In un periodo di "vacche magre" come quello attuale, non sono certamente in crisi quei soggetti che, direttamente o indirettamente, "campano sulle disgrazie altrui". Come le agenzie di recupero crediti che, molte volte, non curandosi dei problemi altrui, diventano insistenti e utilizzano qualsiasi mezzo di “minaccia”, portando una persona a rivolgersi ad un avvocato competente per far cessare questa situazione.

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Senza accusar nessuno, quando mancano i soldi, manca il lavoro, gli stipendi si abbassano e il ceto medio quasi non esiste più, aumentano a dismisura le posizioni debitorie di imprese e famiglie che, per pagarsi il dentista, comprare il televisore, l'orologio, l'auto nuova e, chi più ne ha più ne metta, ricorrono a finanziamenti di ogni genere anche per acquistare i generi di prima necessità.

Il numero crescente dei finanziamenti e la minor capacità di spesa, hanno comportato il fatto che l'italiano medio sia sempre più indebitato e che, spesso, diventi quasi impossibile onorare i contratti sottoscritti, pagare le bollette o rientrare dai finanziamenti ricevuti.

In questa situazione "sguazzano" le agenzie di recupero crediti che dovrebbero venire in aiuto dei creditori per cercare una mediazione col debitore, provando a metterlo nella posizione di collaborare per trovare insieme una soluzione al problema: proponendo una rateazione, uno sconto, una soluzione a saldo e stralcio, ecc.

Purtroppo però, non sempre le agenzie di recupero crediti rispettano quella sorta di codice deontologico che dovrebbero avere nel trattare con persone, spesso, in difficoltà finanziarie e, alle volte, travalicando, addirittura, le norme di legge.

In questo articolo, mi soffermerò più che altro su come ci si deve comportare quando si riceve una lettera, una telefonata o qualsiasi altro "invito più o meno cordiale a pagare" da parte di questi professionisti che, troppo spesso provano, a fare la parte degli esattori, ma, soprattutto, quando conviene rivolgersi ad un avvocato.

1. Cosa fare quando si riceve una pratica dal recupero crediti

Normalmente, una società di recupero crediti che riceve il mandato da un creditore, per prima cosa, invia al debitore una comunicazione in cui richiede a quest'ultimo il credito vantato, condendo la richiesta con penali per il ritardato pagamento, spese aggiuntive, commissioni, ecc.

Senza pensarci troppo, o lasciare la lettera nel cassetto per mesi, sarebbe opportuno, per prima cosa, verificare la reale sussistenza del debito che deve essere descritto nei dettagli e con precisi riferimenti al contratto o alle fatture che lo hanno generato.

Una volta verificato che le richieste siano fondate e che non siano decorsi i termini di prescrizione entro i quali un creditore non può più pretendere nulla (5 anni per le bollette, 10 anni per finanziamenti e altri crediti generici), oppure, dopo aver riscontrato che la richiesta di denaro è illegittima o, comunque, si voglia in qualche modo contestare tale istanza, sarà necessario attivarsi per trovare una soluzione al più presto.

Vediamo di spiegare come si deve comportare il debitore dopo aver ricevuto una missiva dal recupero crediti nel caso in cui:

  1. voglia pagare il debito;
  2. esistano i presupposti per contestare la richiesta di denaro.

2. Come comportarsi con il recupero crediti nel caso in cui si voglia pagare il debito

Esaminiamo ora il caso in cui, ad una richiesta del recupero crediti si voglia rispondere positivamente, ovvero, riconoscere la sussistenza del debito e onorarlo. In questo caso esistono svariate opzioni per risolvere la questione:

  1. pagare quanto richiesto entro i termini previsti dal recupero crediti e chiudere la pratica;
  2. chiedere una dilazione dei termini di pagamento;
  3. proporre una soluzione a saldo e stralcio.
  4. Pagare quanto richiesto entro i termini

È la soluzione più immediata e anche la più semplice se non si ha voglia di contestare il debito, le penali e i costi aggiuntivi del recupero crediti.

