Separazione consensuale 2025: procedura, costi e tempi

Tutto quello che devi sapere sulla separazione consensuale: dall'accordo tra coniugi all'omologazione del tribunale, con costi e tempi reali.

Ultimo aggiornamento: 5/19/2026

La separazione consensuale è la forma più rapida e meno conflittuale per separarsi legalmente in Italia. Quando entrambi i coniugi sono d'accordo sulle condizioni della separazione — affidamento dei figli, assegno di mantenimento, assegnazione della casa coniugale — è possibile percorrere una strada più snella rispetto alla separazione giudiziale, risparmiando tempo, denaro e stress emotivo.

Con la riforma del diritto di famiglia entrata in vigore nel 2023 (D.Lgs. 149/2022), il legislatore ha ulteriormente semplificato alcune procedure, rendendo ancora più accessibile la via consensuale. In questo articolo analizziamo nel dettaglio come funziona la separazione consensuale nel 2025, quali sono i costi da sostenere e in quanto tempo si conclude.

Prima di procedere, è importante ricordare che la separazione e il divorzio sono due istituti distinti: la separazione sospende gli obblighi di coabitazione e fedeltà, ma non scioglie il matrimonio. Per ottenere il divorzio sarà necessario attendere i termini previsti dalla legge. Un avvocato specializzato in separazione può guidarti in entrambi i percorsi.


Cos'è la separazione consensuale e quando conviene

La separazione consensuale (o per accordo) è disciplinata dall'art. 158 del Codice Civile. Si distingue dalla separazione giudiziale perché i coniugi raggiungono autonomamente un accordo su tutte le condizioni della separazione, che viene poi sottoposto all'approvazione del tribunale (omologazione) o formalizzato direttamente davanti al sindaco o tramite accordo davanti agli avvocati.

Quando conviene scegliere la via consensuale

  • Quando entrambi i coniugi sono d'accordo sulla necessità di separarsi
  • Quando non vi sono conflitti insanabili su figli, casa e patrimonio
  • Quando si vuole ridurre i costi legali e i tempi processuali
  • Quando si vuole mantenere un rapporto civile, specialmente in presenza di figli minori
  • Quando entrambi i coniugi sono disposti a mediare e trovare compromessi

La separazione consensuale non è adatta quando uno dei coniugi è in malafede, nasconde beni o redditi, oppure quando vi sono situazioni di violenza domestica che rendono impossibile una trattativa paritaria.


Le tre procedure disponibili nel 2025

In Italia esistono attualmente tre modalità per formalizzare una separazione consensuale, ciascuna con caratteristiche, costi e tempi diversi.

1. Separazione consensuale davanti al Tribunale

È la procedura tradizionale e rimane la più utilizzata quando ci sono figli minori o quando le condizioni patrimoniali sono complesse. I coniugi, assistiti dai rispettivi avvocati (o da un unico avvocato se non vi sono conflitti di interesse), presentano un ricorso congiunto al Tribunale competente per territorio. Il giudice fissa un'udienza presidenziale in cui incontra entrambi i coniugi, verifica la loro volontà e omologa l'accordo.

2. Separazione davanti all'ufficiale di stato civile (Comune)

Introdotta dalla Legge 162/2014 (cd. "decreto Lupi"), questa procedura è disponibile solo quando:

  • Non ci sono figli minori, maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap grave
  • Non vi sono accordi di trasferimento patrimoniale tra coniugi

In questo caso, i coniugi si recano direttamente in Comune, assistiti o meno da un avvocato, e la separazione si perfeziona con la firma dell'accordo davanti al sindaco (o suo delegato), previo un periodo di conferma di trenta giorni. È la procedura più economica in assoluto.

3. Negoziazione assistita

Sempre introdotta dal D.L. 132/2014, la negoziazione assistita permette ai coniugi di raggiungere un accordo tramite i propri avvocati, senza passare per il tribunale. L'accordo viene poi trasmesso al Procuratore della Repubblica che verifica la regolarità e lo autentica. Se ci sono figli minori, il PM controlla anche la tutela dei loro interessi. Questa procedura coniuga la rapidità della soluzione stragiudiziale con una tutela formale adeguata.


La procedura davanti al Tribunale: passo dopo passo

Vediamo nel dettaglio come si svolge la procedura di separazione consensuale più comune, quella davanti al Tribunale civile.

