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Cos’è la transazione fiscale e quando si può chiedere?

L'art. 182 ter della Legge Fallimentare ha istituito e regola questa opzione fruibile da tutte le imprese che versano in uno stato di crisi, ovvero la transazione fiscale e contributiva, che vuole essere un aiuto concreto nell'abbattimento dei debiti verso il Fisco.

< Diritto Amministrativo e Bancario   # TransazioneFiscale  

transazione fiscale approfondimento di avvocatoflash

Le imprese in difficoltà finanziaria, nell'ambito di un accordo per la ristrutturazione del debito o di concordato preventivo hanno la possibilità di stipulare accordi con i concessionari per la riscossione delle imposte (ex Equitalia, oggi Agenzia delle Entrate Riscossioni o Sorit, ecc.) per sistemare la propria posizione fiscale.

Grazie all'istituto della transazione fiscale, il contribuente potrà, tra le altre cose, godere di benefici quali:

  • il consolidamento del proprio debito;
  • la dilazione del proprio debito;
  • l'abbattimento della propria esposizione verso il Fisco.

La transazione fiscale si propone come un mezzo per incentivare il debitore ad una soluzione concordata con l'Erario per risolvere il proprio problema godendo dei benefici tributari previsti, della conservazione del complesso produttivo e, addirittura, della maggior parte del personale alle sue dipendenze in caso di bisogno.

1. Cos'è la transazione fiscale

Nello specifico, la transazione fiscale e contributiva, rappresenta una procedura transattiva che il contribuente può mettere in atto con il Fisco nell'ambito del concordato preventivo o di accordi di ristrutturazione che consente l'opportunità di pagare in misura ridotta i debiti tributari sia privilegiati che chirografari oppure dilazionarli.

Rappresenta una grossa opportunità, sia per l'imprenditore in difficoltà finanziarie, che avrà la possibilità di chiudere le pendenze con il Fisco e gli altri enti previdenziali, ma anche un enorme vantaggio per lo Stato che avrà la possibilità di recuperare denaro che potrà impiegare a vantaggio di tutti i cittadini.

Ne consegue, oltretutto, che sarà possibile salvare, "prendendola per i capelli", un'impresa che sarebbe stata destinata a chiudere definitivamente salvaguardando quindi, oltre all'attività economica in sé e per sé, anche parecchi posti di lavoro.

La transazione fiscale è una novità nell'ordinamento tributario dove, di norma, vige il principio di indisponibilità e irrinunciabilità del credito tributario da parte dell'Amministrazione Finanziaria.

È una procedura assimilabile ad una vera e propria transazione finanziaria attraverso la quale il debitore può chiedere al Fisco una ristrutturazione del suo debito mediante una rateizzazione con scadenze prefissate e un piano di rientro piuttosto "comodo", oppure una sorta di "saldo e stralcio" con la decurtazione di una parte di esso.

L'imprenditore che abbia depositato il concordato preventivo oppure un accordo di ristrutturazione del suo debito potrà, sfruttando la transazione fiscale, proseguire la propria attività congelando la posizione debitoria nei confronti del Fisco.

2. Come attuare la transazione fiscale

L'articolo 160 della Legge Fallimentare ammette l'attivazione della transazione fiscale in caso di concordato preventivo oppure in caso di un accordo di ristrutturazione dei debiti a norma dell'articolo 182 bis della suddetta Legge Fallimentare.

Esistono dei particolari requisiti soggettivi e oggettivi affinché questa procedura possa essere attivata. Per quanto riguarda i primi, ovvero i requisiti soggettivi, il richiedente deve:

  • essere qualificato come imprenditore commerciale (o imprenditore agricolo).

Mentre il requisito oggettivo è molto semplicemente:

  • che venga riscontrato uno stato di crisi ed insolvenza.

