Secondo quanto sentenziato dalla Seconda sezione civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 16622/2019, molti Comuni italiani installano postazioni automatiche di rilevamento della velocità facendo riferimento a raggiri e cavilli illegittimi

Secondo quanto sentenziato dalla Seconda sezione civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 16622/2019, molti Comuni italiani installano postazioni automatiche di rilevamento della velocità facendo riferimento a raggiri e cavilli illegittimi. Il caso esaminato dalla sentenza, nello specifico, è quello di Firenze, nel quale l’allora giunta Renzi aveva fatto installare degli autovelox su strade che, secondo la legge, non potevano ospitarne.

L’art. 2 del Codice della Strada specifica alcune caratteristiche che una strada deve avere per essere considerata strada urbana di scorrimento: si parla di carreggiate separate, la possibilità di sosta in aree esterne al traffico o eventuali complanari che possono inserirsi nelle suddette strade solo tramite appositi raccordi e incroci; questa tipologia, secondo l’art. 4 del dl 121/2002, può ospitare delle postazioni autovelox fisse. A nulla è valsa la giustificazione avanzata dal Comune di Firenze, il quale ha dichiarato di aver agito per risolvere una emergenza di sicurezza stradale. Il risultato, all’epoca, fu solo uno: ricorsi su ricorsi e l’appoggio dei multati da parte delle associazioni dei consumatori.

Prima del giudizio di Cassazione, i pareri espressi nei primi due gradi di giudizio furono contrastanti, ma ora la tesi espresse dal Comune sono state bocciate. In poche parole, il Comune ha cercato di dimostrare come le caratteristiche di strada urbana di scorrimento debbano presentarsi solo nel tratto in cui si intende piazzare l’autovelox, e non su tutto il tracciato: primo, la carreggiata di riferimento potrebbe anche essere unica e a senso unico; secondo, non è detto che tutti gli incroci debbano presentare un semaforo, in quanto dove questo è assente non vi è l’incontro di due correnti di traffico così definite.

Il giudizio della Cassazione, non lascia dubbi: le caratteristiche di strada urbana di scorrimento devono esserci tutte e per tutto il tracciato coperto. La soluzione, nel caso un Comune volesse effettuare dei controlli su una strada urbana che non viene incontro alle caratteristiche, è rappresentata dall’opzione più tradizionale: appostamento di una pattuglia con obbligo di fermare i trasgressori, con eventuale obbligo di segnalazione del motivo che ha reso impossibile l’immediato fermo.

Emanuele Seccogiuridica.net

Fonti normative


Il Sole 24 Ore
ACI