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Come funziona il pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento può avere ad oggetto beni differenti, dai beni mobili a quelli immobili e, tra i beni pignorabili, rientra anche lo stipendio.

< Diritto Civile   # DirittoDelLavoratore  

1. Che cosa si intende per pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento dello stipendio rientra nell’ambito dei pignoramenti presso terzi, vale a dire nell’ambito di quei pignoramenti che non aggrediscono beni che si trovano nella disponibilità del debitore, bensì nella disponibilità di altri soggetti, ossia di terzi, nei confronti dei quali il debitore stesso vanta dei crediti. Si tratta dunque di soggetti che a loro volta hanno un debito nei confronti del debitore stesso.

Possiamo semplificare con un esempio: Tizio è debitore di una somma di denaro verso Caio (creditore). Caio, per soddisfare il proprio credito, può rivalersi sui beni di Sempronio, a sua volta debitore di Tizio, in quanto datore di lavoro dello stesso.

Lo stipendio, infatti, rappresenta un credito che il lavoratore vanta nei confronti del datore di lavoro. Pignorando lo stipendio, quindi, il creditore cerca di ottenere la somma a suo credito, aggredendo appunto lo stipendio del debitore: ci troviamo nella fase esecutiva del processo, vale a dire nella fase in cui il creditore vede soddisfatto il proprio interesse, rappresentato dall’esecuzione della prestazione da parte del debitore. In questa fase, quindi, attraverso il pignoramento, si pone un vincolo di indisponibilità sui beni del debitore: in sostanza si dice al debitore che non potrà utilizzare quei beni, in quanto destinati a soddisfare l’interesse del creditore e quindi ad estinguere il suo debito.

Ecco cosa succede dunque attraverso il pignoramento dello stipendio: Tizio (debitore), condannato al pagamento di una certa somma di denaro nei confronti di Caio (creditore), vede vincolata una parte del proprio stipendio, la quale dovrà essere necessariamente destinata al pagamento del suo debito. Il creditore si rivolge quindi direttamente al datore di lavoro per richiedere una parte dello stipendio dal lavoratore, che sarà dunque a lui destinata al fine di estinguere il debito.

2. Entro quali limiti può essere pignorato lo stipendio?

La legge pone tuttavia dei limiti al pignoramento dello stipendio, vietando appunto che il pignoramento colpisca l’intero stipendio del lavoratore.

Ciò in quanto il soggetto sarebbe così privato dei mezzi di sostentamento, mettendo a rischio non solo la sopravvivenza dello stesso, ma anche quella dei propri familiari, compromettendo inoltre gravemente la dignità del debitore.

I limiti di cui si discute sono stati modificati dal legislatore nel 2015 e si applicano a tutte le procedure esecutive che siano iniziate successivamente alla data di entrata in vigore della nuova normativa, ossia dal 27 giugno 2015.

Proprio in quanto è necessario garantire al soggetto un sostentamento minimo, la legge prende quale riferimento l’importo dell’assegno sociale, vale a dire quella somma di denaro erogata dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) con finalità assistenziale, per garantire un aiuto economico a coloro che si trovino in condizioni disagiate.

Per l’anno 2017 l’importo dell’assegno sociale è pari a 448,07 euro, quindi partiamo da tale somma per capire quali limiti pone la legge alla pignorabilità dello stipendio:

- se l’accredito dello stipendio sul conto corrente o postale è effettuato prima del pignoramento, si può pignorare esclusivamente l’importo che eccede il triplo dell’assegno sociale, quindi ciò significa che il pignoramento potrà avere ad oggetto solo ciò che resta dello stipendio, togliendo da questo il triplo dell’assegno sociale.

Per fare un esempio pratico: se lo stipendio è pari a 1500 euro, da tale somma bisogna togliere il triplo dell’assegno sociale, ossia 1344,21 euro (448,07X3), quindi la differenza, pari a 155,79 euro (1500-1344,21), potrà essere sottoposta a pignoramento. Se lo stipendio del debitore è invece al di sotto del triplo dell’assegno sociale, quindi è inferiore a 1344,21 euro, non può essere sottoposto a pignoramento, in quanto lo stesso sarebbe privato dei mezzi di sostentamento minimi che la legge vuole invece garantire;

- se l’accredito dello stipendio avviene alla data del pignoramento o successivamente, non si fa invece riferimento all’assegno sociale e la regola generale è che la somma pignorata non può essere superiore a 1/5 dello stipendio e questo vale anche nel caso in cui il debito si riferisca a tributi dovuti allo Stato, alle province o ai comuni.

Se poi si tratta di crediti alimentari, si fa riferimento alla somma autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice dallo stesso delegato; se invece il pignoramento si riferisce a crediti di diversa natura, ad esempio alimentari e tributari insieme, allora lo stesso non può essere superiore alla metà dello stipendio.

2.1. Cosa succede se il pignoramento non rispetta i limiti imposti dalla legge?

Se il pignoramento è effettuato senza rispettare i limiti sopra descritti, esso è considerato dalla legge parzialmente inefficace: ciò significa che, per la somma eccedente le soglie imposte dalla legge, esso si considera come non effettuato e quindi il pignoramento avrà ad oggetto esclusivamente quella somma che rispetta le soglie fissate dal legislatore.

Tale inefficacia potrà essere rilevata anche d’ufficio dal giudice.

Fonti normative:

- Codice civile: art. 545

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