Ecco tutto quello che c'è da sapere per l'apertura di una partita IVA.

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1. La Partita IVA: cos’è e quando aprirla

La Partita IVA è una sequenza numerica di 11 numeri che identifica una società o una persona fisica. I primi 7 numeri collegano la Partita IVA al contribuente che ne è titolare, i successivi 3 corrispondono al codice identificativo dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, mentre l’ultimo numero ha una funzione di controllo. La sequenza, quindi, identifica il titolare dell’attività ed anche la posizione fiscale dello stesso.

L’obbligo di aprire una Partita IVA è collegato al carattere di abitualità o di occasionalità con cui viene svolta una determinata attività. Chiunque eserciti, in maniera stabile e continuativa, un'attività economica d’impresa commerciale, artigiana o industriale, sotto forma di ditta individuale o di società, oppure come libero professionista (ad eccezione degli iscritti ad Albi Professionali), è soggetto all’obbligo di apertura della Partita IVA.

I soggetti obbligati sono tutti i lavoratori che offrono un servizio o un bene per conto proprio e non sono titolari di rapporti di lavoro subordinato. Quindi, al momento dell’apertura della Partita IVA, chi intende avviare un’attività “in proprio” accetta l’obbligo di emettere fattura e di pagare le imposte al fisco e i contributi alla previdenza.

2. Come si apre una Partita IVA?

Per aprire la Partita IVA è necessario presentare apposita richiesta all’Agenzia delle Entrate, tramite la compilazione e la consegna del modello AA9/12, per le persone fisiche, o del modello AA7/10, per i soggetti diversi. Entrambi i modelli possono essere scaricati direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate e consegnati:

  • presso uno degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, in allegato con il proprio documento di riconoscimento;
  • attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento;
  • in modalità telematica, attraverso l’apposito software da scaricare, direttamente dal contribuente o tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica.
  • Tramite servizi online come Fiscozen, che si occupano di tutti gli aspetti burocratici per te;

Per i soggetti tenuti ad iscriversi al Registro delle Imprese o al Repertorio delle notizie Economiche e Amministrative (REA), invece, si utilizza una procedura differente. Costoro, infatti, presentano la Comunicazione Unica, una procedura amministrativa che permette di svolgere contestualmente e per via telematica i seguenti adempimenti:

  • iscrizione al Registro Imprese / REA;
  • invio modello AA9/12 o AA7/10 all’Agenzia delle Entrate per apertura P. IVA;
  • iscrizione INPS;
  • apertura posizione INAIL.

Parallelamente, per le attività che prevedono uno o più requisiti, occorre presentare anche la SCIA telematica agli uffici SUAP del proprio Comune.

3. Quali tipologie di Partita IVA esistono e quali costi hanno?

Aprire una Partita IVA è gratuito, ma è necessario scegliere il tipo di regime fiscale più adatto alla specifica attività. I regimi fiscali che è possibile adottare sono due:

  • regime forfettario, ex regime dei minimi, operativo dal 2015;
  • regime ordinario.

I regimi prevedono costi di gestione differenti, per questo è bene valutare i costi e quanto bisogna realmente pagare per aprire una Partita IVA.

3.1 Regime forfettario

Il regime forfettario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e non incorrano in una delle cause di esclusione.

A partire dal 1° gennaio 2019 il regime forfettario può essere scelto dai contribuenti che non superano il limite di 65.000,00 euro di ricavi o compensi. La Legge di Bilancio 2019 ha eliminato i limiti relativi alle spese per i beni strumentali. Tuttavia, secondo la normativa vigente, possono accedere e permanere nel regime forfettario i soggetti che:

  • percepiscono redditi da lavoro dipendente o assimilati (es. pensioni) non superiori a 30.000 euro l’anno;
  • hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti, collaboratori, ecc. non superiori a 20.000 euro l’anno.

