Qual è la pena per spaccio di stupefacenti nel 2019 ?

L’attuale disciplina sulle sostanze stupefacenti e psicotrope, regolata dal D.P.R. n. 309 del 1990, ha subìto nel tempo numerose modifiche sotto il profilo del trattamento sanzionatorio: da una disciplina iniziale, incentrata sulla distinzione tra droghe leggere e pesanti, si assistette alle sovversione di tale principio ad opera della L. 49/2006, sino ad un parziale cambiamento della vecchia normativa con la sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 2014 e con la L. 10 del 2014 che ha, altresì, reso l’ipotesi lieve di cui al 5 comma una fattispecie autonoma di reato.

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1. Le ipotesi sanzionatorie per lo spaccio di sostanze stupefacenti

L’art. 73 del D.P.R. 309 del 1990, disciplinante produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope è una norma che comprende tre diverse ipotesi sanzionatorie, ciascuna delle quali ricomprende al suo interno differenti condotte penalmente rilevanti elencate dalla norma.

a) RECLUSIONE DA 6 A 20 ANNI + MULTA DA 26.000 A 260.000 EURO (ipotesi sanzionatoria di cui ai commi 1, 1 bis e 3)

- Si tratta di una norma che comprende dai 6 ai 20 anni di reclusione nonchè una multa dai 26.000 ai 260.000 euro, diverse condotte, ed in particolare coltivazione, produzione, fabbricazione, estrazione, raffinazione, vendita, offerta o immissione in vendita, cessione, distribuzione, commercio, trasporto, procurare a terzi, invio, passaggio o spedizione, consegna di sostanze stupefacenti o psicotrope.

- Alla stessa pena è soggetto chi importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o illecitamente detiene sostanze stupefacenti, che per quantità (superiore alla cosiddetta Q.M.D., quantità minima detenibile secondo le tabelle del Ministero della Salute), modalità di presentazione e circostanze del fatto, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale.

- Se si tratta di medicinali contenenti sostanze psicotrope eccedenti, i quantitativi stabiliti sono nelle predette tabelle, le pene sopra esposte sono diminuite da 1/3 alla metà.

b) RECLUSIONE DA 6 A 22 ANNI + MULTA DA 26.000 A 300.000 EURO (ipotesi sanzionatoria di cui al comma 2).

È la sanzione prevista nel caso in cui un soggetto munito di autorizzazione del Ministero della Salute, ex art. 17 dello stesso decreto, fuori dai casi e dalle modalità tassativamente previste dalla legge, cede, mette in commercio o procura agli altri le sostanze o le preparazioni indicate nelle predette tabelle ministeriali.

c) RECLUSIONE DA 6 MESI A 4 ANNI + MULTA DA 1.032 A 10.329 EURO. L’IPOTESI DELLA LIEVE ENTITÀ.

Tale ipotesi sanzionatoria, prevista dal comma 5 dell’art. 73 del D.P.R. 309 del 1990, senza distinzione tra droghe leggere e pesanti, si verifica qualora le condotte descritte nei primi commi (quindi anche lo spaccio) si considerano di lieve entità”.

1.1 Quando una condotta è da considerarsi di lieve entità?

Anzitutto, il fatto deve essere considerato avuto riguardo ai mezzi, alle modalità e alle circostanze dell’azione, ovvero alla quantità e alla qualità della sostanza stupefacente.

Ciò che rileva è che la condotta presenti la “minima offensività penale”, desunta da una “valutazione congiunta” dei sopra indicati presupposti del reato, che permette di apprezzare ogni singolo elemento del fatto sia singolarmente che alla luce del contesto in cui il reato è commesso. Affinché il fatto rientri in questa meno grave fattispecie, occorre, pertanto, che nessuno di tali elementi sia negativamente preponderante rispetto agli altri.

È importante rilevare che il solo dato quantitativo non è automaticamente assorbente di tutte gli altri presupposti da considerare per la lieve entità del fatto.

Esempio: se Tizio detiene 50 grammi di marijuana di scarsa qualità (eccedente la quantità minima detenibile di sostanza stupefacente), la sostanza era conservata in maniera rudimentale, non è stato trovato in possesso di bilancini o altri strumenti di confezionamento, ha collaborato con le forze dell’ordine consegnandola volontariamente agli agenti ed è un tossicodipendente abituale, gioverà del regime più favorevole di cui al 5 comma, nonostante il quantitativo di sostanza sia elevato, perché non è da escludere che, alla luce delle sopra indicate circostanze, Tizio la detenga per un consumo esclusivamente personale e non destinato allo spaccio.   Per contro, se la quantità di sostanza stupefacente supera un ragionevole limite, basato sul valore economico tale da ipotizzare pericolo di accumulo, le altre circostanze favorevoli saranno assorbite dal dato quantitativo esorbitante e non considerate ai fini della configurazione del fatto come di lieve entità.

Il comma 5bis prevede, altresì, che nell’ipotesi di lieve entità, se il soggetto in questione è tossicodipendente o assuntore abituale di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice può applicare, anziché le pene detentive e pecuniarie, il lavoro di pubblica utilità, ove ci siano i presupposti.

1.2 Circostanza attenuante e riduzione della pena

Infine, il comma 7 prevede una circostanza attenuante specifica applicabile a tutte le fattispecie di reato previste dall’art. 73 che comporta la riduzione della pena dalla metà a 2/3 per chi si adopera per evitare che dall’attività delittuosa scaturiscano conseguenze ulteriori, aiutando l’autorità giudiziaria.

Fonti normative

Riferimenti normativi: D.P.R. 309 del 1990

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