Quando è possibile emettere una fattura senza la Partita Iva?

Per le attività svolte occasionalmente non è necessaria l’apertura della partita Iva ed è possibile stipulare un contratto di lavoro autonomo occasionale. In questo caso si può quindi emettere una fattura senza partita Iva? Vediamolo nel dettaglio andando ad analizzare questa tipologia contrattuale.

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L’unico modo per inquadrare legalmente chi esegue attività professionali saltuarie e sporadiche, di ridotta entità, è quello della prestazione di lavoro autonomo occasionale.

1. Il lavoratore autonomo occasionale può emettere una fattura senza partita Iva?

L’attività del lavoratore autonomo occasionale è inquadrabile tra quelle autonome (Art. 2222 c.c.), esercitate senza alcun vincolo di subordinazione né di coordinamento. Non è necessaria però l’apertura della partita Iva in quanto il lavoratore autonomo occasionale svolge, a favore di un committente, una prestazione in modo saltuario e senza il requisito dell’organizzazione e della professionalità.

Con l’art. 54-bis del D.L. n. 50/2017, convertito dalla L. 21 giugno 2017, n. 96, intitolato “Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale”, viene introdotta la nuova disciplina sul lavoro occasionale accessorio.

Quanto appena esposto sulle prestazioni di lavoro autonomo occasionale, rimane invariato per tutte le attività di lavoro autonomo esercitate occasionalmente. Viene invece stabilita una specifica disciplina che stabilisce due nuove forme di lavoro accessorio, ovvero il Libretto Famiglia e il PrestO’.

1.1 I limiti delle prestazioni occasionali

Le attività di lavoro autonomo occasionale consentono al contribuente di eseguire, oltre alla propria attività lavorativa abituale (lavoro dipendente, autonomo o d’impresa), un’attività professionale saltuaria, nel rispetto di alcuni limiti.

Il D.Lgs. n. 276/2003, modificato dall’art. 24 del D.L. n. 201/2011, aveva previsto, per le prestazioni occasionali, delle caratteristiche di durata e prestazione. Queste sono state poi abrogate dal D.Lgs. 81/2015, ovvero il quarto dei decreti applicativi del Jobs Act.

In sostanza, quel che rimane adesso, è quanto stabilito all’art. 2222 del Codice Civile, riguardante il contratto d’opera: “Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV”.

Affinché si possa parlare di lavoro autonomo occasionale, occorre quindi che vengano rispettati dei limiti qualitativi:

  • assenza di abitualità. L’attività non deve essere prolungata nel tempo, bensì sporadica. Tuttavia, poiché non esistono dei parametri precisi, occorre fare una valutazione ad hoc caso per caso;
  • mancanza di organizzazione e coordinamento.

Il limite dei 5.000 euro annui di ricavi, sopra i quali sussisteva l’obbligo di aprire la partita Iva, non esiste. Il superamento di tale cifra lorda obbliga il lavoratore soltanto all’iscrizione alla Gestione separata dell’Inps, con il contestuale obbligo del versamento contributivo.

1.2 Fattura senza partita Iva? Chiamatela ricevuta per prestazione occasionale

Chi compie la prestazione occasionale deve rilasciare al committente, all’atto dell’incasso del compenso, una ricevuta. Non può essere emessa la fattura in quanto il lavoratore occasionale non è soggetto IVA.

Nella ricevuta per prestazione occasionale non è previsto quindi l’addebito dell’Iva ma soltanto quello della ritenuta d’acconto del 20%. Se il committente è un privato, oppure ha una partita Iva a regime agevolato, la ritenuta non è effettuata.

La ricevuta deve contenere:

  • i dati anagrafici del lavoratore occasionale (nome, cognome, data di nascita, codice fiscale);
  • le generalità del committente;
  • il numero progressivo d’ordine della ricevuta;
  • l’importo lordo del compenso concordato;
  • la ritenuta d’acconto del 20% (del compenso lordo);
  • l’importo netto percepito, dato dal compenso lordo meno ritenuta;
  • la data, il luogo e la firma del lavoratore e del ricevente.

Quando l’importo del compenso per prestazione occasionale supera i 77,47 euro, sulla ricevuta originale dovrà essere apposta una marca da bollo da 2 euro.

La ricevuta ha una duplice funzione:

  • certifica al committente l’avvenuto pagamento della prestazione richiesta;
  • permette di rendicontare i compensi percepiti per la predisposizione della propria dichiarazione dei redditi.

Michela Dessì, VisureItalia

Fonti normative

Articolo 2222 Codice Civile

D.Lgs. n. 276/2003

D.Lgs. 81/2015

D.L. n. 50/2017


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