WhatsApp e la valenza documentale di una chat

Alzi la mano chi non si è mai sfogato con un collega sui problemi riguardanti l’ufficio. I motivi, lo sappiamo, sono molteplici: insoddisfazione, mansioni troppo numerose e/o poco gratificanti, stipendio troppo basso e così via.

Ultimo aggiornamento: 3/6/2026

Sebbene tale pratica possa aiutare il lavoratore a liberarsi di una buona dose di stress, il rapporto con i colleghi è da prendere con le pinze. Si può entrare in confidenza, certo, ma nell’ambiente di lavoro sono presenti troppi elementi in grado di cambiare le persone: dalla convenienza personale alla semplice perfidia, sarebbe inutile stilare un elenco dei casi in cui il capoufficio, in seguito allo sfogo di un dipendente, ha poi ricevuto una soffiata che lo informasse della situazione.

1. La valenza di prova nella messaggistica istantanea

La moderna giurisprudenza, in questi termini, ha rivolto la sua attenzione soprattutto su WhatsApp, applicazione diventata lo strumento principale per lo sfogo online e privato durante le ore di ufficio. Secondo gli ultimi giudizi espressi a riguardo, i messaggi hanno valenza di prova e questo vale sempre.

Che si tratti di un esempio utile all’avvio di un provvedimento disciplinare o che riguardi la semplice comunicazione di un’assenza per malattia. I messaggi di WhatsApp, ricordano i giudici, sono prove documentali che possono essere prodotte anche nel momento in cui il capoufficio non è presente fra i destinatari della conversazione.

2. Esempi delle prove documentali nella messaggistica istantanea

Secondo il Tribunale di Fermo (decreto n. 1973/2017), per giustificare un licenziamento, basta un messaggio che dimostri l’atteggiamento ostile nei confronti di un’azienda inviato da un dirigente alla moglie dell’amministratore unico di una società.

Oppure, come giudicato dal Tribunale di Vicenza con sentenza n. 778/2017, per far scattare la sanzione disciplinare basta che uno dei destinatari decida di svelare il contenuto della chat al dirigente. Tutto ciò in piena legittimità. Un’indicazione non da poco viene dal Tribunale di Roma, il quale ha ritenuto illegittimo il licenziamento di una dipendente colpevole solo di aver utilizzato un tono di sfida in una chat nella quale era presente anche il datore di lavoro (sentenza n. 3478/2018).

Ciò che conta risiede nelle parole, non certo nelle intenzioni facilmente travisabili. Nel caso in esame, infatti, la trascrizione del file audio non presentava nulla che valesse una qualsiasi sanzione.

3. Messaggistica istantanea e diritto alla riservatezza

Se è vero che una chat può avere valore di prova, però, bisogna porre la giusta attenzione alle modalità e ai motivi del suo utilizzo. La questione, come è facile intuire, è molto delicata e tira in ballo sia la valutazione del diritto di difesa che può far valere chi decide di utilizzare un tale documento sia il diritto alla riservatezza della controparte.

Una conversazione di WhatsApp è totalmente ascrivibile a corrispondenza privata, la quale inviolabilità viene protetta dall’art. 616 del Codice penale. La sua rivelazione può avvenire solo nel caso in cui sussista una giusta causa. La giurisprudenza italiana, però, è andata oltre.

La conversazione privata via chat viene considerata un aspetto della vita utile all’inquadramento delle parti coinvolte. La vita online, perciò, è un elemento che può aiutare a comprendere la persona nella sua vita offline. In questo caso, l’interesse di causa viene comprovato e non serve a nulla appellarsi al diritto alla privacy.

Emanuele Secco, Giuridica.net

Fonte

IlSole24Ore

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I messaggi WhatsApp hanno valenza di prova legale?
Sì, secondo la moderna giurisprudenza italiana, i messaggi WhatsApp hanno piena valenza di prova documentale e possono essere utilizzati in giudizio per dimostrare fatti rilevanti. Questa valenza vale sempre, sia per provvedimenti disciplinari che per semplici comunicazioni, anche se il datore di lavoro non era tra i destinatari della conversazione.
Posso essere licenziato per un messaggio WhatsApp?
Sì, i tribunali hanno riconosciuto che un licenziamento può essere giustificato da un messaggio WhatsApp che dimostri condotta ostile verso l'azienda. Tuttavia, ciò che conta è il contenuto effettivo delle parole: se il messaggio non contiene nulla di sanzionabile, il licenziamento può essere ritenuto illegittimo (come nel caso della sentenza del Tribunale di Roma).
Come possono essere usati i messaggi WhatsApp come prova in giudizio?
I messaggi WhatsApp possono essere prodotti come prova documentale in tribunale anche se il destinatario originario della chat decide di rivelarli a terzi. Secondo la giurisprudenza, uno dei destinatari può legittimamente svelare il contenuto della conversazione al dirigente o in sede giudiziale per far scattare provvedimenti disciplinari.
La privacy protegge i messaggi privati su WhatsApp?
Le conversazioni WhatsApp sono considerate corrispondenza privata protetta dall'articolo 616 del Codice Penale. Tuttavia, questa protezione è meno rilevante davanti a un interesse di causa: se i messaggi servono per provare fatti importanti in giudizio, l'interesse processuale prevale sul diritto alla privacy della controparte.
Cosa conta veramente quando WhatsApp diventa prova: il tono o il contenuto?
Conta esclusivamente il contenuto effettivo dei messaggi, non le intenzioni che possono essere facilmente travisate. Un tono di sfida o informale non è sufficiente per una sanzione disciplinare se le parole non contengono nulla di effettivamente violativo: ciò che importa è il significato letterale di ciò che è stato scritto.