Termini di decadenza delle cartelle esattoriali

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La decadenza è il termine entro il quale la cartella di pagamento deve essere notificata al contribuente. Il suo decorso rappresenta anche una via per sfuggire alle richieste di pagamento.

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1. La decadenza

L’Amministrazione Finanziaria, dopo aver accertato il mancato pagamento di tributi e imposte, notifica al contribuente un avviso di accertamento in cui si sollecita il pagamento. Lì dove il contribuente non adempie al pagamento, la somma viene iscritta a ruolo e questo viene trasmesso all’ente incaricato della riscossione. Quest’ultimo provvede alla predisposizione e alla notifica delle cartelle esattoriali. Successivamente provvede anche alla riscossione delle somme e, in caso di mancato pagamento, all’avvio dell’esecuzione forzata.

Il termine entro il quale la cartella di pagamento deve essere notificata per la prima volta, dopo l’iscrizione delle somme a ruolo, rappresenta il c.d. termine di decadenza.

Quindi, il termine di decadenza, va calcolato dalla data di iscrizione a ruolo, riportata nella cartella di pagamento. Se, al momento della notifica, il termine di decadenza previsto è già decorso, la cartella è nulla e il credito non può più essere riscosso.

La contestazione della decadenza da parte del contribuente può avvenire mediante un ricorso in autotutela o il ricorso al giudice tributario.

2. Le cartelle esattoriali

Prima di approfondire la tematica della decadenza è necessario soffermarsi sulle cartelle esattoriali per capire cosa sono e come vengono costituite.

Le cartelle esattoriali, dette anche cartelle di pagamento, sono gli atti che il contribuente si vede notificare da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (prima Equitalia) per il recupero dei crediti vantati da vari enti (Inps; Comuni; Agenzia delle Entrate).

Le somme oggetto delle cartelle di pagamento sono iscritte a ruolo. Il ruolo è un elenco in cui vengono riportati i nominativi dei debitori e le somme dovute.

Le cartelle, inoltre, devono essere caratterizzate dalla chiarezza e riportare espressamente:

  • la somma da pagare;
  • il titolare del diritto di credito;
  • la motivazione;
  • il termine di pagamento di 60 giorni dalla notifica;
  • le modalità di pagamento;
  • le istruzioni per presentare un ricorso;
  • le istruzioni per la rateizzazione del pagamento;
  • il nominativo del responsabile del procedimento;
  • le conseguenze in caso di mancato pagamento entro il termine fissato.

Se il pagamento non è effettuato entro i 60 giorni, sulle somme richieste, matureranno, dal giorno della notifica, gli interessi di mora. Inoltre, decorso tale termine, l’agente della riscossione procederà ad azionare le procedure cautelari e conservative e le procedure per la riscossione coattiva del credito.

3. Decadenza e prescrizione delle cartelle di pagamento

I termini di decadenza e di prescrizioni sono da tenere ben distinti e da non confondere.

La decadenza, come già detto, rappresenta il termine entro il quale deve avvenire, da parte dell’Agente della Riscossione, la notifica della cartella di pagamento da quando l’imposta non pagata è stata iscritta a ruolo. La prescrizione, invece, rappresenta il termine oltre il quale il creditore non potrà più far valere il proprio diritto di credito. Quindi, l’Agente della Riscossione, dopo aver notificato la cartella di pagamento, ha un termine predeterminato per recuperare il credito, in difetto si genera la prescrizione e il pagamento non sarà più esigibile. Anche la prescrizione, come la decadenza, non è unica per ogni tributo non pagato.

4. I termini di decadenza delle imposte

I termini di decadenza variano in base al tipo di tributo.

Per le imposte sul reddito, Irpef, Ires, Iva e Irap la cartella esattoriale deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

  • del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è presentata;
  • del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta;
  • del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale;
  • del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

Per i tributi locali, quali IMU, ICI, TASI e TARI e anche per il bollo auto, la cartella esattoriale deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

  • del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Per multe relative alla violazione del Codice della Strada:

  • la notifica deve avvenire entro due anni dalla data di consegna del ruolo da parte del Comune all’Agente della Riscossione.

Per i contributi Inps la decadenza si riferisce all’iscrizione a ruolo che deve avvenire entro il 31 dicembre:

  • dell’anno successivo a quello in cui sarebbe dovuto avvenire il pagamento;
  • dell’anno successivo alla data di notifica del provvedimento per i contributi dovuti in seguito ad accertamenti effettuati dagli uffici.

5. Saldo e stralcio delle cartelle di pagamento

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto la possibilità, per i contribuenti più in difficoltà economiche e a basso reddito, di regolarizzare il mancato pagamento delle imposte pagando solo una parte del debito, sulla base di 3 aliquote (16% - 20% - 35%) e di 3 scaglioni di reddito ISEE (inferiore ad € 8.500,00; fino ad € 12.500,00; massimo € 20.000,00). Questo meccanismo di sanatoria riguarda le cartelle di pagamento emesse dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 relative ad omessi versamenti dovuti in base alle dichiarazioni annuali e ai contributi previdenziali. Inoltre, il saldo e stralcio, esclude il pagamento di sanzioni ed interessi e il nuovo importo potrà essere pagato in una unica soluzione o con una rateizzazione con massimo 5 rate e un interesse pari al 2%. Il termine entro il quale è possibile aderirvi è il 30 aprile 2019.

Per aderire al meccanismo di sanatoria, il contribuente dovrà presentare una apposita domanda (Mod. SA–ST) messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e la documentazione comprovante la propria difficoltà economica, cioè il modello ISEE.

Nel caso in cui, però, il contribuente e il proprio nucleo familiare abbiano subito una variazione della situazione lavorativa o della situazione reddituale o nel caso di una dichiarazione ISEE non scaduta e ancora in corso di validità, sarà possibile presentare l’ISEE corrente, calcolato con riferimento ad un periodo di tempo più ravvicinato al momento della richiesta della prestazione. La dichiarazione ISEE sarà, cioè, basata sui redditi degli ultimi 12 mesi o, in casi particolari, degli ultimi 2 mesi.

Quindi, per il saldo e stralcio delle cartelle di pagamento è possibile presentare anche l’ISEE corrente in quanto la Legge di Bilancio non pone alcun limite specifico in relazione all’ISEE, purché non sia superiore ai 20.000,00 €.

Per aderire al “Saldo e stralcio” entro il 30 aprile 2019 in modo semplice e veloce, compilando  l’apposito modello online o scegliendo le altre modalità di adesione, è possibile trovare tutte le informazioni al seguente link: https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/definizione-agevolata/saldo-e-stralcio/come-aderire/

Martina Rapone

Fonti normative

D.P.R. n. 600 del 29 settembre 1973

D.P.R. n. 602 del 29 settembre 1973

Decreto Legge del 17 giugno 2005, numero 106, articolo 1, comma 5 ter

Legge n. 296 del 27 dicembre 2006

Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di Bilancio 2019)

Artt. 2 e 9 DPCM del 5 dicembre 2013, n. 159

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