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Quando sono responsabili gli amministratori della SrL?

Proviamo a orientarci nella disciplina delle responsabilità delle SrL. Il principio della responsabilità limitata è davvero assoluto e incondizionato?

< Diritto Commerciale e Societario  

In una società a responsabilità limitata (SrL), gli amministratori rispondono in caso di violazione dei doveri di diligenza professionale e degli altri obblighi imposti loro dalla legge e dall’atto costitutivo della società.

La base normativa sulla quale si fonda la disciplina della responsabilità degli amministratori della SrL è l’art. 2476 del codice civile, nel quale si prevedono due “livelli” di responsabilità, a seconda che essa si esplichi nei confronti della società, oppure nei confronti degli altri soci o di terzi:

- nei confronti della società, la responsabilità è solidale: pertanto ognuno degli amministratori potrà essere chiamato a rispondere per l’intero ammontare del danno, fatta salva la possibilità di rifarsi sugli altri amministratori. E’ ovvio che il problema della solidarietà si pone soltanto per le società gestite da più persone, viceversa, nelle SrL unipersonali, sarà l’amministratore unico a rispondere delle obbligazioni derivanti dal proprio ruolo;

- nei confronti degli altri soci o di eventuali terzi creditori: gli amministratori sono responsabili limitatamente ai danni da loro direttamente causati, per dolo o per colpa.

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1. Il quadro normativo

Come abbiamo detto, quando parliamo di responsabilità degli amministratori della SrL, facciamo prevalentemente riferimento all’art. 2476 del codice civile. L’articolo è stato completamente modificato dalla riforma societaria intervenuta nel 2003, la cui novità sostanziale era costituita dall’introduzione nell’ordinamento italiano di un sistema di controllo da parte dei soci dell’attività di gestione della società. Difatti, il secondo comma della norma in discussione riconosce ai soci il diritto di ricevere informazioni sull’andamento degli affari, di consultare i libri sociali e tutti i documenti riguardanti l’amministrazione della società (anche avvalendosi della consulenza tecnica di professionisti nell’ambito). Ogni socio può promuovere azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore (o degli amministratori), qualora individui che un’azione o omissione da loro prodotta in violazione delle norme imperative di legge o dell’atto costitutivo, abbia prodotto un danno alla società, a terzi o ai soci stessi.

2. L’azione sociale contro gli amministratori della SrL

Quando si individua una violazione da parte degli amministratori, l’art 2476 consente ai soci di promuovere l’azione sociale nei loro confronti, potendo alternativamente agire per via giudiziale oppure per via stragiudiziale.
Dovranno però provare:

- il danno, consistente normalmente in una diminuzione di capitale;

- il nesso di causalità tra l’atto o l’omissione dell’amministratore e il danno procurato.

In caso di gravi irregolarità, inoltre, con la stessa azione è possibile richiedere al giudice di adottare un provvedimento di revoca dalle mansioni, in via cautelare.

Per non essere considerato responsabile, all’amministratore incomberà l’onere di dimostrare:

- di non avere colpa nella violazione degli obblighi imposti dalla legge o dall’atto costitutivo: potrebbe accadere nel caso di un amministratore ignaro della violazione perché subentrato nella gestione della SrL solo in un momento successivo. Tale esempio è valido a meno di mancata osservanza di uno specifico dovere di vigilanza, situazione più complicata in cui l’amministratore, a seconda del caso concreto, potrebbe anche essere considerato colpevole;

- oppure, essendo a conoscenza dell’atto che si stava per compiere, l’amministratore dovrà provare di aver espresso il proprio dissenso.

L’approvazione del bilancio sociale non libera l’amministratore dalla responsabilità, come precisato dall’ultimo comma dell’art. 2476.

Non è tuttavia solo il socio ad avere diritto d’azione: questa, infatti, può essere promossa anche dai creditori, e dalla società stessa.

Tuttavia, la società può anche rinunciare all’azione di responsabilità (a meno che tale previsione non sia vietata dall’atto costitutivo). La rinuncia è valida solo qualora ricorrano entrambe le seguenti condizioni:

- deve essere approvata dalla maggioranza dei soci che rappresentino i due terzi del capitale sociale;

- non devono opporsi soci per più di un decimo del capitale sociale.

