Il Codice cerca di estendere la specificazione dell’imprenditore agricolo nella maniera più ampia possibile e, per fare questo, cerca di individuare tutte le attività che possono essere ricomprese in tale settore.

imprenditore agricolo

1. La normativa che disciplina questa figura professionale

L’ordinamento giuridico italiano differenzia le figure di imprenditore commerciale da quello agricolo. È interessante notare come il legislatore ha dato un risalto particolare a questa ultima figura imprenditoriale, definendo specificatamente le attività che rientrano nell’imprenditoria agricola, mentre la figura di imprenditore commerciale si ricava per differenza, di modo i soggetti che non svolgono le attività agricole specificate dalla legge, sono imprenditori commerciali.

Il Codice Civile, nell’art. 2135, qualifica l’imprenditore agricolo quale esercente una delle seguenti attività:

  • coltivazione del fondo;
  • selvicoltura;
  • allevamento di animali.

Il Codice cerca di estendere la specificazione dell’imprenditore agricolo nella maniera più ampia possibile e, per fare questo, cerca di individuare tutte le attività che possono essere ricomprese in tale settore.

Pertanto è imprenditore agricolo anche chi esercita le attività sopra descritte attraverso la cura e lo sviluppo di un ciclo biologico, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo e il bosco.

Il codice accomuna poi le figure di imprenditore agricolo è quella di imprenditore ittico. Infatti, la definizione dell’art. 2135 c.c., si estende anche alle attività di allevamento e di coltura che si sviluppano nelle acque dolci, salmastre o marine.

Spiegata la definizione generale di imprenditore agricolo, è possibile individuare, anche grazie alle diverse disposizioni legislative succedutesi nel tempo, le diverse tipologie con cui tale operatore economico si differenzia nel mercato.

Pertanto avremo:

- Coltivatore diretto, inteso come soggetto che si dedica direttamente e abitualmente alla coltivazione dei fondi ed al governo del bestiame. Tale figura, già compresa nel codice civile nell’art. 2083, rubricato “piccoli imprenditori”, viene poi meglio definita dall´ art. 48 della Legge 2 giugno 1961, n. 454, secondo cui il coltivatore diretto è colui che impieghi persone del nucleo familiare nella misura di un terzo della complessiva forza lavorativa di quella occorrente per le normali necessità della coltivazione del fondo e per l’allevamento ed il governo del bestiame.

- Imprenditore agricolo professionale, identificato come l’imprenditore agricolo che possieda particolari conoscenze tecniche nel settore agrario, oltre a ricavare almeno il cinquanta percento del proprio reddito globale dalle attività agricole individuate nel paragrafo precedentemente, anche in veste di socio di una società, purché vi dedichi la metà delle proprie giornate lavorative.

2. Le attività svolte dall'imprenditore agricolo

Nella nozione di imprenditore agricolo rientrano anche tutta una serie di attività che il codice definisce “connesse” a quelle sopra elencate. Pertanto, è imprenditore agricolo anche colui che, nell’esercizio della propria attività, compie una serie di attività non propriamente legate ai cicli produttivi agricoli ma strettamente connessi a questi.

Infatti, il codice prevede che rientri nella qualifica di imprenditore agricolo anche i soggetti che pongano in essere operazioni commerciali (quali la manipolazione, la trasformazione, la commercializzazione e valorizzazione dei prodotti agricoli) o i servizi correlati, compresi quelli alberghieri, purché strettamente legati alle attività agricola che qualifica tale tipo di imprenditore.

Rientrano nella categoria di imprenditore agricolo anche i titolari di agriturismi, purché appunto, rispettino il criterio di prevalenza nell’uso dei propri prodotti. Così come vi rientra chi esercita attività di allevamento di equini (a prescindere dalla razza), in connessione con l'azienda agricola (art. 9 D.lgs. 30 aprile 1998, n. 173), oppure (come sopra ricordato) anche chi esercita l'attività di pesca in maniera professionale (imprenditore ittico, equiparato all'imprenditore agricolo ex art. 2 l. 10\05\2005 n. 226 modificato dal d.lgs. 26\05\2004 n. 154).

È importante sottolineare come, al fine di permanere all’interno della disciplina di imprenditore agricolo, tutte queste attività devono rispettare il principio di prevalenza.

L’applicazione di tale principio presuppone che l’imprenditore, affinché possa godere dei privilegi previsti per il settore agricolo, debba compiere le operazioni commerciali, ovvero le altre attività connesse, principalmente rivolgendole verso i frutti della sua attività agricola.

3. Il regime IVA, agevolazioni e i contributi previdenziali

L’imprenditore agricolo gode di alcune agevolazioni fiscali. Per l’imprenditore agricolo sono previsti tre diversi tipi di regimi fiscali per l’IVA:

- uno di esonero totale dell’imposta;

- un regime speciale;

- il regime ordinario.

