Possiamo affermare che il decreto ingiuntivo persegue la ratio di offrire al creditore uno strumento di tutela immediato contro l’insolvenza del debitore e di evitare i pregiudizi derivanti dai tempi del giudizio ordinario.

ingiunzione di pagamento

Oggi parleremo dell’ingiunzione di pagamento. Il decreto ingiuntivo è uno strumento che permette di soddisfare velocemente un diritto creditorio. E’ un provvedimento emesso dal Giudice di Pace o dal Tribunale, in base all’importo del credito, su richiesta del creditore.

Al debitore viene intimato di provvedere al pagamento della somma oggetto di ingiunzione o entro 40 giorni dalla notifica, se il decreto ingiuntivo è ordinario, o senza dilazione, se il decreto ingiuntivo è immediatamente esecutivo. La notifica deve essere fatta al debitore:

- a mezzo ufficiale giudiziario addetto all’U.N.E.P. del Tribunale territorialmente competente;

- dal legale del credito mediante notifica in proprio (a mezzo raccomandata a.r.);

- dal legale del creditore a mezzo pec. Inoltre, la notifica deve essere effettuata entro il termine di 60 giorni dalla concessione del decreto ingiuntivo.

Decorso inutilmente tale termine, l’ingiunzione di pagamento decade, salvo chiedere al Giudice che ha emesso il provvedimento di essere rimessi in termini.

1. Cosa comporta una ingiunzione di pagamento

Il decreto ingiuntivo è uno strumento messo a disposizione di colui che si ritiene creditore, al fine di soddisfare il proprio diritto di credito e conseguire, in tempi rapidi, rispetto al procedimento ordinario, il titolo esecutivo per intraprendere l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.

Ai sensi dell’art. 633 c.p.c., per potersi avvalere di tale strumento, è necessario che il credito che si fa valere sia:

- certo: cioè dimostrabile attraverso prove scritte come, ad esempio, parcelle vidimate dagli ordini professionali di appartenenza, fatture, titoli di credito, ecc…;

- liquido: cioè determinato nell’ammontare o comunque facilmente determinabile;

- esigibile: cioè non soggetto a condizione sospensiva o a termine.

L’atto introduttivo del procedimento è il ricorso. Esso deve contenere, oltre ai requisiti previsti dall’art. 125 c.p.c., l’indicazione delle prove che si intendono produrre. Il ricorso ed i documenti vengono depositati presso la cancelleria del giudice competente per territorio e per valore e non possono essere ritirati fino alla scadenza del termine stabilito per la proposizione della opposizione, al fine di consentire al debitore ingiunto di prenderne visione.

Col deposito del ricorso, si apre la fase di cognizione sommaria da parte del giudice che può: - rigettare il ricorso: ove lo ritenga inammissibile per carenza dei presupposti processuali o per incompetenza.

Il ricorrente, in questo caso, può riproporre la domanda con altro ricorso o procedere in via ordinaria;

- chiedere al ricorrente l’integrazione probatoria: se non ritiene sufficientemente giustificata la domanda;

- accogliere la domanda: in questo caso, il giudice emette il decreto col quale ingiunge al debitore di pagare la somma o di consegnare la cosa nel termine di 40 giorni.

Il giudice, altresì, avverte il debitore che nello stesso termine può proporre opposizione e che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata. Il ricorrente, in questo caso, deve notificare il ricorso ed il decreto in copia autentica al debitore ingiunto, entro 60 giorni dalla pronuncia, se la notifica deve avvenire nel territorio della Repubblica ovvero entro 90 giorni negli altri casi.

In mancanza di notificazione nei suddetti termini, il decreto diventa inefficace. Al contrario, a seguito della notifica entro il termine di 60 giorni, il decreto ingiuntivo resta efficace per la durata di 10 anni, prima di prescriversi.

2. Cosa succede se non si paga un decreto ingiuntivo

Se il ricorso e pedissequo decreto ingiuntivo sono stati notificati nei termini previsti ed il debitore ingiunto non ha svolto né l’opposizione né ha corrisposto la somma ingiunta, ove non sia già stata concessa la provvisoria esecutorietà ex art. 642 c.p.c., il ricorrente può chiedere al giudice che ha concesso il decreto, che lo dichiari esecutivo, ai sensi dell’art. 647 c.p.c.. A seguito di tale richiesta del creditore, il giudice può:

- ordinare la rinnovazione della notificazione del decreto ingiuntivo: quando risulta che l’intimato non abbia avuto conoscenza del decreto;

- dichiarare esecutivo il decreto ingiuntivo: il decreto ingiuntivo, quindi, acquista efficacia di cosa giudicata e l’opposizione non può più essere proposta, salvo l’ipotesi dell’opposizione tardiva. Il decreto di esecutorietà è iscritto in calce all’originale del decreto di ingiunzione.

Ai fini dell’esecuzione, nel precetto deve farsi menzione del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e l’apposizione della formula, ai sensi dell’art. 654 c.p.c.. Le azioni esecutive che possono essere poste in essere dal creditore nei confronti del debitore inadempiente sono, a seconda dell’importo del credito e alla natura giuridica del debitore:

- atto di pignoramento mobiliare presso il debitore;

- atto di pignoramento immobiliare;

- atto di pignoramento presso terzi;

- istanza di fallimento.

3. Le alternative per il debitore

Il debitore, al ricevimento del decreto ingiuntivo, può decidere di assumere una delle suddette condotte: - pagare: in questo caso il debito si estingue e vengono pagate anche le spese legali;

- non pagare: scaduti i 40 giorni il decreto ingiuntivo diventa definitivo e acquista potere esecutivo, autorizzando il pignoramento dei beni del debitore insolvente, dopo la notifica dell’atto di precetto;

- proporre opposizione: qui si apre un vero e proprio processo ordinario che si svolge nel contraddittorio delle parti.