Il comma 6 dell’art. 2476 sottolinea che l’eventuale rinuncia da parte della società non comporta l’impossibilità di agire da parte del singolo socio o del terzo danneggiati, che potranno dunque far valere la propria pretesa in giudizio ed essere risarciti dall’amministratore giudicato colpevole.

3. Prescrizione

L’azione di responsabilità è normata dal codice civile all’interno dell’art. 2393, il quale precisa anche i termini di prescrizione:

- L’azione si prescrive scaduti i 5 anni dalla cessazione della carica, oppure dal momento in cui il danno si è scoperto. In questo ultimo caso, il termine però si considera sospeso se l’amministratore abbia dolosamente o colposamente contribuito a nascondere il fatto;

- L’azione dei creditori prescrive entro 5 anni dal manifestarsi dell’insufficienza del patrimonio;

- Si applica l’ordinario termine di prescrizione di 10 anni per le circostanze di responsabilità penale, come in caso di bancarotta e nelle altre fattispecie di reato enucleate dalla Legge Fallimentare all’interno degli artt. da 216 a 223.

4. I doveri dell’amministratore diligente

A ben vedere, nessuna disposizione in materia di SRL parla specificatamente di diligenza professionale. L’articolo 2476, infatti, fa un riferimento ampio e onnicomprensivo alla responsabilità derivante da mancata osservanza dei doveri imposti dalla legge e dall’atto costitutivo, senza esplicitare alcun riferimento ad altre disposizioni codicistiche. Il concetto di diligenza professionale lo si desume in generale dalla disciplina in materia di mandato e di obbligazioni e, più specificatamente, dalla normativa sulle S.p.A. che, all’art. 2391, impone agli amministratori delle S.p.A. di adempiere ai loro doveri con la “diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze”.
I doveri da osservare sono poi individuati dagli articoli successivi del Codice e alle altre leggi fiscali o amministrative inerenti alla materia.
Di seguito, un elenco a titolo esemplificativo di possibili atti pregiudizievoli per i quali è chiamato a rispondere l’amministratore di una SrL:

- violazione di obblighi pubblicitari;

- falsificazione di bilancio;

- mancato pagamento di oneri fiscali o contributivi;

- alterazione di scritture contabili.

Con specifico riguardo alle sanzioni tributarie, va ricordata la recente pronuncia della Corte di Cassazione che ha statuito che delle sanzioni amministrative derivanti da responsabilità fiscale, risponde unicamente la società e non il soggetto che ha posto in essere l’atto o l’omissione vietata.

5. La responsabilità dei soci

La medesima normativa che abbiamo fin qui analizzato, ci spiega anche i casi nei quali sono responsabili soci non amministratori di una SrL.
All’interno del comma 7 dell’ormai noto art. 2476, viene descritta una ipotesi di concorso di responsabilità del socio con l’amministratore, nella circostanza in cui il socio abbia “intenzionalmente” deciso o autorizzato l’atto pregiudizievole. In questo caso, va tenuto in considerazione il peso che il socio ha avuto nella decisione e la capacità di ingerenza che il socio possiede all’interno della struttura della società. Il termine chiave della norma è la natura intenzionale dell’intervento: il socio viene considerato responsabile, qualora sia consapevole che l’atto che decide o autorizza procura un danno alla società o ad altri soci o a terzi.

Questa previsione si pone in deroga al generale principio della responsabilità limitata del socio, che, ricordiamo, è la caratteristica cardine della SrL. Le società di capitali, infatti, godono della cosiddetta “autonomia patrimoniale perfetta”,  in base alla quale il rischio patrimoniale è limitato - per l’appunto - all’ammontare conferito nella società.
In alcune specifiche circostanze, tuttavia, come in caso di presentazione infedele di dichiarazione dei redditi o di bilanci irregolari, se dimostrato il dolo del socio (e dell’amministratore), questi possono rispondere con il proprio patrimonio personale.

Fonti normative

Artt. 2476, 2393 Codice Civile

Legge Fallimentare: Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267, aggiornato dal D.L. n. 59/2016, e modificato dalla L. n. 232/2016.

D. Lgs. 6/2003: Riforma del diritto societario

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