Innanzitutto, la legge prevede un esonero totale per l’imposta di valore che riguarda l’imprenditore il cui valore d’affari non superi in un esercizio € 7.000, sempre purché il valora d’affari dipenda almeno per due terzi dalla cessione di prodotti agricoli.

Questi imprenditori non avranno alcuna contribuzione IVA, ma saranno comunque obbligati alla tenuta dei documenti fiscali riferiti alle loro attività. Il regime speciale dell’IVA, invece, applicato quindi a quegli imprenditori il cui volume d’affari superi i 7.000 euro, prevede un regime speciale di detrazione IVA.

La disciplina infatti è contenuta nell’art. 34 del DPR n. 633/72. Tale regime “ordinario” nel settore agricolo, prevede delle detrazioni dell’imposta IVA diverse da quello per le altre attività commerciali. Infatti, a differenza della classica partita di giro, le detrazioni IVA si basano non sugli acquisti effettuati dall’imprenditore agricolo, bensì su percentuali di compensazione fissati dalla legge.

Pertanto, l’IVA applicabile alle operazioni effettuate dall’imprenditore agricolo dipende dal tipo di prodotto oggetto di cessione e dalla relativa aliquota di compensazione stabilita dalla legge per tale prodotto.

Ogni prodotto, infatti, ha delle percentuali di compensazione proprie. Le percentuali di compensazione sono contenute nella Tabella A, parte I, allegata al DPR n. 633/72. Applicazione del regime speciale per i produttori agricoli.

Per quanto riguarda i contributi previdenziali, sono obbligatoriamente iscritti alla gestione INPS i Coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Anche dal punto di vista delle prestazioni previdenziali, l’imprenditore agricolo gode di alcune agevolazioni.

Una delle prime riguarda gli imprenditori agricoli under 40, i quali sono esonerati dal versamento dei contributi previdenziali. L’esonero è totale per i primi 3 anni di attività e nei successivi 3 anni prevede delle contribuzioni ridotte.

4. Differenze tra imprenditore agricolo e commerciale

Abbiamo detto, all’inizio del presente articolo, che la legge definisce specificamente l’imprenditore agricolo mentre non specifica nel dettaglio cosa sia un imprenditore commerciale.

Si ritiene, pertanto, che tale definizione sia residuale rispetto a quello agricolo e che, pertanto, chiunque eserciti in forma di impresa un’attività diversa da quelle elencate dall’art. 2135 c.c. per l’imprenditore agricolo, sia un imprenditore commerciale.

Inoltre, come ricorderemo, sono imprenditori agricoli anche i soggetti che effettuino operazioni commerciali riferite, prevalentemente, ai loro prodotti. Quanto invece un soggetto commercializzi, o più in generale, effettui attività connesse a quelle agricole per beni prodotti da terzi, egli rivestirà la qualifica di imprenditore commerciale.

Oltre ai vantaggi fiscali sopra descritti, ciò che differisce maggiormente l’imprenditore agricolo da quello commerciale è la mancanza di adempimenti previsti dalla legge per l’imprenditore agricolo.

La prima differenza da considerare è che gli imprenditori agricoli non sono obbligati ad iscriversi nel registro delle imprese, a differenza degli imprenditori commerciali. Oltre all’assenza di pubblicità nei confronti di terzi, l’imprenditore agricolo non è neanche obbligato alla tenuta dei libri contabili.

Ma la differenza che più risalta la figura di imprenditore agricolo, riguarda l’impossibilità di questo imprenditore di fallire così come l’impossibilità di accedere alle altre ipotesi di crisi di impresa in caso di insolvenza.

Il motivo di questa previsione è abbastanza intuitivo. Il rischio della produzione gravante su un imprenditore agricolo è sicuramente diverso da quello che invece si addossa un imprenditore commerciale.

Il primo, infatti, non sarà soggetto esclusivamente all’alea del mercato, così come ogni altro imprenditore, ma sarà altresì esposto alle variabili biologiche/metereologiche che possono, fortemente, incidere sul volume di affari agricoli nel corso di un esercizio commerciale.

5. Conclusioni

Il nostro ordinamento prevede delle agevolazioni per gli imprenditori agricoli, sia da un punto di vista fiscale, sia per quanto riguarda la soggezione alle imposte. Questo favore accordato alla categoria in questione riguarda sicuramente una serie svariata di motivi. Sicuramente la tradizione agricola della nostra economia, sensibile ad un settore legato e dipendente dalla coltivazione.

Oppure la politica agraria fascista in vigore proprio quando il Codice Civile veniva scritto. Vero è che il settore agricolo è un settore commerciale molto attenzionato negli ultimi decenni anche per quel che riguarda la politica europea che sul settore agricolo dedica proprio delle voci di spesa e di intervento molto importanti (PAC).

Forse sarà veramente questo il settore in cui il nostro paese potrò farsi forza della competenza proprie della sua tradizione e farsi trainante rispetto agli altri competitor europei.

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