La decisione definitiva spetta al giudice che può accogliere totalmente l’opposizione, facendo perdere efficacia al decreto ingiuntivo, oppure può accogliere parzialmente l’opposizione, interessando una somma o quantità ridotta, o può rigettare semplicemente l’opposizione, rendendo esecutivo il decreto ingiuntivo.

Può, inoltre, capitare che il debitore, al ricevimento della notifica dell’ingiunzione di pagamento, rifiuti la consegna dell’atto. In realtà, tale condotta è del tutto inutile, in quanto la notifica si perfezione come consegnata a mani del destinatario.

4. L’atteggiamento da tenere davanti ad un decreto ingiuntivo

Quando si riceve un decreto ingiuntivo si deve valutare se ci siano i presupposti al fine di opporsi e di vincere il giudizio di opposizione. L’opposizione non deve essere proposta per dilatare i tempi del pagamento o, comunque, al fine di realizzare una condotta defatigatoria nei confronti della controparte creditrice.

Infatti, se il giudice dovesse ritenere che l’opposizione non sia fondata, potrebbe dichiarare l’ingiunzione “provvisoriamente esecutiva” ed autorizzare il creditore al pignoramento anche durante la stessa causa di opposizione, senza alcun vantaggio per il debitore. Inoltre, se si dovesse avviare un’opposizione senza presupposti, il debitore rischia di pagare al creditore, sia le spese processuali, sia il risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., che il giudice può infliggere a chi intenta una causa senza averne diritto.

In più, si dovranno pagare la parcella dell’avvocato e i costi del giudizio. Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è destinato a chiudersi con sentenza, avverso la quale sono esperibili gli ordinari mezzi di impugnazione:

- se l’opposizione è rigettata con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva: il decreto ingiuntivo acquista efficacia esecutiva;

- se l’opposizione è accolta solo in parte: il titolo esecutivo è costituito solo dalla sentenza;

- se l’opposizione è accolta integralmente: il giudice è tenuto a revocare il decreto ingiuntivo o a dichiararne la nullità;

- se il giudice dichiara l’estinzione del processo: il decreto ingiuntivo acquista efficacia esecutiva;

- se le parti si conciliano: il giudice, con ordinanza non impugnabile, dichiara o conferma l’esecutorietà del decreto ingiuntivo, oppure riduce la somma o la quantità a quella stabilita dalle parti.

L’opposizione, poi, può essere tardiva solo nelle ipotesi tassativamente previste dall’art. 650, comma 1, c.p.c. e cioè quando il debitore è in grado di provare di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo:

- per irregolarità della notificazione;

- per forza maggiore;

- per caso fortuito.

L’opposizione tardiva deve essere proposta nel termine perentorio di 10 giorni dal primo atto di esecuzione del decreto ingiuntivo. Quando è proposta l’opposizione tardiva, ai sensi dell’art. 649 c.p.c., il giudice può sospendere l’esecuzione.

5. Ingiunzione di pagamento: non sai cosa fare?

La prima cosa che si deve fare quando arriva un decreto ingiuntivo, è contattare un avvocato. Egli procederà subito a verificare la regolarità dell’atto giudiziario, in relazione alle regole da seguire.

Ad esempio, potrebbero mancare una firma, la data, l’indicazione del credito e altri aspetti formali. Potrebbe anche essere stato commesso un errore sulla competenza territoriale e sulla competenza per valore.

La seconda cosa da fare è verificare la regolarità del credito. L’avvocato chiederà copia del contratto firmato per verificare che sia regolare: potrebbe trattarsi di un finanziamento, un mutuo o un abbonamento.

Non solo, sui finanziamenti si procede anche a verificare il conteggio degli interessi per evitare che il creditore abbia esagerato sulle somme da pagare. La terza cosa da verificare è se c’è stata la prescrizione del diritto di credito. Infatti, può capitare che oggetto dell’ingiunzione di pagamento siano dei crediti molto vecchi e mai pagati per intero.

I termini sono diversi a seconda del tipo di credito:

- per i contratti, la prescrizione è di dieci anni;

- per le obbligazioni di pagare in modo periodico, la prescrizione è cinque anni;

- per l’agenzia immobiliare, la prescrizione del diritto alla provvigione è di un anno;

- per le fatture dei professionisti, la prescrizione è di tre anni;

Al fine di riuscire a comprendere se il debito si è prescritto, si devono calcolare i termini dall’ultima raccomandata a.r. ricevuta dal debitore e contente il sollecito di pagamento. Le lettere di posta ordinaria o i solleciti telefonici non interrompono il termine di prescrizione, perché non garantiscono la prova di ricevimento.

Al contrario, le diffide scritte che contengono l’avviso di ricevimento, tra le quali anche la Pec, interrompono il termine di prescrizione e lo fanno decorrere dall’inizio.

6. Conclusione

A conclusione di questo articolo, possiamo affermare che il decreto ingiuntivo persegue la ratio di offrire al creditore uno strumento di tutela immediato contro l’insolvenza del debitore e di evitare i pregiudizi derivanti dai tempi del giudizio ordinario.

Infatti, il decreto ingiuntivo viene emanato in assenza di contraddittorio tra le parti e si basa esclusivamente sulla documentazione prodotta dal creditore.

Dott.ssa Paola Testa

Riferimenti normativi:

- Art. 96 c.p.c.;

- Art. 125 c.p.c..

- Artt. 633 e ss. c.p.c.;

- Art. 642 c.p.c.;

- Art. 647 c.p.c. 

Art. 649 c.p.c.;

- Artt. 650 e ss. c.p.c..