La Cassazione, infatti, ha confermato la condanna di 20 anni di carcere per omicidio volontario e distruzione di cadavere per Antonio Logli, validando la ricostruzione accettata dalla Corte di Appello di Firenze.

Cassazione caso antonio logli

La Corte di Cassazione l’11 Luglio 2019, confermando la condanna precedentemente riconosciuta dalla Corte d’Appello di Firenze nel maggio 2018, ha condannato Antonio Logli per l'omicidio della moglie, Roberta Ragusa, sparita nel nulla la notte tra il 13 ed il 14 gennaio 2012.

La Cassazione, infatti, ha confermato la condanna di 20 anni di carcere per omicidio volontario e distruzione di cadavere per Antonio Logli, validando la ricostruzione accettata dalla Corte di Appello di Firenze.

Nelle 47 pagine di sentenza, nonostante non vi siano stati sufficienti indizi per ricostruire i dettagli dell’omicidio e della successiva distruzione del cadavere, la Cassazione si sofferma sulla personalità di Roberta, molto legata ai figli, e sul contesto di crisi familiare in cui la vicenda si è inserita.

Senza dubbio secondo la Corte ha avuto una grande influenza la relazione, nota a Roberta, di Antonio con Sara Calzolaio, amica e collaboratrice della vittima. Secondo i giudici Roberta pensava alla separazione dal marito, una scelta che avrebbe peggiorato la situazione patrimoniale di Antonio.

In questo quadro è stato ricostruito quanto accaduto nella notte fra il 13 e 14 gennaio 2012. Secondo la ricostruzione fornita dalla Cassazione nella sentenza “mentre la moglie stava compiendo ordinarie attività domestiche prima di coricarsi - si legge - avendo già indossato l'abbigliamento da notte descritto dalla figlia Alessia, [Logli] si era ritirato in soffitta ed era stato impegnato in tre conversazioni con la Calzolaio, l'ultima delle quali, iniziata alle ore 00.17, si era interrotta bruscamente".

Inoltre, i giudici di legittimità si sono soffermati su un fatto che sarebbe legato alla successiva uscita dall'abitazione di Roberta: "Lei aveva improvvisamente abbandonato l'abitazione senza indossare altri indumenti, né prelevare oggetti di qualsiasi tipo", con la Cassazione che conferma l'ipotesi secondo cui "l'unica spiegazione possibile e ragionevole è che fosse stata indotta a ciò da una forte emozione e da un forte timore per la propria incolumità dopo avere avuto la certezza, spiandolo, che il marito avesse ancora una relazione con un'amante e che costei fosse proprio l'amica e collaboratrice Sara Calzolaio".

A quel punto "il Logli, accortosi della fuga della moglie per i campi, senza essersi coricato a letto, era uscito a bordo della sua Ford Escort e si era posizionato lungo la via Gigli in luogo in cui aveva ritenuto di poterla intercettare, ove era però stato visto e riconosciuto dai coniugi Gozi-Gombi nonostante il tentativo di nascondere il volto con la mano.

Consapevole di ciò aveva fatto rientrò a casa, distante da quel punto appena 700 mt., ove aveva lasciato in tutta fretta l'auto sul vialetto e prelevato l'utilitaria Citroen C 3 della moglie e si era recato nuovamente in via Gigli, ove aveva effettivamente incontrato la Ragusa, tanto che il cane molecolare aveva fiutato traccia della sua presenza". Infine, ci sarebbe stata la lite, con la definitiva sparizione di Roberta.

La Cassazione, però, è costretta a lasciare il “vuoto” sulle modalità di svolgimento della condotta e, com'è noto, anche il cadavere non è stato mai ritrovato. "Logli aveva litigato con lei e l'aveva costretta a forza a salire sull'auto - conclude la sentenza - venendo visto e sentito dal Gozi, mentre la Gombi aveva percepito le grida dalla sua abitazione senza poter comprendere da chi provenissero.

Abbandonato il luogo in tutta fretta, l'aveva quindi condotta in altro luogo rimasto ignoto per poi sopprimerla con modalità anch'esse non potutesi accertare e farne sparire definitivamente, almeno sino ad ora, il corpo".

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