In questo caso, sarà necessario accertarsi di quali siano le modalità di pagamento e procedere al trasferimento di denaro in modo tracciabile per poter conservare una ricevuta di pagamento agli atti (non sa mai).

Capita molto spesso che, quando si riceve una lettera da una società di recupero crediti, ci si faccia prendere dal panico, anche perché, frequentemente, queste missive sono intimidatorie e minacciose.

Impanicarsi è la cosa più sbagliata che si possa fare e, pertanto, specie se non si hanno tutti i soldi per pagare il debito, prima di azzardare "soluzioni fai da te", sarebbe necessario consultare un avvocato per farsi aiutare a trovare una strada, non troppo tortuosa, per risolvere la questione.

Dico questo perché, spesso, ci si improvvisa "esperti", oppure, presi dalla paura delle minacce contenute nelle lettere ricevute, ci si mette in situazioni davvero pericolose specie se non si hanno tutti i soldi per pagare immediatamente.

Per prima cosa è utile sottolineare che, visti i tempi attuali in cui è più facile perdere i crediti, piuttosto che riuscire ad incassarli, i creditori sono molto più propensi ad accettare qualunque forma di compromesso pur di arrivare ad una soluzione positiva.

Detto questo, se si ha intenzione di chiedere una dilazione dei termini di pagamento o rateazione, sarebbe importante non svenarsi, proponendo delle piccole rate, sicuri di poterle onorare. Anche attraverso rate di importi molto bassi, normalmente, i creditori tendono ad accettare le proposte pur di incassare quanto richiesto.

Attenzione, inoltre, a non cadere nel tranello tipico della richiesta di garanzie: infatti, spesso, i funzionari del recupero crediti propongono degli sconti sul debito e una rateazione molto più comoda dietro l'emissione di cambiali a favore del creditore.

Mai accettare una soluzione simile perché, in caso di mancato pagamento di una cambiale che è, a tutti gli effetti, un titolo esecutivo, il creditore potrà richiedere al tribunale, fin da subito, il precetto ed obbligare entro 10 giorni il debitore a pagare quanto dovuto pena l'immediato pignoramento dei suoi beni.

Ancor peggio, se vogliamo, sono gli assegni post-datati che, spesso, il recupero crediti chiedono ai debitori per vedere in qualche modo garantito il proprio diritto di riscuotere le somme.

Anche in questo caso, non bisogna accettare le, pur "vantaggiose" condizioni che propongono le agenzie quando chiedono a garanzia degli assegni post-datati perché, per prima cosa è vietato emettere assegni di questo tipo e, qualora un assegno venga portato in banca con data posteriore a quella della effettiva emissione, è obbligo della banca segnalare l'anomalia all'Agenzia delle Entrate e, in secondo luogo, le sanzioni a carico di chi ha emesso l'assegno sono davvero pesantissime:

Proprio per questi motivi e, soprattutto, perché chi fa di lavoro il recupero crediti è sicuramente più informato e conosce bene l'argomento di cui si parla e tutti i cavilli alla quale appigliarsi per garantirsi, con tutti i mezzi a sua disposizione, il pagamento del debito, è necessario, prima di fare o proporre qualsiasi soluzione in risposta ad una richiesta di denaro, consultare un avvocato a cui spiegare la situazione e lasciare che sia lui ad occuparsi di impostare la trattativa per la rateazione di quanto dovuto.

Il saldo e stralcio, in questi casi, è una delle soluzioni più gradite da entrambe le parti.

Cosa significa saldo e stralcio?

Chiudere una pratica debitoria a saldo e stralcio significa trovare una soluzione in cui le due parti, debitore e creditore, rinunciano a qualche privilegio per sistemare la controversia con reciproca soddisfazione.

