Richiesta di cittadinanza: cosa cambia con il decreto Salvini?

// Diritto Internazionale e dell'Immigrazione  
# Cittadinanza  

Il 5 ottobre 2018 entra in vigore il Decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, meglio noto come Decreto Salvini “immigrazione e sicurezza”. Il provvedimento interviene, fra le altre cose, a riformare la legge sulla cittadinanza (L. n. 91 del 1992) fissando norme più stringenti per il conferimento della nazionalità italiana agli stranieri (art. 14). Scopriamo maggiori dettagli in merito.

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Le principali novità, volte secondo il Viminale ad assicurare uno screening più accurato delle richieste in costante aumento, riguardano:

  • i tempi per l’esame della richiesta di cittadinanza;
  • il costo per la presentazione della domanda di cittadinanza;
  • l’abrogazione del silenzio-assenso delle istanze per matrimonio.

Il decreto lascia invece invariati tanto i requisiti necessari per avanzare la richiesta di cittadinanza, che i documenti da allegare alla stessa.

1. I tempi per l’esame della richiesta di cittadinanza

Il termine di chiusura del procedimento di concessione della cittadinanza, sia per residenza sia per matrimonio, viene prolungato da 24 a 48 mesi. Questo significa che lo straniero richiedente dovrà attendere ben 4 anni prima di conoscere l’esito della sua domanda e sapere, quindi, se ha ottenuto (o meno) la cittadinanza italiana.

La norma si applica a tutte le pratiche già in corso al momento dell’entrata in vigore del decreto e ovviamente ai nuovi procedimenti.

2. I costi per la presentazione della richiesta di cittadinanza

Il contributo da versare al Ministero dell’Interno per la presentazione della domanda di cittadinanza aumenta del 25%. L’importo del bollettino postale che può essere ritirato presso le Prefetture ovvero gli Uffici Postali dotati dello “Sportello Amico”, è ora di 250 euro mentre in precedenza costava 200 euro.

3. L’abrogazione del silenzio-assenso delle richieste di cittadinanza per matrimonio

Il decreto cancella la disposizione contenuta nell’art. 8, comma 2, legge n. 91 del 1992, che comportava - in caso di decorso infruttuoso del termine per la conclusione del procedimento - la formazione di silenzio-assenso sulla richiesta di cittadinanza per matrimonio.

In altre parole, se l’autorità preposta non adottava, entro il termine perentorio di 2 anni, un espresso provvedimento di diniego della cittadinanza richiesta dal coniuge straniero di un cittadino italiano, la domanda non poteva più essere respinta. Dunque, lo straniero aveva il diritto di chiedere al giudice ordinario l’emanazione dell’atto di concessione della cittadinanza stessa.

Oggi, al contrario, anche dopo la scadenza dei 4 anni, l’Amministrazione conserva il potere di negare la cittadinanza per matrimonio.

4. Requisiti per la richiesta di cittadinanza

Gli stranieri che intendo ottenere la cittadinanza italiana devono soddisfare una serie di requisiti fissati per legge, che differiscono a seconda che la richiesta sia formulata per naturalizzazione (residenza) o a seguito di matrimonio con un italiano.

4.1 Cittadinanza per residenza

La cittadinanza per residenza (art. 9 L. n. 91 del 1992) è concessa allo straniero che:

  1. risiede legalmente in Italia da un certo numero di anni, variabile in base allo stato del richiedente stesso. Più precisamente:
    • 3 anni per i nati in Italia e per i figli o nipoti in linea retta di cittadini italiani per nascita;
    • 4 anni per i cittadini dell’Unione Europea;
    • 5 anni per i figli maggiorenni adottati da un cittadino italiano, per gli stranieri alle dipendenze dello Stato italiano anche all’estero (la domanda in questo caso va presentata all’Autorità Consolare), per gli apolidi e i rifugiati;
    • 10 anni per i cittadini extracomunitari.
  2. è in possesso di uno specifico reddito annuo personale o familiare, rintracciabile nei tre anni antecedenti a quello di presentazione della domanda, pari a:
    • 263,31 euro (richiedente senza familiari a carico);
    • 362,05 euro (richiedente con familiari a carico).

4.2 Cittadinanza per matrimonio

La cittadinanza per matrimonio (art. 5 L. n. 91 del 1992) può essere acquisita dallo straniero coniugato con un cittadino italiano se:

  1. risiede legalmente in Italia da almeno due anni dopo il matrimonio;
  2. risiede all’estero, dopo tre anni dalla data del matrimonio.

I termini sono dimezzati in presenza di figli.

L’istruttoria delle due diverse pratiche viene svolta dalla Direzione Centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell’Interno. In caso di esito positivo, il decreto di concessione per residenza viene firmato dal presidente della Repubblica. Mentre, il provvedimento per matrimonio è sottoscritto dal sottosegretario di Stato su delega del ministro dell’Interno. Nell’ipotesi di rigetto della domanda, è la Direzione Centrale a predisporre il decreto di diniego.

4.3 Richiesta di cittadinanza online e documenti da allegare

La richiesta di cittadinanza va presentata online, dopo aver effettuato la registrazione dei propri dati sul portale del ministero dell’Interno e ottenuto le relative credenziali di accesso.

5. Richiesta per residenza

La richiesta per residenza va redatta sul modulo “Modello B” corredata dai seguenti documenti obbligatori per tutte le categorie di stranieri:

  • certificato di nascita rilasciato dal Paese di origine (tranne per i nati in Italia);
  • certificato penale rilasciato dal Paese di origine.

Entrambi i documenti devono essere tradotti in lingua italiana e la traduzione asseverata.

  • documento di riconoscimento e permesso di soggiorno in corso di validità;
  • certificato di residenza;
  • dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni;
  • ricevuta del pagamento del contributo di 250 euro.

In ragione dello specifico stato dello straniero, sono poi previsti ulteriori documenti attestanti la peculiare condizione giuridica del richiedente. Ad esempio, l’adottato maggiorenne sarà tenuto a produrre il certificato di adozione. Mentre, il dipendente statale dovrà depositare il proprio stato di servizio.

6. Richiesta per matrimonio

La richiesta per matrimonio compilata sul modulo “Modello A” accompagnata dai documenti di seguito elencati:

  • certificato di nascita rilasciato dal Paese di origine;
  • certificato penale rilasciato dal Paese di origine.

Entrambi i documenti devono essere tradotti in lingua italiana e la traduzione asseverata;

  • documento di riconoscimento e permesso di soggiorno in corso di validità;
  • certificato di residenza;
  • atto integrale di matrimonio;
  • ricevuta del pagamento del contributo di 250 euro.

Fonti normative

Decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113 (art. 14)

L. n. 91 del 1992 e ss.mm.ii. (artt. 5 e 9)

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