Qualora l'imprenditore che si trovi all'interno del concordato preventivo abbia intenzione di sfruttare questa procedura, dovrà inoltrare una formale proposta di transazione fiscale allegata al ricorso depositato presso il Tribunale competente.

Il debitore, contestualmente al deposito presso il Tribunale, dovrà presentare copia della domanda di transazione all’Ufficio dell'Agenzia delle Entrate competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale, nonché all'Agente della Riscossione.

Nel caso di ristrutturazione del debito invece, la proposta dovrà essere presentata soltanto presso l'Agenzia delle Entrate di competenza e, parimenti, al concessionario della Riscossione (ad es. Agenzia delle Entrate Riscossioni).

È necessario allegare alla proposta di transazione fiscale, tutte le informazioni e la documentazione utile per la ricostruzione della posizione fiscale del contribuente ma, soprattutto, necessaria per verificare la fattibilità di tale proposta.

In entrambi i casi, in seguito alla presentazione della domanda di transazione fiscale, l'Agenzia delle Entrate e l'Agente di Riscossione, entro 30 giorni, dovranno controllare e verificare la regolarità dei requisiti e provvedere a trasmettere al richiedente una certificazione che indichi il debito complessivo e quello iscritto a ruolo comprensivo anche di interessi e sanzioni.

3. Per quali debiti è possibile richiedere la transazione fiscale

Non è possibile richiedere la transazione fiscale per tutti i debiti con l'Amministrazione Finanziaria, questa è una nota dolente, infatti, la transazione col Fisco può essere richiesta soltanto per i debiti con l'erario di natura chirografaria e privilegiata. Ne consegue che possono essere oggetto di transazione fiscale i seguenti tributi:

  • tutti i tributi erariali compreso interessi, more e sanzioni: Irpef, Ires, Irap, Ilor, Invim, ecc.;
  • le sanzioni amministrative per violazioni tributarie;
  • i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.

Un discorso a parte deve essere fatto per l'IVA per la quale il nostro ordinamento ha sempre escluso il cosiddetto "saldo e stralcio". In teoria, resterebbe valida soltanto la possibilità di dilazionare questo onere, anche se l'Avvocato Generale della Corte di Giustizia UE, su richiesta del Tribunale di Udine, ha chiarito che anche l'abbattimento del debito IVA è comunque ammissibile nel caso in cui:

  • il contribuente che ne fa richiesta non abbia occultato parte del suo attivo per pagare meno tasse;
  • venga attestato che la proposta di abbattimento a saldo e stralcio del debito IVA sia più vantaggiosa, per l'Erario, rispetto al fallimento.

Restano esclusi dalla transazione fiscale i tributi locali (comunali e provinciali) in quanto non amministrati direttamente dall'Erario, la quale gestione è affidata alle amministrazioni locali.

Rientrano in questa categoria i seguenti tributi:

  • IMU;
  • TARI;
  • TASI;
  • Tassa di soggiorno;
  • Tassa sul passo carraio.

Che non potranno, quindi, essere oggetto di transazione fiscale.

4. Modalità di estinzione del debito

Nella procedura di concordato preventivo i crediti concorsuali possono essere soddisfatti "attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l'attribuzione ai creditori, nonché a società da queste partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari o titoli di debito" a norma dell'art. 160, comma 1, della Legge Fallimentare.

L'articolo 182-ter della suddetta legge, che regola la transazione fiscale, appare molto meno permissivo, infatti, parla unicamente di "pagamento parziale o dilazionato" che comprende, comunque la possibilità di compensare il credito tributario considerando la compensazione una mera forma, alternativa, di pagamento.

Ne consegue che anche all'interno di una procedura di transazione fiscale sarà possibile compensare debiti e crediti tributari nei limiti imposti dall'art. 56 L.F.

Fonti normative

Art. 182 ter della Legge Fallimentare

Art. 160 della Legge Fallimentare

Art. 56 della Legge Fallimentare

Omar Cecchelani,Pagaremenotasse


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