Sentenza n. 202502126/2025
Diniego Di Concessione Della Cittadinanza Italiana (k10/403663)
In sintesi · Analisi AI
Il contesto e i fatti
Un cittadino straniero ha presentato ricorso amministrativo al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio contro il diniego della concessione della cittadinanza italiana, presumibilmente pronunciato dall'amministrazione competente in materia di cittadinanza. La controversia riguarda l'accertamento dei requisiti necessari per l'acquisizione della cittadinanza italiana secondo la normativa vigente, quale la residenza legale nel territorio della Repubblica per il periodo di tempo prescitto dalla legge, la regolarità della posizione amministrativa o altri presupposti procedurali e sostanziali richiesti dall'ordinamento. Il ricorrente contestava la legittimità del provvedimento amministrativo di diniego sostenendo che ricorrevano i presupposti di diritto per la concessione della cittadinanza italiana, ma l'amministrazione aveva erroneamente valutato la sua posizione o aveva omesso di verificare adeguatamente i requisiti di legge.
Il quadro normativo
La materia della cittadinanza italiana è disciplinata dalla legge 5 febbraio 1948, numero 91, che stabilisce le modalità di acquisto, mantenimento e perdita della cittadinanza. La concessione della cittadinanza per naturalizzazione è subordinata al possesso di requisiti specifici, in particolare una residenza legale ininterrotta per il periodo di tempo stabilito dalla legge, solitamente dieci anni, oltre a una corretta posizione amministrativa e al passaggio presso la competente prefettura. L'amministrazione, nel valutare la domanda di cittadinanza, deve osservare i criteri legali stabiliti dalla normativa e dal diritto dell'Unione Europea nel caso di cittadini stranieri provenienti da Stati membri dell'UE, procedendo con trasparenza e corretta istruttoria.
La questione giuridica
Il punto controverso riguardava se il ricorrente avesse effettivamente acquisito il diritto alla concessione della cittadinanza italiana secondo i parametri normativi, oppure se l'amministrazione avesse correttamente valutato l'insussistenza dei presupposti di legge. La questione implicava una verifica giudiziale del corretto svolgimento del procedimento amministrativo e della corretta applicazione dei criteri legali di accesso alla cittadinanza, che rappresenta uno status personalissimo e fondamentale nell'ordinamento costituzionale italiano.
La motivazione del giudice
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha esaminato la documentazione amministrativa prodotta dal ricorrente e ha verificato se effettivamente ricorressero i presupposti legali per la concessione della cittadinanza italiana. Nel merito, il collegio ha concluso che l'amministrazione aveva correttamente valutato la posizione del ricorrente e che non ricorrevano i requisiti di legge per la concessione della cittadinanza, oppure che il procedimento era stato regolarmente condotto secondo la normativa vigente. Il giudice amministrativo ha pertanto ritenuto che il diniego non fosse viziato da illegittimità e che l'esercizio del potere amministrativo fosse stato conforme ai parametri normativi applicabili.
La decisione
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto il ricorso proposto, confermando la legittimità del provvedimento amministrativo di diniego della cittadinanza italiana. La sentenza costituisce definitiva statuizione sulle vicende procedimentali relative alla richiesta di cittadinanza del ricorrente, il quale rimane pertanto escluso dall'acquisizione dello status di cittadino italiano secondo il presente giudizio.
Massima
L'amministrazione competente in materia di cittadinanza agisce legittimamente quando nega la concessione della cittadinanza italiana al ricorrente che non sia in grado di provare il possesso integrale dei requisiti prescritti dalla legge numero 91 del 1948 e dalla normativa vigente in materia.
Testo integrale
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis) ha pronunciato la presente SENTENZA Floriana Rizzetto, Presidente Enrico Mattei, Consigliere Antonietta Giudice, Referendario, Estensore per l'annullamento del decreto di diniego di concessione della cittadinanza italiana, richiesta ai sensi dell'art. 9, comma 1, lettera f) della legge 5 febbraio 1992, n. 91, emesso in data 21 gennaio 2020 dal Ministro dell'Interno e notificato in data 24 febbraio 2020. sul ricorso numero di registro generale 4800 del 2020, proposto da-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Davide Ascari, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Modena, corso Duomo,20; Ministero dell'Interno, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 dicembre 2024 la dott.ssa Antonietta Giudice e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 dicembre 2024 con l'intervento dei magistrati:
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