Fase 1: Accordo tra i coniugi

Prima di depositare qualsiasi atto, i coniugi devono concordare tutti i punti della separazione:

  • Affidamento dei figli: condiviso, esclusivo o alternato
  • Collocamento prevalente: con quale genitore vivranno i figli
  • Regolamentazione delle visite: orari, vacanze, festività
  • Assegno di mantenimento per i figli: importo e rivalutazione ISTAT
  • Assegno di mantenimento per il coniuge: se dovuto
  • Casa coniugale: chi vi rimane e a quali condizioni
  • Divisione dei beni: se in regime di comunione dei beni

Fase 2: Redazione del ricorso congiunto

Gli avvocati redigono un ricorso congiunto che riassume le generalità dei coniugi, i dati del matrimonio, la presenza di figli, e soprattutto le condizioni della separazione concordate. Il ricorso viene depositato telematicamente presso il Tribunale competente (quello del luogo in cui i coniugi hanno avuto l'ultima residenza comune, o in alternativa quello del convenuto).

Fase 3: Udienza presidenziale

Il Presidente del Tribunale (o un giudice delegato) fissa un'udienza, generalmente entro 30-90 giorni dal deposito, in cui incontra entrambi i coniugi. In udienza:

  • Verifica che entrambi abbiano capito e condividano l'accordo
  • Accerta che non vi siano vizi del consenso (pressioni, minacce)
  • Se ci sono figli, valuta che l'accordo tuteli adeguatamente i loro interessi
  • Pronuncia l'omologazione della separazione

Fase 4: Omologazione e annotazione

Con l'omologazione, la separazione diventa giuridicamente efficace. Il decreto di omologa viene annotato a margine dell'atto di matrimonio. Da questo momento i coniugi sono legalmente separati e decorrono i termini per il divorzio.


Costi della separazione consensuale nel 2025

I costi variano significativamente in base alla procedura scelta e alla complessità della situazione patrimoniale e familiare.

ProceduraCosto medio avvocatiSpese di tribunaleTotale stimato
Tribunale (unico avvocato)800–1.500 €98 €900–1.600 €
Tribunale (due avvocati)1.500–4.000 €98 €1.600–4.100 €
Comune (sindaco)0–500 €16 € (marca da bollo)16–516 €
Negoziazione assistita1.000–3.000 €Nessuna1.000–3.000 €

Nota: Le tariffe degli avvocati possono variare notevolmente in base alla città, all'esperienza del professionista e alla complessità del caso (presenza di immobili, aziende, figli, pensioni, ecc.).

Detraibilità delle spese legali

Le spese legali sostenute per la separazione non sono generalmente detraibili ai fini IRPEF, con un'eccezione importante: i compensi pagati per ottenere l'assegno di mantenimento (sia a favore del coniuge che dei figli) possono essere detratti nella misura del 19% dalla base imponibile.


Tempi della separazione consensuale

I tempi dipendono principalmente dal Tribunale competente, dal carico di lavoro e dalla procedura scelta.

Procedura davanti al Tribunale

  • Dal deposito all'udienza presidenziale: 30–90 giorni (media nazionale ~60 giorni)
  • Dal deposito all'omologazione: in genere coincide con l'udienza stessa o pochi giorni dopo
  • Tribunali più veloci: Milano, Torino (20–40 giorni per l'udienza)
  • Tribunali più lenti: Napoli, Palermo, Roma (60–120 giorni)

Procedura davanti al Comune

La procedura si conclude in circa 30–45 giorni: il sindaco fissa la prima comparizione, poi i coniugi devono tornare dopo 30 giorni per confermare l'accordo. Se lo confermano, la separazione è immediatamente efficace.

Negoziazione assistita

È la procedura più rapida: gli avvocati possono raggiungere e formalizzare l'accordo nel giro di 2–4 settimane. I tempi si allungano solo in caso di figli minori (necessaria la verifica del PM) o se sorgono difficoltà nella trattativa.


