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Cosa si rischia per l’assunzione di personale raccomandato?

In un periodo di scarsità dei posti di lavoro non mancano coloro che provano ad offrirlo o ad ottenerlo mediante accordi non pienamente legittimi. Fortunatamente per gli onesti lavoratori, questi comportamenti vanno sanzionati.

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1. Assunzione personale raccomandato

Per raccomandazione si intende un’attività che tende a favorire un soggetto piuttosto che un altro, nell’ambito di una procedura di selezione o di valutazione a fini di assunzione o promozione, senza tener conto dei meriti di ciascun candidato.

Spesso la pratica di favorire una persona, al di là dei meriti, viene messa in atto attraverso uno scambio di denaro o di altre prestazioni. Non mancano tuttavia casi in cui non si procede a nessuno scambio di denaro o promesse di prestazioni in quanto si tende unicamente a favorire rapporti di parentela o amicizia.

Vediamo come si esplicano queste pratiche nel lavoro pubblico e in quello privato.

2. Raccomandazione al lavoro pubblico

Al lavoro pubblico si può accedere o essere promossi solo mediante il superamento di un concorso pubblico. Quindi è sempre possibile denunciare l’amministrazione quando procede ad un’assunzione senza aver precedentemente bandito un concorso.

Quando tuttavia il concorso, pur essendo stato bandito, si sia svolto in modo da favorire determinate persone, è sempre possibile presentare ricorso al Tar entro 60 giorni dall’emanazione del provvedimento da impugnare.

Per presentare ricorso al Tar è sempre necessario farsi assistere da un avvocato; dopodiché si procederà a notificare il ricorso all’ente pubblico che ha indetto il concorso e agli altri candidati.

3. Raccomandazione al lavoro privato

Nel lavoro privato il datore di lavoro è libero di assumere o promuovere chi vuole. La raccomandazione in questo caso non configura alcuna ipotesi di reato, ma può avere conseguenze sul piano civilistico. L’accordo concluso tra due soggetti, al fine di assumere una determinata persona, è in ogni caso un contratto nullo, in quanto contrario all’ordine pubblico e al buon costume.

Questo significa che, nel caso in cui l’accordo abbia comportato anche il pagamento di una somma di denaro e poi non si faccia seguito a quanto concordato, non si potrà recriminare nulla, nemmeno quindi la perdita dei soldi.

Il comportamento del datore di lavoro è invece vietato, quando tende a privilegiare determinate persone pregiudicando i diritti degli altri lavoratori (es. procedendo a trasferimento o licenziamento di un lavoratore per promuoverne un altro). In questo caso, è possibile denunciare il comportamento scorretto del datore di lavoro rivolgendosi al giudice e fornendo le prove che dimostrino che il provvedimento del datore di lavoro è ingiustificato.

Prima che intervenga il provvedimento del giudice il lavoratore dovrà comunque attenersi alle direttive del datore di lavoro; soltanto una volta che il giudice avrà annullato il provvedimento del datore, il lavoratore potrà tornare alla sua posizione originaria.

4. Quando la raccomandazione è un reato

Quindi nel lavoro privato il datore di lavoro è perseguibile solo quando tende a favorire determinati lavoratori a discapito di altri.

Nel settore pubblico invece, non configura reato il semplice accordo tra due soggetti, in quanto lo stesso potrebbe successivamente essere disatteso. Allo stesso modo, la raccomandazione è legittima quando chi la chiede lo fa senza porre in essere minacce, comportamenti coattivi, insinuazioni. Il comportamento diviene reato solo quando all’accordo viene dato seguito, senza mettere in atto le procedure che dovrebbero tendere a premiare la meritocrazia.

La raccomandazione è quindi reato quando:

  • è collegata alla politica (es. la promessa di un posto di lavoro in cambio di un voto elettorale). In questo caso sono perseguibili del reato di voto di scambio sia il politico che l’elettore;
  • è fatta da un pubblico ufficiale nei confronti di un dipendente pubblico o privato in modo minaccioso e coattivo tale da incidere sull’operato del dipendente, si integra il reato di abuso d’ufficio;
  • il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, abusa della sua qualità e dei suoi poteri, costringendo con violenza o minaccia di un danno, ad assumere una determinata persona, il suo comportamento integra il reato di concussione;
  • il pubblico ufficiale cerca di porre in essere una persuasione o una pressione morale condizionando di fatto la libertà di scelta del destinatario, si ha il reato di induzione indebita.

Luisa Panici, AvvocatoFlash

Fonti normative

Cass. ord. n. 8169/18 del 03.04.2018

Cass. sent. n. 39064/2017

Art. 317, 319, 323, 416 ter c.p.

Art. 2035 c.c.

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