Da diversi anni ad oggi gli strumenti tecnologici, come l’utilizzo dei social e di internet in generale, hanno influenzato e invaso le nostre vite, diventando parte della quotidianità e mostrando potenzialità sia per i consumatori sia in vari ambiti professionali.

Codice deontologico forense e l’utilizzo dei social

Tra questi ambiti, da ultimo, rientra anche quello dell’avvocatura che si è adeguata piano piano al cambiamento per non scontrarsi con le regole deontologiche. La limitazione deontologica è molto stringente e la presenza dei legali sui social è stata vietata fino al 2015 – 2016, fino a quando il Consiglio Nazionale Forense nel 2016 ha provveduto a modificare l’articolo 35 dell’ordinamento professionale.

L’art. 35, al primo comma, recita che  “L’avvocato che dà informazioni sulla propria attività professionale, quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse, deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale”. Con la delibera sopra citata è stato inserito l’inciso “quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse” proprio per allargare lo spettro di applicazione di tale diritto anche all’utilizzo della rete.

Altra modifica apportata al medesimo articolo è stata l’eliminazione dei commi 9 e 10, nei si sanciva che “l’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso” e che “l’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito”.

Da tutto ciò si deduce che è ammesso qualunque mezzo purché l’utilizzo avviene nel rispetto dei doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza. Inoltre, l’avvocato non può fornire informazioni comparative rispetto all’operato di altri professionisti, oppure aventi carattere equivoco, denigratorio, suggestivo o contenenti riferimenti a titoli, funzioni o incarichi non inerenti l’attività professionale. È tenuto anche ad indicare il titolo professionale, la denominazione dello studio e l’Ordine di appartenenza, utilizzando il titolo accademico di professore solo se lo sia o sia stato docente universitario di materie giuridiche, precisando la qualifica e la materia di insegnamento.

Mentre il praticante iscritto nel registro per esteso il titolo di “praticante avvocato”, con l’eventuale indicazione di “abilitato al patrocinio”. Dopo aver visto i limiti del codice deontologico e aver visto le modifiche apportate da un punto di vista legislativo per rimediare alle delimitazioni, è opportuno vedere come utilizzare i social a fini professionali.

L’individuazione del mezzo e dei destinatari

Il legal marketing deontologicamente corretto è lo strumento per eccellenza per rispondere a questo bisogno: farsi trovare da quelle persone e aziende che stiano cercando il nostro servizio erogato da un/a Professionista e uno studio con le nostre caratteristiche.

Come punto di partenza è importante individuare i social network più idonei ma per fare questa scelta si deve avere ben chiara l’utenza a cui ci si vuole rivolgere e i contenuti da offrire. Altro elemento importante è una buona gestione dei social che comprende conoscenza del mezzo, tempo da dedicare e contenuti da caricare. In riferimento all’ambito legale diamo un breve accenno alle peculiarità e ai social utilizzabili dall’avvocato.

Facebook

Il primo social è Facebook, è la piattaforma più conosciuta e senza alcun dubbio con più visibilità. Per le sue caratteristiche è prevalentemente indirizzato a privati ma non mancano casi di avvocati iscritti con un profilo personale a Facebook e che poi decidono di utilizzarlo a fini professionali. Tale scelta non è consigliata perché ci possono essere contenuti personali che magari non si vogliono condividere con i clienti.

È preferibile, quindi, creare una pagina pubblica di Facebook legata allo Studio legale. Altro aspetto della pagina pubblica è che fornisce un riscontro della visibilità tramite lo strumento “insights”, permettendo il monitoraggio delle interazioni con i post e dando informazioni degli utenti che seguono la pagina.

Vi è inoltre la possibilità di creare un collegamento con il proprio sito web e la pagina pubblica di Facebook, di sponsorizzare determinati contenuti e di utilizzare la messaggistica istantanea per interagire con i clienti. Mentre se si decide di utilizzare un unico profilo di Facebook, da utilizzare sia privatamente sia a fini professionali, è consigliabile applicare i filtri privacy in modo che i contenuti privati siano visibili a una determinata cerchia di utenti o contatti.

LinkedIn

Linkedln è un social o una piattaforma digitale che si utilizza in ambito professionale. La creazione del profilo è gratuita ma, a pagamento, è possibile attivare la versione Premium che comprende funzionalità aggiuntive rispetto al pacchetto base. Nel caso si decide di utilizzare questa piattaforma il consiglio è di sfruttare al meglio le potenzialità partecipando alle discussioni, ai gruppi e condividendo contenuti.

Twitter

Twitter è un altro social network che fornisce in tempo reale una panoramica di ciò che avviene nel mondo non limitandosi all’informazione ma offrendo anche la possibilità di allargare la rete di contatti e restare aggiornati.

Youtube

Youtube è una piattaforma ad impatto visivo, in quanto il potenziale comunicativo si fonda sui video e sulle immagini. Esistono, infatti, casi in cui viene utilizzato per condividere temi di interesse e per promuovere lo Studio professionale.

Miryam Spinazzola