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Cannabis legale: tutto quello che devi sapere

Tizio decide di acquistare per la prima volta della cannabis. Ma non vuole trasgredire la legge e decide di acquistarla, nel centro di Roma, in un rivenditore autorizzato. Tutto ciò, entro i limiti imposti dalla legge, è possibile.

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1. Come dimostrare che è cannabis legale?

Prima di addentrarci nel mondo che regola la legalità o l'illegalità di questo prodotto, è opportuno fare un po’ di chiarezza sui termini che di solito ascoltiamo in tv o alla radio o nei discorsi quotidiani. Infatti vi è distinzione tra il termine cannabis e quello di marijuana.

La Cannabis o canapa è una pianta che presenta due differenti principi:

  • il cannabidiolo o CBD, principio che permette l'utilizzo della pianta per fini agroindustriali e terapeutici;
  • il tetraidrocannabinolo o THC, principio attivo che è presente nelle inflorescenze, che può essere utilizzato per un effetto stupefacente o per utilizzi medici al fine di alleviare i sintomi di determinate patologie.

La marijuana, invece, è una sostanza psicoattiva che contiene il principio attivo sopracitato del THC che di solito fa riferimento alle inflorescenze fumate che genera l'effetto stupefacente

Primo passo per permettere la coltivazione della cannabis in Italia è stato ottenuto dall’Associazione dei coltivatori di canapa che nel 1997 è riuscita ad ottenere una circolare che andava a differenziare il loro utilizzo rispetto a quello previsto dal T.U 309/1990 che ne proibiva assolutamente la coltivazione e l'utilizzo. Per distinguere la cannabis destinata alla produzione di marijuana, denominata “cannabis indica”, è stata utilizzata la definizione di “Cannabis sativa L”, che è destinata invece alla produzione di fibra.

Nonostante sia assodato e recepito il concetto per il quale la cannabis non è utilizzata solo per i suoi effetti stupefacenti, il suo utilizzo sempre più crescente per tale fine ha portato numerosi stati ad intervenire nella propria legislazione per poterne regolamentare l'utilizzo. Primo fra tutti è stato l'Olanda fino a giungere, più recentemente, al Canada. Ma in Italia cosa è avvenuto e perchè si sente tanto parlare di cannabis light?

1.1 Cannabis light

Con questo termine si indica la tipologia di cannabis che ha un principio attivo più basso dello 0,6%. Con l'entrata in vigore della legge 242 approvata nel dicembre 2016, la sua produzione e commercializzazione sono legali in Italia qualora la pianta di canapa possegga un contenuto di THC che non superi lo 0,2%.

Nel caso in cui tale valore sia superiore allo 0,2% ma sia contenuto comunque nel limite dello 0,6% l’agricoltore viene sollevato da ogni tipo di responsabilità.

Se invece il limite è superato, le autorità giudiziarie possono distruggere o sequestrare la coltivazione di canapa. Ma non è tutto, tale legge consente sì di coltivare cannabis con principio attivo fino a 0.6%, sì la possibilità di commercializzarla ma pone anche il divieto di utilizzarla "a scopo ricreativo" e cioè fumarne le inflorescenze, limitandone l'utilizzo solo "a scopo ornamentale". Ed è proprio questa regolamentazione restrittiva che ha portato la giurisprudenza ad un contrasto. Infatti nell'ultimo periodo son avvenuti decine di sequestri di cannabis light all'interno delle attività adibite alla vendita. Ma la giurisprudenza, ancora discorde, non ha dato una risposta definitiva.

1.2 Cosa dice la Cassazione?

Nel mese di febbraio vi è stata un'importante sentenza della Corte che ha fissato tre requisiti da possedere congiuntamente per ritenere la coltivazione di canapa lecita:

  • deve trattarsi di varietà ammesse ed iscritte nel Catalogo europeo delle specie delle piante agricole;
  • la percentuale di THC presente nella canapa non deve essere superiore allo 0,2%;
  • la coltivazione deve essere finalizzata alla realizzazione dei prodotti alimentari, cosmetici e tutti i restanti previsti dall'art 2 della l. n. 242/16.

Essendoci tali condizioni la coltivazione e la commercializzazione dei prodotti derivati è considerata lecita. Ma oltre tali indicazioni la Corte pur riconoscendo la liceità del commercio, ha individuato la soglia di 0,2% come limite legale. Mentre quello di 0,6% è destinato al solo coltivatore per escluderlo da responsabilità penali. Pertanto i prodotti che superano la soglia dello 0,2% di THC sono da considerarsi legali o illegali? E soprattutto sarà possibile l'uso ricreativo di tali prodotti?

Sul punto vi sarà un intervento delle Sezioni Unite già investite della questione che la dottrina, la giurisprudenza e la società aspetta per avere una chiara e puntuale regolamentazione.

2. Cannabis legale vs cannabis illegale

Distante da quanto descritto nel paragrafo precedente è la disciplina della cannabis che possiede quantitativi di THC superiori a quelli imposti dalla legge e che di solito, i più giovani e i meno giovani, acquistano da soggetti non autorizzati e molto spesso organizzati in gruppi delinquenziali.

Tale fattispecie è regolamentata dal d.p.r. 309 del 1990, che disciplina la materia degli stupefacenti.

La normativa, rimaneggiata negli anni da numerosi legge, prevede una distinzione tra

  1. la detenzione di una dose o di una provvista per uso esclusivamente personale che prevede un illecito amministrativo;
  2. la detenzione a fini di spaccio della sostanza che prevede un illecito penale, che è sanzionato con la pena della reclusione fino 20 anni a seconda della gravità, della quantità e della modalità di commercializzazione

Fonti normative

D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309

Legge n. 242/2016

Cass. pen. sez III. 7 dicembre 2018, n. 7166

Cass. pen. sez VI, 31 gennaio 2019, n. 4920

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