Le condizioni dell'accordo: cosa si può e non si può prevedere

Cosa si può inserire nell'accordo

  • Mantenimento del coniuge (importo, durata, indicizzazione)
  • Mantenimento dei figli (contributo periodico + spese straordinarie)
  • Affidamento e collocamento dei figli
  • Assegnazione della casa coniugale
  • Scioglimento della comunione dei beni (se applicabile)
  • Accordi su immobili, conti correnti, veicoli
  • Rinuncia reciproca all'assegno di mantenimento

Cosa non è ammesso

  • Accordi definitivi e irrevocabili sul mantenimento dei figli: il giudice può sempre modificarli se cambiano le circostanze
  • Accordi che ledono i diritti dei figli minorenni: il giudice non omologherà un accordo contrario al loro interesse
  • Accordi in violazione di norme imperative: non si può rinunciare al mantenimento dei figli minorenni

Separazione consensuale con figli: le regole sull'affidamento

La presenza di figli minorenni rende la separazione più complessa, poiché il giudice deve verificare che l'accordo tuteli il loro superiore interesse (best interest of the child), principio sancito dall'art. 337-ter c.c. e dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

Affidamento condiviso: la regola generale

Dal 2006 (L. 54/2006) l'affidamento condiviso è la regola: entrambi i genitori mantengono la responsabilità genitoriale e le decisioni importanti vengono prese di comune accordo. Il figlio ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori.

Affidamento esclusivo: quando è ammesso

L'affidamento esclusivo (a un solo genitore) è ammesso solo in casi eccezionali: violenza domestica, tossicodipendenza, incapacità genitoriale grave, condanna penale. Nel ricorso consensuale, i coniugi possono chiedere l'affidamento esclusivo ma devono motivarlo adeguatamente.

Spese straordinarie dei figli

L'accordo deve specificare come vengono gestite le spese straordinarie (mediche, scolastiche, sportive, culturali). In genere si prevede una ripartizione al 50% tra i genitori, previa accordo o per quelle eccedenti una determinata soglia mensile.


Dopo la separazione: i prossimi passi verso il divorzio

La separazione non è la fine del percorso: per sciogliere definitivamente il matrimonio e potersi risposare, è necessario ottenere il divorzio. Con il divorzio breve (L. 55/2015), i termini sono stati ridotti significativamente:

  • Separazione consensuale: il divorzio può essere richiesto dopo 6 mesi dall'omologazione
  • Separazione giudiziale: il divorzio può essere richiesto dopo 12 mesi dall'udienza presidenziale

Anche per il divorzio è possibile seguire la via consensuale, con procedure analoghe alla separazione (tribunale, comune, negoziazione assistita). Un avvocato specializzato in divorzio può valutare la strada più adatta alla tua situazione.


Errori comuni da evitare nella separazione consensuale

  • Non tutelare adeguatamente i propri interessi economici: affidarsi a un unico avvocato può essere un risparmio illusorio se gli interessi dei coniugi divergono
  • Accordi troppo vaghi: le clausole imprecise (es. "le spese straordinarie saranno concordate di volta in volta") generano futuri conflitti
  • Non considerare la fiscalità: l'assegno di mantenimento al coniuge è deducibile per chi lo paga e imponibile per chi lo riceve (se la separazione è avvenuta prima del 1° gennaio 2019); quello ai figli no
  • Trascurare la rivalutazione ISTAT: senza clausola di adeguamento automatico, l'assegno perde potere d'acquisto nel tempo
  • Non regolare la casa coniugale in modo chiaro: specificare sempre durata, condizioni e cosa succede se il coniuge assegnatario si trasferisce

Modificare le condizioni della separazione: quando e come si può fare

Una delle domande più frequenti che i coniugi separati rivolgono al proprio avvocato riguarda la possibilità di modificare, nel tempo, le condizioni stabilite nell'accordo di separazione. La risposta è affermativa: le condizioni della separazione non sono immutabili. L'art. 710 del Codice di Procedura Civile prevede espressamente che ciascuno dei coniugi possa richiedere al tribunale la modifica dei provvedimenti riguardanti i figli e il mantenimento, qualora si verifichino sopravvenute esigenze o mutamenti significativi delle circostanze.

Le situazioni che più frequentemente giustificano una revisione delle condizioni riguardano la variazione del reddito di uno dei due coniugi — sia in aumento che in diminuzione — la perdita del lavoro, un nuovo matrimonio o una stabile convivenza del coniuge beneficiario dell'assegno, oppure il raggiungimento della maggiore età dei figli con conseguente accesso all'autonomia economica. Anche il trasferimento di residenza di uno dei genitori in un'altra città o regione può imporre una rinegoziazione delle modalità di visita e del collocamento dei figli.

Sul piano pratico, la modifica può avvenire in via consensuale — con un nuovo accordo sottoscritto davanti al tribunale, al sindaco o tramite negoziazione assistita — oppure in via giudiziale, quando i coniugi non raggiungono un nuovo accordo e uno dei due presenta apposito ricorso. In quest'ultimo caso, il giudice valuterà le circostanze sopravvenute e modificherà i provvedimenti nell'interesse dei figli o in base ai mutati equilibri economici tra le parti. I costi di una procedura di modifica sono generalmente inferiori a quelli della separazione originaria, ma variano in funzione della conflittualità tra le parti.


