Parlare di Fondi europei significa conoscere di una delle forme più importanti di finanziamento messe a disposizione dalle politiche europee per il sostegno a imprese, associazioni, privati cittadini. A loro è possibile garantire sviluppo e sostegno anche sui nostri territori locali, secondo le esigenze specifiche della popolazione distribuite nelle varie regioni.

progetti europei

1. La politica di coesione

E’ questa quella che va sotto il nome di politica di coesione, massima espressione dello spirito europeo per il benessere e la crescita della popolazione di ciascuno dei 28 Paesi dell’Unione Europea. La programmazione europea - pensata per l’arco temporale 2014-2020 con l’approvazione del Regolamento (UE) N. 1301/2013 del Parlamento e del Consiglio del 17 dicembre 2013 (da cui il quadro normativo dell’intera programmazione del settennato in chiusura) - si propone di rispondere alle sfide che hanno fin qui interessato il continente e che tutt’oggi richiedono essere rilanciate secondo i principi base della strategia europea.

I cinque obiettivi della politica di coesione sono alla base del piano di sviluppo fondato su:

  1. conoscenza e innovazione;
  2. sostenibilità, perché tesa a realizzare un’economia più efficiente e attenta a uno sfruttamento etico e razionale delle risorse;
  3. mentalità verde e più competitiva;
  4. spirito inclusivo, per il reperimento di nuovi posti di lavoro e a riduzione della povertà;
  5. attenzione ai cambiamenti climatici, per ottimizzazione dei consumi di energia, incremento del ricorso alle energie rinnovabili e abbattimento delle emissioni di gas serra almeno del 20% rispetto al 1990.

2. I finanziamenti UE: come si ripartiscono

Due sono i canali attraverso cui si diramano i fondi UE: l’uno su base internazionale, secondo logiche di partenariato che chiamano i beneficiari a rispondere ai bandi che richiedono cooperazione fra operatori provenienti da più paesi dell’Unione, all’insegna della massima condivisione e scambio di buon pratiche fra gli stati membri.

Si tratta, in questi casi, di fondi diretti, ovvero gestiti e erogati senza intermediazione con figure periferiche ma erogati in linea diretta da Bruxelles e recepiti dai singoli Stati attraverso gli specifici PON, in aderenza con le tematiche guida . Per questa via è possibile offrire ai cittadini e alle stesse imprese, la più vasta scala di risposte e opportunità alle più ampie fasce di popolazione: dai giovani per scambi culturali ed esperienze di formazione finanziata tra paesi membri; ai fondi per l’agricoltura e i piani di riqualificazione ambientale; dal COSME per l’internazionalizzazione dei prodotti e l’accrescimento delle esportazioni fino al prestigioso Horizon 2020 e le prospettive che questo programma fornisce ai più alti livelli di crescita nella ricerca e sperimentazione.

Mentre altre vie e prospettive si aprono con il programma LIFE sulle vie della ricerca e valorizzazione dei valori ecologici e di tutela della salute, altrettante prospettive si offrono con i programmi come PRIAMOS o JUSTICE contro il razzismo e a favore di politiche di integrazione culturale gestiti dalla Direzione Giustizia della Commissione UE; ancora EUROPA CREATIVA per Cultura e Editoria, fino all’ERASMUS o COMENIUS per la massima diffusione della mobilità e lo sviluppo dell’interscambio a livello universitario e di formazione .

Fuori dal quadro della programmazione pluriennale, il Fondo europeo di sviluppo si rivolge a sostenere la cooperazione con i paesi africani, caraibici e del Pacifico. Come pure si aggiungonoo il FEASR per lo sviluppo rurale e il FEAMP per marina e pesca.

Il secondo ambito di erogazione e distribuzione dei fondi passa attraverso l’opera di intermediazione e filtro localizzato e gestito dai singoli paesi UE, secondo le proprie logiche ed esigenze a livello interno e di strutture organizzative. Fondi strutturali sono, appunto, quelli rientranti in tale seconda tipologia.

In Italia a gestione pressoché totalmente regionale, vengono attribuiti a vere e proprie aree regionali, secondo una logica di equità ed equilibrio distributivo dettato, com’è ben immaginabile, da valutazioni inerenti lo stato socio economico e di benessere sociale di ciascun Paese. Nei fondi ESI rientrano quelli fondi strutturali (Fondo Europeo Regionale di Sviluppo - FESR e Il Fondo Sociale Europeo - FSE), Il Fondo di Coesione (FC), il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) e il Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP): siamo qui nel Quadro Strategico Comune (QSC), chiamato a sostituire i Programmi con delle Linee guida strategiche uniche e troppo rigide, rafforzando – ora - l’integrazione delle politiche dell’Unione europea e assicurando maggiore affidabilità per i cittadini e il commercio locale.

Il FEASR mira da sempre a fare emergere le regioni di coesione e collaborazione sui territori locali fra regioni muovendo sui canali:

  • dell’innovazione e della ricerca ;
  • del miglior incremento tecnologico nelle redazioni dei giornali;
  • sostegno alle PMI.

3. Le macro-aree della programmazione nazionale

L'articolazione territoriale degli interventi visti sopra, per l'obiettivo Investimenti in favore della Crescita e dell’Occupazione a livello regionale (Programma Operativo Regionale), è inserita in un quadro generale nazionale. A tal fine, le misure attinenti le realtà delle singole regioni vengono ripartite in 12 PON (Programmi Operativi Nazionali).

