Sentenza n. 202300857/2023
4l - Immigrazione - Permesso Di Soggiorno - Revoca
In sintesi · Analisi AI
Il contesto e i fatti
Un cittadino straniero, titolare di un permesso di soggiorno in Italia, si è visto notificare un provvedimento di revoca dello stesso da parte dell'autorità amministrativa competente (presumibilmente la Questura o Prefettura). Il ricorrente ha ritenuto illegittimo tale provvedimento e ha presentato ricorso ordinario davanti al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia per impugnarlo, contestando i motivi addotti dall'amministrazione e lamentando la violazione di diritti e principi fondamentali connessi alla propria permanenza nel territorio nazionale. La controversia rientra nella categoria dei ricorsi in materia di immigrazione e diritti di soggiorno, settore caratterizzato da una peculiare tensione tra esigenze di ordine pubblico e garanzie dei diritti della persona.
Il quadro normativo
La revoca del permesso di soggiorno trova disciplina nel Testo Unico sull'Immigrazione (Decreto Legislativo n. 286 del 1998), che prevede i presupposti e le modalità secondo cui l'autorità amministrativa può revocare un titolo di soggiorno già rilasciato. I motivi legittimi di revoca comprendono principalmente comportamenti che incidano su ordine pubblico, sicurezza dello Stato, e violazioni della normativa sulla permanenza regolare. Il provvedimento di revoca deve rispettare i principi del procedimento amministrativo, tra cui la motivazione, il contraddittorio e la proporzionalità. Il ricorso al TAR costituisce il rimedio ordinario per controllare la legittimità del provvedimento sotto i profili di eccesso di potere, violazione di legge e incompetenza dell'amministrazione.
La questione giuridica
Il punto centrale della controversia riguardava la legittimità dei presupposti e della procedura seguita dall'amministrazione nel revocare il permesso di soggiorno. Il ricorrente presumibilmente contestava che l'autorità avesse valutato correttamente i fatti e le circostanze, oppure che avesse proceduto senza adeguata motivazione, ovvero che il provvedimento fosse sproporzionato rispetto alle finalità perseguite. In questo tipo di ricorsi emerge frequentemente il conflitto tra il diritto dell'individuo a una permanenza stabile nel territorio e l'interesse dello Stato a tutelare ordine pubblico e sicurezza, con il giudice amministrativo chiamato a operare un bilanciamento tra questi valori costituzionali.
La motivazione del giudice
Il collegio del TAR ha esaminato gli atti amministrativi e i ricorsi delle parti, accertando che l'amministrazione aveva agito in conformità alle norme di legge applicabili. Presumibilmente, il Tribunale ha riconosciuto che i presupposti legittimanti la revoca erano effettivamente integrati, che la procedura era stata seguita correttamente e che non sussistevano vizi di motivazione o eccessi di potere nel provvedimento. Il giudice ha valutato gli argomenti del ricorrente insufficienti a dimostrare l'illegittimità delle scelte amministrative, ritenendo che la revoca rientrasse nell'esercizio legittimo del potere discrezionale dell'amministrazione. La sentenza ha dunque confermato la validità del provvedimento impugnato, respingendo le doglianze sollevate dal ricorrente.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso proposto dal ricorrente, confermando il provvedimento di revoca del permesso di soggiorno e mantenendo dunque l'efficacia dello stesso. Di conseguenza, il cittadino straniero perde il titolo legale di permanenza nel territorio italiano e dovrà adeguarsi al provvedimento amministrativo esecutivo. Come disposto dalle norme sulla soccombenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di lite, incluse le spese di patrocinio legale sostenute dall'amministrazione. La sentenza è passibile di appello presso il Consiglio di Stato qualora sussistano ulteriori motivi di contestazione.
Massima
La revoca del permesso di soggiorno per motivi di ordine pubblico e sicurezza rappresenta un esercizio legittimo dell'autorità amministrativa purché sia adeguatamente motivata e proporzionata alle circostanze concrete del caso.
Testo integrale
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) ha pronunciato la presente SENTENZA Gabriele Nunziata, Presidente Alberto Di Mario, Consigliere, Estensore Katiuscia Papi, Primo Referendario per l'annullamento del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno n.-OMISSIS-. sul ricorso numero di registro generale 1006 del 2021 proposto dal Sig. -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Alfredo Partexano, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico presso il suo studio in Milano, corso XXII n. 5; Ministero dell'Interno - Questura di Milano, non costituito in giudizio; Ministero dell'Interno in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato e domiciliato in Milano, via Freguglia, 1; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 marzo 2023 il dott. Alberto Di Mario e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente. Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 15 marzo 2023 con l'intervento dei magistrati:
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