Regime patrimoniale e divisione dei beni nella separazione consensuale

Uno degli aspetti più delicati — e spesso sottovalutati — della separazione consensuale riguarda la gestione del patrimonio comune. In Italia il regime patrimoniale legale è la comunione dei beni (artt. 177-197 c.c.), che si applica automaticamente a tutti i matrimoni celebrati dopo il 1975, salvo esplicita scelta della separazione dei beni al momento del matrimonio o successivamente tramite atto notarile. Con la separazione legale, la comunione dei beni si scioglie automaticamente (art. 191 c.c.), ma la divisione concreta dei beni comuni deve essere regolata nell'accordo.

I beni oggetto della divisione possono comprendere la casa coniugale (anche gravata da mutuo), altri immobili, conti correnti cointestati, investimenti finanziari, veicoli, quote societarie e crediti. Nel caso dell'immobile gravato da mutuo, occorre prestare particolare attenzione: la semplice assegnazione della casa a uno dei coniugi non lo esonera automaticamente dall'obbligo di pagamento del mutuo verso la banca, salvo espressa liberatoria da parte dell'istituto di credito. È quindi fondamentale disciplinare chi si fa carico delle rate e prevedere l'accollo del mutuo o la surroga del finanziamento in modo formalmente valido.

Quando i coniugi si trovano in regime di separazione dei beni, la divisione è in linea di principio più semplice: ciascuno conserva quanto era di sua proprietà. Tuttavia possono emergere controversie su beni acquistati con risorse di entrambi, su investimenti effettuati durante il matrimonio o su contributi al patrimonio dell'altro coniuge (si pensi al coniuge che ha finanziato con i propri risparmi un immobile formalmente intestato all'altro). In questi casi, la consulenza di un avvocato esperto è fondamentale per evitare accordi che ledano i propri diritti patrimoniali.


Aspetti fiscali della separazione consensuale: cosa sapere nel 2025

La separazione consensuale produce effetti fiscali rilevanti che spesso i coniugi non considerano adeguatamente nella fase di negoziazione dell'accordo. Il primo aspetto riguarda l'assegno di mantenimento al coniuge: per le separazioni omologate fino al 31 dicembre 2018, l'assegno è deducibile dal reddito imponibile del coniuge che lo eroga (ex art. 10, comma 1, lett. c, TUIR) e costituisce reddito tassabile per il beneficiario. Per le separazioni successive a tale data, a seguito della modifica operata dalla Legge di Bilancio 2019, questa simmetria fiscale non si applica più automaticamente: è necessario verificare la data di omologa e il regime transitorio applicabile al proprio caso specifico.

L'assegno di mantenimento per i figli, invece, non è mai deducibile per il genitore che lo corrisponde né imponibile per il minore che lo riceve. In compenso, le detrazioni fiscali per figli a carico — ove ancora applicabili — vengono ripartite al 50% tra i genitori in caso di affidamento condiviso, salvo diverso accordo. Con l'introduzione dell'Assegno Unico e Universale per i figli a carico (D.Lgs. 230/2021), le vecchie detrazioni IRPEF per figli under 21 sono state in gran parte sostituite da questo nuovo strumento, che viene erogato direttamente dall'INPS e spetta in misura uguale a entrambi i genitori affidatari.

Un ulteriore profilo fiscale riguarda i trasferimenti immobiliari effettuati in sede di separazione. L'art. 19 della Legge 74/1987 prevede una fondamentale esenzione: tutti gli atti e i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale sono esenti dall'imposta di bollo, dall'imposta di registro e da ogni altra tassa. Questa esenzione si estende anche ai trasferimenti di immobili tra coniugi effettuati nell'ambito della separazione, a condizione che siano strettamente collegati al procedimento e non mascherino operazioni speculative. È quindi possibile trasferire la proprietà dell'abitazione da un coniuge all'altro senza pagare le ordinarie imposte di trasferimento, con un risparmio potenzialmente molto significativo rispetto a una compravendita ordinaria.


Separazione consensuale e mediazione familiare: uno strumento sottovalutato

Prima o durante il percorso di separazione consensuale, i coniugi possono avvalersi della mediazione familiare, un processo volontario e riservato condotto da un mediatore professionista neutrale, con l'obiettivo di aiutare le parti a raggiungere accordi condivisi, soprattutto in materia di figli. La mediazione familiare non è una procedura alternativa alla separazione legale, ma uno strumento complementare che può facilitare la comunicazione tra coniugi in conflitto e ridurre i costi emotivi ed economici del procedimento.