Sono esclusi dal regime forfettario:

  • quanti partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari, oppure detengono il controllo;
  • chi detiene il controllo diretto o indiretto su srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche riconducibili a quelle associate al regime forfettario e, al contempo, emette fattura nei loro confronti;
  • i non residenti, con l'eccezione di quanti risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, e producono in Italia almeno il 75% del loro reddito complessivo;
  • chi esercita la propria attività prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di datori con cui erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta (si considerano allo stesso modo soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro);
  • chi effettua in via prevalente o esclusiva cessioni di fabbricati, terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • chi svolge attività speciali ai fini IVA (tra cui vendita di beni usati, sali e tabacchi, ecc.).

Il regime agevolato prevede l’applicazione di un’aliquota sostitutiva Irpef al 5% per i primi 5 anni, per i soggetti che soddisfano anche i requisiti dell’aliquota start-up, che passa al 15% a partire dal sesto anno. Per quel che riguarda i contributi Inps relativi ai professionisti senza cassa e, quindi, iscritti alla Gestione Separata Inps, l’aliquota contributiva è del 25,98%.

Inoltre, è prevista la possibilità, per i forfettari iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps, di richiedere una riduzione del 35% su tutti i contributi (sia quelli fissi sul minimale di reddito, sia quelli sull’eccedente). Il regime forfettario permette di operare in franchigia IVA e di usufruire dell’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica e di tenuta delle scritture contabili.

3.2 Regime ordinario

I titolari di Partita IVA, lì dove non sarà applicabile il regime forfettario, saranno soggetti al pagamento delle imposte e dei costi ordinari. Il regime contabile ordinario è obbligatorio, a prescindere dall’ammontare di ricavi conseguiti, per:

  • p.A, S.r.l., S.r.l.s., S.a.p.a., società cooperative e mutue assicuratrici;
  • Enti pubblici e privati che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
  • Stabili organizzazioni di società ed enti non residenti;
  • Associazioni non riconosciute e consorzi che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

Qualora l’ammontare di ricavi conseguito sia superiore a 400.000 euro (nel caso di attività di prestazioni di servizi) o superiore a 700.000 euro (nel caso di altre attività), l'obbligo si estende inoltre a:

  • Persone fisiche che esercitano attività commerciali;
  • Società di persone (S.n.c. e S.a.s.);
  • Enti non commerciali che esercitano anche un’attività commerciale in misura non prevalente. 

I costi per aprire e mantenere una Partita IVA in regime ordinario sono: 

  • Irpef;
  • costi gestione separata Inps o cassa professionale;
  • Irap (per i contribuenti con un’organizzazione stabile);
  • IVA, l’imposta sul valore aggiunto calcolata sull’imponibile di ogni fattura.

3.3 Regime semplificato

Possono, invece, adottare il regime contabile semplificato quando i ricavi sono inferiori a 400.000 euro, nel caso di attività di prestazioni di servizi, o a 700.000 euro, nel caso di altre attività:

  • persone fisiche che esercitano attività commerciali in forma di ditta individuale (che non ha i requisiti per accedere al regime forfettario o, semplicemente, che non vuole aderirvi);
  • società di persone (S.n.c. e S.a.s.);
  • enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale in via non prevalente.

4. Quando non conviene aprire la Partita IVA

Aprire la Partita IVA ha i suoi vantaggi, ma ha anche un costo di mantenimento. Quindi, prima di procedere con l’attivazione, è necessario vedere se l’attività che si intende svolgere rientra tra quelle redditizie.

Se si è lavoratori indipendenti e gli introiti superano i 5.000 euro annui, è consigliabile aprirla per regolarizzare la propria posizione fiscale, ma sotto i 5.000 euro è meglio valutare attentamente, poiché le spese di gestione potrebbero incidere sui guadagni. Attenzione, tuttavia: determinate attività, per poter essere esercitate in forma autonoma, richiedono obbligatoriamente l’apertura della Partita IVA.

Qualche esempio? Dal parrucchiere all’estetista, dal tatuatore all’addetto alle disinfestazioni, nonché alcune professioni riservate a soggetti abilitati e iscritti all’apposito albo.

Martina Rapone

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