Si tratta di stanziamenti monofondo o plurifondo incidenti su una o più categorie di regioni, individuate secondo la specificità delle aree viste sotto il profilo socio-economico o ambientale-strutturale. Da qui derivano i PON che coprono tutte le categorie-tipologie di Regioni, secondo la ripartizione per aree di destinazione dei benefici (Legalità, Infrastrutture e Reti, Scuola, Politiche, Inclusione, città Metrolipolitane, Governance, Occupazione, Diritti, Cultura e Sviluppo, Ricerca e Innovazione, Imprese e Competitività, Governance Territori, Energia, Scuola e Competenze per l’Apprendimento, Politiche attive per l’Occupazione) secondo le delibere CIPE.

4. Come si scrive un progetto europeo.

Prima regola: mai da soli. Sia che si tratti di un bando su una call (chiama come lsa ata preventiva circa ’uscita di documenti importanti) che implichi la ‘costruzione’ di un valido partenariato internazionale, sia che ci si accinga a rispondere a un bando regionale, c’è una regola assoluta (che è pure un consiglio di medio buon senso): mai procedere da soli!

La scrittura di un progetto di finanziamento implica di per sé una tale quantità di elementi, dati, documentazioni, e – ancora – verifiche e stime e piani di fattibilità, preventivi e business plan, da rendere velleitario e – alla fine – poco produttivo lo sforzo …dell’uomo (o donna!) solo al comando.

Non perdete tempo né sprecate energie ma, proprio per rimanere concentrati e ben lucidi sull’obiettivo, leggete analiticamente, quasi a sezionare il testo per rispondere con esattezza e precisione a tutte le richieste del bando.

  1. Potrà apparire maniacale, ma l’esperienza rivelerà ben presto l’importanza di non fidarsi mai della propria capacità di comprendere un testo. e di rispondere con tutta la precisione possibile all’interrogativo posto dal sistema telematico.
  2. Il Quadro Logico. Diventa basilare, per la migliore riuscita del progetto, osservare una logica strettissima di intervento e coordinamento non soltanto sulle cose da fare, gli adempimenti fiscali e amministrativi sull’idea progetto. Soprattutto ciò che andrà verificato al meglio – e davvero senza errori di sorta – il quadro dei rischi probabili, il rapporto con i benefici effettivi in rapporto con i risultati attesi.
  3. Ragionare in termini europei: questo sarà lo snodo fondamentale che vi consentirà di approcciare nel modo migliore il vostro progetto e trarne un effettivo beneficio. Entrare nello spirito del progetto stesso, anche sotto il piano formale ed estetico.
  4. Lingua ‘sciolta’ e scrittura sintetica saranno le due armi per arginare la crisi di qualità che risulta – da più parti – essere indicato come uno dei fattori di maggiore impatto in sede di valutazione. Una stesura poco chiara o difficoltosa, quand’anche ricca di dettagli e informazioni utili, potrà risultare inadeguata e vanificare il meglio del lavoro. Anche per questo, occhio al dettaglio, spazio alle verifiche finali (datevi il tempo sufficiente per non arrivare in affanno proprio quando contano i particolari). Sarà buona cosa approfondire costantemente e avvicinarsi al tema dell’europrogettazione con la maggiore completezza possibile delle cognizioni di base, anche di ordine istituzionale circa l’impianto organizzativo degli Organismi dell’Unione Europea. Al tempo stesso, avvicinarsi alla conoscenza anche pratica dei primi, indispensabili ‘strumenti di lavoro’, così chiedendosi che cos’è un Bando, quali i metodi per informarsi sulla loro pubblicazione, imparare a comprenderne totalmente i criteri di finanziamento, le caratteristiche richieste all’aspirante Beneficiario, i metodi valutativi ai fini dell’approvazione di un Progetto.

Come si vede, si apre un mondo amplissimo a chi voglia addentrarsi in modo serio e professionale alla materia, ma le varianti e le specializzazioni possono davvero fornire stimoli e sviluppare competenze ricche di prospettive. Importante, una volta chiarite le premesse, è prendere le prime mosse iniziando a lavorare su un caso concreto, magari affrontando i problemi e le questioni poste da un bando regionale di media portata, valutando i soggetti potenzialmente interessati, soppesando i possibili rischi, le migliori strategie per un piano economico … E in bocca al lupo, senza curarvi troppo dei primi fallimenti: la carriera da europrogettista sarà appena iniziata!

Fonti normative

- REGOLAMENTO (UE) N. 1301/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 17 dicembre 2013 (relativo al FESR, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione". Abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006 relativo al precedente periodo di finanziamenti per il settennio 2007-2013)
- per consultazione più ampia sulle Fonti istituzionali - Scala UE:
Regolamenti sui fondi strutturali - periodo 2000-2006 (sito della Commissione Europea)
Regolamenti sui fondi strutturali - periodo 2007-2013 (sito della Commissione Europea)
Regolamenti sui fondi strutturali - periodo 2014-2020 (sito della Commissione Europea)
Scala nazionale (Italia)
Programmazione dei fondi strutturali 2000-2006 - Ministero dell'Economia e delle Finanze
(MEF)
Programmazione dei fondi strutturali 2007-2013 - Agenzia per la Coesione Territoriale
Programmazione dei fondi strutturali 2014-2020 - Agenzia per la Coesione Territoriale

 

Scala regionale:

Ogni Amministrazione regionale/ Provincia Autonoma, titolare di Programma ha dovuto attivare (in base ai Regolamenti sui fondi strutturali) appositi portali web per rendere trasparenti le fasi e l'attuazione  dei fondi strutturali nel proprio territorio.
Si consiglia, dai siti istituzionali di ciascuna Regione:
- lettura costante del rispettivo Bollettino Ufficiale Regionale;
- osservazione degli Avvisi pubblicati e relative Schede e atti allegati.

Annalisa Romaniello

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