Con la riforma del diritto processuale civile (D.Lgs. 149/2022), il legislatore ha rafforzato il ruolo della mediazione e degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie familiari. In particolare, nelle procedure davanti al tribunale con figli minori, il giudice può invitare le parti a tentare una mediazione familiare quando ravvisa che il conflitto tra i genitori rischi di pregiudicare il benessere dei minori. I costi della mediazione variano tra 50 e 150 euro a sessione per ciascuna parte, con durata media del percorso compresa tra tre e otto incontri.

Il vantaggio principale della mediazione familiare, rispetto alla negoziazione condotta esclusivamente tramite avvocati, risiede nella qualità degli accordi raggiunti: quando le parti partecipano attivamente alla costruzione dell'accordo, anziché riceverlo come il risultato di una trattativa tra legali, la probabilità che quell'accordo venga rispettato nel tempo — e che non si rendano necessarie future revisioni giudiziali — è significativamente più alta. Per le coppie con figli, investire in un percorso di mediazione è spesso la scelta economicamente più razionale nel medio-lungo periodo.

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Quanto costa una separazione consensuale nel 2025?
I costi variano in base alla procedura: davanti al Comune si spendono solo 16 euro di marca da bollo (più eventuale consulenza legale); davanti al Tribunale con due avvocati si va da 1.600 a 4.100 euro complessivi; con la negoziazione assistita da 1.000 a 3.000 euro. La complessità patrimoniale e la presenza di figli incidono sul costo finale.
Quanto tempo ci vuole per una separazione consensuale?
Con la procedura davanti al Comune si conclude in 30-45 giorni. Davanti al Tribunale i tempi variano da 30 giorni (tribunali veloci) a 90-120 giorni (tribunali con più arretrati). La negoziazione assistita è la più rapida: 2-4 settimane se non ci sono intoppi.
È necessario un avvocato per la separazione consensuale?
Dipende dalla procedura. Per la separazione davanti al Comune non è obbligatorio, ma è fortemente consigliato per tutelare i propri interessi. Per la procedura davanti al Tribunale ogni coniuge deve essere assistito da un avvocato (o entrambi da uno stesso avvocato se non ci sono conflitti di interesse). Per la negoziazione assistita è obbligatorio avere un avvocato ciascuno.
Si può fare la separazione consensuale davanti al Comune se si hanno figli?
No. La separazione davanti al Comune è ammessa solo quando non ci sono figli minori, figli maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap grave, e quando non vi sono trasferimenti patrimoniali tra coniugi. In presenza di figli è necessario passare dal Tribunale o dalla negoziazione assistita.
Cosa succede se uno dei coniugi cambia idea durante la procedura?
Nella procedura davanti al Tribunale, se uno dei coniugi revoca il consenso prima dell'udienza presidenziale, il ricorso congiunto decade e bisogna ripartire con una separazione giudiziale. Per la negoziazione assistita, il recesso è possibile in qualsiasi momento prima della firma dell'accordo. Davanti al Comune, i 30 giorni di conferma servono proprio a consentire il ripensamento.
L'accordo di separazione consensuale può essere modificato in futuro?
Sì, le condizioni relative ai figli (mantenimento, affidamento, collocamento) possono essere sempre modificate dal giudice se cambiano le circostanze. Anche le condizioni economiche tra i coniugi possono essere revisionate in caso di cambiamento significativo della situazione finanziaria (perdita del lavoro, malattia grave, nuova convivenza, ecc.).
Dopo la separazione consensuale, dopo quanto tempo si può divorziare?
Con il divorzio breve (L. 55/2015), dopo una separazione consensuale è possibile chiedere il divorzio decorsi 6 mesi dall'omologazione del Tribunale (o dalla firma dell'accordo davanti al Comune o al PM per la negoziazione assistita). Dopo una separazione giudiziale il termine è invece di 12 mesi.
La separazione consensuale viene annotata all'anagrafe?
Il decreto di omologa della separazione consensuale viene annotato a margine dell'atto di matrimonio nel registro dello stato civile. Questo ha effetti pratici importanti: il coniuge separato può, ad esempio, acquisire una propria residenza separata e i termini per il divorzio iniziano a decorrere dalla data di omologa.

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