Chi paga l'avvocato in caso di sinistro stradale?

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# SinistroStradale  

Nella maggior parte dei sinistri stradali la presenza di un avvocato risulta superflua, tuttavia ci sono dei casi in cui la sua assistenza risulta indispensabile. Vediamo quali sono i casi in questione e da chi viene pagato l’avvocato.

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1. Avvocato per sinistro stradale

L'avvocato risulta necessario in tutti i casi in cui, oltre ai danni alle cose, si sono registrati anche danni alle persone e la procedura di risarcimento risulta particolarmente difficile. Come ha stabilito la Cassazione, nella maggior parte dei casi, l'avvocato viene pagato dalla compagnia assicurativa.

Questo è giustificato dal fatto che le spese legali affrontate a seguito del sinistro stradale costituiscono un danno patrimoniale prodotto dall'incidente e, di conseguenza, il danneggiato ha il diritto di ottenere il rimborso delle spese affrontate.

Vediamo i due casi che si potrebbero verificare nella procedura per l'ottenimento del risarcimento dall'assicurazione:

  • Nel caso in cui si raggiunga un accordo tra danneggiato ed assicurazione, l'assicurazione pagherà le spese legali, anche se la scelta di farsi assistere da un avvocato è stata fatta unicamente dal cliente e non dall'assicurazione. In pratica, quando l'assicurazione presenterà il risarcimento all'automobilista, questo comprenderà anche le spese affrontate per la gestione della pratica (cioè onorario dell'avvocato ed eventuale compenso per il medico legale che ha redatto la perizia sui danni fisici). Per permettere all'assicurazione di liquidare la giusta somma, comprensiva del compenso all'avvocato, è opportuno che il cliente lo concordi fin dall'inizio con il suo legale. Per questo, sebbene sia ammesso anche un accordo verbale tra avvocato e cliente, sarebbe preferibile un accordo scritto (anche per evitare che l'avvocato chieda in seguito compensi aggiuntivi).Quindi, nel caso in cui l'automobilista e l'avvocato concordino preventivamente (cioè al momento del conferimento dell'incarico di gestione del sinistro) l'entità del compenso, quest'ultimo, se accettato dall'assicurazione, sarà liquidato nella quantità concordata. Se le parti, tuttavia, pur conoscendo la somma massima che l'assicurazione sarebbe disposta a versare, hanno comunque pattuito un compenso superiore, la parte in eccesso gli dovrà essere liquidata dal cliente.
  • Nel caso invece in cui l'avvocato e il cliente non abbiano concordato l'entità del compenso, l'avvocato potrà presentare la sua richiesta a fine pratica presentando la relativa fattura. A questo punto, l'assicurazione deciderà in che misura accoglierla e l'eventuale compenso in eccesso dovrà essere pagato dal cliente.

2. In che modo avviene la liquidazione del compenso?

La parcella spettante all'avvocato è determinata in percentuale rispetto all'intero risarcimento (di solito si aggira intorno a circa il 10-20% dell'intero risarcimento). Di norma l'assicurazione versa nelle mani del proprio assicurato l'entità del risarcimento, comprensivo della somma per le spese legali; spetterà poi al cliente indennizzare il proprio avvocato.

Potrebbe anche accadere che l'avvocato si accordi direttamente con l'assicurazione affinché questa provveda a due e distinti compensi: uno al danneggiato a titolo di risarcimento e l'altro all'avvocato a titolo di parcella per l'onorario. In quest'ultimo caso l'avvocato dovrà accontentarsi della somma concordata con la compagnia assicuratrice e nulla potrà pretendere dal proprio cliente in aggiunta.

3. Quando l'avvocato non è pagato dall'assicurazione?

Ci sono dei casi in cui l'assicurazione è esentata dall'obbligo di risarcire le spese per l'avvocato: si tratta di tutte le ipotesi in cui:

  • la gestione del sinistro non presenta alcuna difficoltà
  • i danni derivanti dal sinistro sono di lieve entità
  • l'assicurazione della controparte è intervenuta tempestivamente a tutela del danneggiato.

In tutti questi casi, qualora il cliente decida ugualmente di nominare un avvocato, questi verrà pagato dal cliente e mai dalla compagnia assicuratrice.

Fonti normative

Cass. sent. n. 3266/2016 del 19.02.2016

Art. 1223 c.c.

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