Spesso, il creditore, a fronte di una richiesta di una certa cifra di denaro ricevuta dal recupero crediti, si trova nella condizione di poter pagare, SUBITO, soltanto il 50% di quanto dovuto, senza ricorrere a dilazioni o altre situazioni legali che sarebbero più lunghe e costose per entrambi.

In questo caso, si può tentare la via del "saldo e stralcio" proponendo al recupero crediti il pagamento del 50% del proprio debito entro pochi giorni per chiudere completamente la questione. Il creditore incasserà una cifra più bassa ma avrà la certezza di prendere almeno quei soldi. Allo stesso modo, il debitore riuscirà a risparmiare una parte di quanto dovuto.

Di questi tempi, la maggior parte dei creditori, tende ad accettare proposte a saldo e stralcio, addirittura, al 20% piuttosto che rischiare di perdere tutto.

È però utile sottolineare che, anche in questo caso, per interfacciarsi con dei professionisti del recupero crediti, non è buona cosa il "fai da te". È opportuno affidare la pratica ad un avvocato che sarà in grado di "parlare la stessa lingua" dei recuperatori e trovare la soluzione migliore per il proprio cliente.

Un buon avvocato sarà in grado di valutare se può essere conveniente scegliere la dilazione oppure il saldo e stralcio; avrà le competenze ed il linguaggio adeguato per parlare con la controparte che si è affidata a degli esperti; sarà in grado di capire se le richieste sono legittime e trovare una soluzione per tutelare gli interessi del debitore.

  • Chiedere una dilazione dei termini di pagamento
    1. applicabilità del bollo delle cambiali (12 per mille);
    2. applicazione delle sanzioni previste dal dpr 642/1972, art. 25 (da 20 a 50 volte l'imposta non corrisposta).
  • Proporre una soluzione a saldo e stralcio

3. Come comportarsi nel caso in cui esistano i presupposti per contestare la richiesta di denaro

In questo caso, mi sento di consigliare al lettore di valutare attentamente le cause possono invalidare la richiesta di denaro del recupero crediti.

Se sono fondate e se si è in possesso di documentazione o prove per contestare quanto richiesto, è consigliabile, SEMPRE, affidarsi ad un consulente legale che sarà in grado di opporsi alla richiesta di pagamento.

In questo caso, ancor più che negli altri, mi sento di sconsigliare il "fai da te" perché sarebbe facile, contro degli esperti, passare dalla parte del torto anche se si ha ragione in pieno.

Nel caso in cui ci siano controversie o motivazioni plausibili per contestare le richieste del recupero crediti, la strada migliore è quella di scegliere un buon avvocato di parte e "passare a lui la palla" per sistemare la questione senza rischi particolari ed evitando inutili aggravi di spese.

4. L’intervento del Garante della Privacy e della recente giurisprudenza sulla gestione del recupero crediti stragiudiziale

Alla luce di quanto sopra è bene precisare che, se da una parte il creditore ha diritto ad ottenere il pagamento del proprio credito, anche per il tramite di soggetto terzi incaricati del recupero, dall’altra è pur vero che anche il debitore, nonostante sia inadempiente, ha diritto al rispetto della sua dignità e riservatezza. Infatti nel corso del tempo il Garante della Privacy e la giurisprudenza sono intervenuti a mettere in luce alcune prassi messe in atto dagli addetti delle società di recupero crediti stragiudiziale che si palesavano illecite e scorrette.
In particolare l’Autorità Garante è arrivata ad indicare ed a prescrivere a quanti svolgono questo tipo di attività – siano esse società specializzate, oppure finanziarie, banche, concessionari di pubblici servizi, compagnie telefoniche – le misure necessarie perché tutto venga svolto nel rispetto dei principi di “liceità, correttezza e pertinenza”.

