAR ha verosimilmente accolto le argomentazioni del Ministero dell'Interno secondo cui le modalità digitali di notifica, quando utilizzate secondo i protocolli previsti, producono effetti notificatori completi e garantiti dal sistema informatico stesso.
La decisione
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha definitivamente respinto il ricorso, dichiarando legittima la notifica del decreto di conferimento della cittadinanza italiana effettuata tramite portale SEND. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti. Il provvedimento si è reso inoltre immediatamente esecutivo per ordine dell'autorità amministrativa, confermando la validità del decreto di cittadinanza notificato.
Massima
La notifica di provvedimenti amministrativi effettuata tramite portale informatico certificato con caricamento del documento e invio di avviso tramite posta elettronica certificata costituisce comunicazione valida e idonea a produrre tutti gli effetti procedimentali quando realizzata conformemente alle modalità disciplinate dalla normativa sull'amministrazione digitale.
Testo integrale
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis) ha pronunciato la presente SENTENZA Floriana Rizzetto, Presidente Enrico Mattei, Consigliere, Estensore Gianluca Verico, Referendario per la dichiarazione di illegittimità della notifica del decreto di conferimento della cittadinanza italiana effettuata dal Ministero dell’Interno, tramite portale SEND, all’odierno ricorrente e che si sostanzia nel mero caricamento dell’atto presso il portale e conseguente inoltro via p.e.c. dell’avviso di avvenuta ricezione. sul ricorso numero di registro generale 4185 del 2025, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Massimo Cipolla, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso ope legis dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2025 il dott. Enrico Mattei e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2025 con l’intervento dei magistrati:
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