In quali occasioni si può richiedere un risarcimento danni?

// Diritto Civile  

Molti danni che subiamo possono essere risarciti: vediamo in quali casi questo può succedere.

1. La tutela risarcitoria

Il risarcimento del danno rappresenta una tutela predisposta dall’ordinamento ogni qualvolta il soggetto subisca un evento lesivo.

Come si dice spesso, infatti, ogni evento determina delle conseguenze e lo stesso accade nel diritto civile, dove da un lato vi è un evento lesivo e dall’altro un danno, conseguenza del primo. Per porre rimedio a tale danno, il soggetto che l’ha subìto può quindi domandare il relativo risarcimento all’autore dello stesso, compensando così le conseguenze negative subite in conseguenza della lesione ed ottenendo un equivalente in denaro. E’ naturale che in molti casi la soddisfazione del soggetto leso non possa essere totale, in quanto non sempre il denaro consente di porre rimedio a tutte le situazioni: facciamo l’esempio di un soggetto che chieda il risarcimento del danno per un’operazione chirurgica non riuscita ed in conseguenza della quale egli riporti dei danni permanenti; evidente come il denaro non potrà restituire al soggetto la propria integrità fisica ed il proprio benessere, ma semplicemente compensare la perdita subita.

La tutela risarcitoria di cui si discute può essere invocata non solo nei casi più gravi, quale quello ora citato nell’esempio, ma anche semplicemente laddove si concluda un contratto e l’altra parte, attraverso il suo inadempimento, arrechi un danno alla parte adempiente.

Per questo motivo si delineano due tipi di responsabilità, addebitabili al soggetto che causa il danno:

- in caso di sottoscrizione di un contratto (responsabilità contrattuale), laddove si verifichi un inadempimento e lo stesso provochi l’insorgenza di danni in capo all’altro contraente [1];

- in caso di fatto illecito (responsabilità extracontrattuale), da intendersi quest’ultimo come illecito civile – e non penale –, ossia come fatto contrario alle regole di comportamento, avvenuto al di fuori di qualsiasi operazione contrattuale e non avente i connotati del reato [2].

2. Quali sono i danni risarcibili?

Occorre tuttavia capire quali danni possono essere risarciti e quindi quali possono formare oggetto di una domanda di risarcimento eventualmente formulata innanzi al giudice civile.

Per questo motivo bisogna distinguere due voci fondamentali:

- il danno patrimoniale, il quale consiste nelle conseguenze prettamente economiche che siano state patite dal soggetto danneggiato nei termini di danno emergente (perdita immediata, rappresentata ad esempio dalle spese di cui si è fatto carico il danneggiato) e lucro cessante (spesso definito come le “occasioni perse”, ossia le perdite future del danneggiato, i mancati guadagni che egli subirà in futuro proprio in conseguenza del fatto illecito);

- il danno non patrimoniale, ossia tutte le conseguenze negative subite dal danneggiato e che tocchino la sua sfera personale, quindi la sua psiche e le sue sofferenze psicologiche, pertanto si fa riferimento a conseguenze che non riguardano il patrimonio del soggetto, ma i suoi aspetti personali (la sua vita di relazione, la sua salute, ecc.). Si tratta di una voce di danno molto complessa e da sempre sottoposta al vaglio della giurisprudenza, in quanto, come facile comprendere, essa può includere differenti tipologie di danno, rischiando anche di includere danni che molto spesso sono futili e che possono essere certamente tollerati dall’uomo medio senza particolari conseguenze.

All’interno della categoria del danno non patrimoniale si possono poi distinguere altre voci di danno, di cui si sente spesso parlare, vale a dire:

- il danno biologico, ossia quel danno consistente in lesioni alla propria integrità psico-fisica, lesioni che tuttavia devono poter essere accertate attraverso una perizia medico-legale. Ciò significa che in tale voce di danno si possono includere tutti i danni alla salute che siano tuttavia accertabili medicalmente, quindi, per quanto riguarda ad esempio i danni psicologici, non rientrano nell’ambito dei danni biologici i semplici turbamenti psichici che non sfocino in patologie che possano essere accertate da uno specialista (si veda ad esempio la depressione);

- il danno morale, il quale può essere definito come una “sofferenza d’animo”, un patema d’animo transitorio;

- il danno esistenziale rappresenta invece un peggioramento della qualità di vita del soggetto, vale a dire un mutamento delle proprie abitudini quotidiane in conseguenza dell’evento lesivo subito.

2.1 Il nesso di causalità tra danno ed evento

Bisogna tuttavia ricordare che non tutti i danni possono essere risarciti, semplicemente perché rientrano in una delle categorie sopra delineate, ma è necessario che tra l’evento lesivo ed il danno sussista un nesso di causalità.

Ciò significa che una domanda di risarcimento non può ricomprendere qualsiasi danno, ma esclusivamente quei danni che siano effettivamente conseguenza immediata a diretta dell’evento. Chi agisce in giudizio per il risarcimento potrà quindi includere nella propria richiesta di danni solo quelli che siano in qualche modo collegati all’evento lesivo subìto, mentre quelli che non hanno nessun collegamento con tale evento non potranno costituire l’oggetto di una domanda risarcitoria.

Tuttavia, vale la pena sottolineare che non è necessario aver subìto in prima persona l’evento lesivo per poter domandare il risarcimento del danno, in quanto spesso la lesione subìta da un soggetto a noi vicino, come un familiare, può danneggiare interessi comunque meritevoli di tutela.

Facciamo riferimento al caso dell’incidente che colpisce il marito e che evidentemente può provocare dei mutamenti nella relazione di coppia: si può fare l’esempio di colui che, in conseguenza di una lesione inferta da altro soggetto, riporti dei danni gravissimi, quali ad esempio la perdita dell’autosufficienza. E’ evidente come in questo caso i familiari vicini alla vittima siano costretti a cambiare il proprio stile di vita, dedicandosi al danneggiato. Ciò può provocare danni biologici in capo ai familiari stessi, quali ad esempio evidenti stati depressivi, danni biologici che tuttavia, come detto, dovranno essere medicalmente accertati; non solo, ma dall’evento potranno derivare anche danni morali, essendo evidente la sofferenza che può derivare ai familiari nel vedere un congiunto privato della propria autosufficienza.

Lo stesso vale nel caso in cui colui che abbia subìto la lesione non sia più in vita, dal momento che al suo posto potranno agire i familiari, domandando innanzi tutto in via ereditaria il risarcimento dei danni che la vittima stessa abbia subìto; non solo, ma i familiari potranno anche domandare il risarcimento dei danni dagli stessi subìti in prima persona, ad esempio nel caso in cui la morte del congiunto abbia provocato danni non patrimoniali che sia possibile dimostrare.

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