Tra i provvedimenti del Garante della Privacy si richiamano il provvedimento del 30/11/2005 intitolato “Liceità, correttezza e pertinenza nell’attività di recupero crediti” ed il Vademecum del 18/04/2016 intitolato “Privacy e recupero crediti: le regole per il corretto trattamento dei dati personali”.
Quest’ultimo provvedimento è particolarmente interessante perché, oltre a soffermarsi sull’aspetto dei limiti al trattamento dei dati personali, elenca (nella sezione numero tre denominata le ‘prassi illecite’) alcune condotte particolarmente diffuse nell’attività di recupero stragiudiziale ma da ritenersi illecite e pertanto vietate.

In particolare il Garante prescrive che:

  1. non è consentito, al fine di sollecitare ed ottenere il pagamento di un debito, comunicare informazioni relative ai mancati pagamenti a soggetti diversi dal debitore, come ad esempio familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa
  2. non sono consentite visite al domicilio oppure sul luogo di lavoro con comunicazione a soggetti terzi di informazioni personali del debitore e relativa alla sua condizione debitoria
  3. non sono consentite comunicazioni telefoniche di sollecito preregistrate, senza l’intervento di un operatore che possa accertare che il sollecito non venga ascoltato da persone diverse dall’interessato
  4. non è consentito l’invio di cartoline postali o di plichi che all’esterno presentino la scritta "recupero crediti" o formule simili che facciano comprendere a terzi il contenuto della comunicazione
  5. non sono consentite affissioni di avvisi di mora o solleciti di pagamento sulla porta dell’abitazione del debitore.

Gli operatori del settore, quindi, sono chiamati a conformarsi a queste particolari prescrizioni. Peraltro sulla condotta a volte illegittima di alcuni addetti al recupero crediti stragiudiziale, è intervenuta anche la giurisprudenza.
Si richiama, in particolare, la sentenza della Corte di Cassazione Penale n. 29292 del 4/07/2019 che ha trattato il caso di un soggetto che ha presentato querela contro una società di recupero crediti perché, dopo aver interrotto un contratto di fornitura di energia con un gestore, aveva ricevuto dagli addetti al recupero solleciti di pagamento, per le fatture rimaste insolute, nell’ordine di 8 – 10 telefonate al giorno per circa due mesi. Il Giudice ha riconosciuto che la condotta del call center integrava la molestia e ha condannato l’amministratore della società incaricata del recupero crediti per conto del gestore del servizio, a titolo di colpa, per il reato ex art. 660 c.p..

L’organo giudicante ha ritenuto, infatti, che il titolare della società di recupero crediti poteva essere chiamato a rispondere per le molestie telefoniche poste in essere dai dipendenti del call center, nel momento in cui non aveva posto in essere alcuna contromisura per evitare l’eccessiva invasività delle iniziative prese dagli operatori contro il debitore moroso.

In conclusione, in tutti i casi di lesione della privacy o di altri comportamenti illeciti derivanti dall’attività di recupero del credito stragiudiziale, il debitore può far valere i propri diritti, denunciando il comportamento all’Autorità Garante della Privacy o anche rivolgendosi all’autorità giudiziaria attraverso il proprio avvocato, sia in sede civile (in caso ci siano profili di risarcimento del danno) o penale (in caso di condotte che integrino fattispecie di reato come ad esempio molestie o le minacce). Tuttavia è da tenere bene a mente che, se da una parte il debitore che ha subito un’ingiustizia può certamente far valere i propri diritti, dall’altra è vero che, anche qualora sia stato leso, la sua posizione di debitore non viene meno, per cui se ha contratto un debito deve provvedere ad onorarlo.

Redatto da: Omar Cecchelani, Pagaremenotasse

Aggiornato da: Roberta Iannettone

Fonti normative

Cass. pen. Sez. I, 04/07/2019, n. 29292

Provvedimento del 30/11/2005 del Garante della Privacy - “Liceità, correttezza e pertinenza nell’attività di recupero crediti

Vademecum del 18/04/2016 del Garante della Privacy - “Privacy e recupero crediti: le regole per il corretto trattamento dei dati personali