Come si ottiene un risarcimento danni per incidente stradale mortale?

// Diritto Penale  
# IncidenteStradale  

La costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, riconosce il risarcimento del danno derivante da perdita di un prossimo congiunto. Il termine “congiunto”, indica il soggetto legittimato a chiedere il risarcimento del danno da perdita parentale, inteso in senso ampio ricomprendendo, altresì, il soggetto convivente.

1. Nozioni generali

L’incidente stradale, cagionato dall’altrui condotta illecita e causativo della morte di soggetto, determina l’insorgenza del risarcimento del danno nei riguardi di coloro che dimostrino di avere avuto un legame affettivo con la vittima.

Tale danno, comunemente noto come danno parentale, nasce dalla perdita di un prossimo congiunto che cagiona una condizione di vuoto esistenziale da parte dei familiari, determinato non solo dalla perdita del parente ma, altresì, dallo stravolgimento irreversibile dell’intero sistema di vita.

Utilizzando le parole di una sentenza della Suprema Corte n. 10107/2011 detto danno è rappresentato "dal vuoto costituito dal non poter più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno e perciò nella irreversibile distruzione di un sistema di vita basato sulla affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti fra moglie e marito, tra madre e figlio, tra fratello e fratello, nel non poter fare più ciò che per anni si è fatto, nonché nella alterazione che una scomparsa del genere irreversibilmente produce anche nelle relazioni tra superstiti".

Sicché, esso concerne la lesione di due beni della vita:

  1. il bene della integrità familiare, riferito alla vita quotidiana della vittima con i suoi familiari, che trova il suo supporto costituzionale negli artt. 2, 3, 29, 301, 31, 36;
  2. il bene della solidarietà familiare, riferito tanto alla vita matrimoniale quanto al rapporto parentale tra i componenti della famiglia.

All’interno del Codice Civile il riferimento normativo è rappresentato dall’art. 2059, ove prevede espressamente il risarcimento del danno non patrimoniale, nei casi previsti dalla legge, di beni che non sono suscettibili di valutazione economica nel mercato monetario.

In definitiva, il danno parentale può essere riassunto nella voce danno esistenziale componente di danno non patrimoniale (composto anche dalle voci danno biologico e danno morale).

Tuttavia, occorre precisare, in conformità ai principi dettati dalle S.U. del 2008, che si determinerebbe una indebita duplicazione di risarcimento qualora vi fosse la congiunta applicazione del danno morale e del danno da perdita parentale, “poiché la sofferenza patita, nel momento in cui la perdita è percepita e quella che accompagna l'esistenza del soggetto che l'ha subita, altro non sono che componenti del complesso pregiudizio, che va integralmente, ma unitariamente, ristorato” (Cass. Civ. n. 25351/2015).

2. Criteri di quantificazione del danno parentale

La liquidazione per equivalente del danno da perdita parentale, è rimessa imprescindibilmente a una valutazione equitativa effettuata dal giudice, pertanto, i criteri di quantificazione sono rimessi al suo prudente apprezzamento.

È opportuno specificare i criteri utilizzati devono essere motivati ed espressi nella sentenza, non possono essere frutto del libero arbitrio del giudice.

Nel corso degli anni, i Tribunali si sono dotati di apposite tabelle che tengono conto, per esempio, della gravità del fatto, dell’entità del dolore patito, delle condizioni soggettive della persona, del turbamento dello stato d’animo, dell’età della vittima e dei congiunti all’epoca del fatto, del grado di sensibilità dei danneggiati superstiti, della situazione di convivenza o meno con il deceduto.

Ciò ha determinato il crearsi di una giurisprudenza cosiddetta a zone, in quanto non vi era uniformità delle tabelle sul territorio nazionale, comportando notevoli inconvenienti e disparità.

Per ovviare il problema, la Corte di Cassazione è intervenuta con la storica sentenza n. 124080/2011, statuendo che lo strumento in grado di tradurre il concetto di equità valutativa idoneo ad evitare disparità di trattamento fosse il sistema delle Tabelle elaborate dal Tribunale di Milano, avuto riguardo alla loro diffusione capillare sul territorio nazionale, nonché al loro costante uso da parte dei giudici.

Fonti normative

Codice Civile: art. 2059

Giurisprudenza: Cass. Civ. n. n. 124080/2011; Cass. Civ. n.10107/2011; Cass. Civ. n. 25351/2015

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