L’ordinamento giuridico italiano ha previsto di recente l’introduzione di alcuni istituti che hanno lo scopo precipuo di tutelare e sostenere economicamente i soggetti che hanno perso il coniuge e che si trovino in condizioni di difficoltà peculiari, versando in condizioni di infermità fisica o mentale.

Tra i suddetti istituti si annovera anche il c.d. “assegno di vedovanza”. Nel prosieguo si analizzeranno brevemente gli aspetti essenziali di quest’ultimo, per comprendere quali sono i soggetti che possono averne diritto, come possono farne richiesta, entro che termini e come avviene in concreto l’erogazione.

Cos’è l’assegno di vedovanza?

L’assegno di vedovanza si identifica in un contributo economico erogato in aggiunta a quelli già loro spettanti ai soggetti (persone fisiche) che siano vedove oltre che invalidi al 100% o invalidi totali e che percepiscano una pensione di reversibilità, sia quest’ultima derivante da lavoro dipendente privato o da lavoro dipendente pubblico.

Si tratta di contributo erogato dall’INPS e si configura nella sostanza come un assegno per il nucleo familiare ai pensionati che viene corrisposto nella misura e secondo le modalità che verranno meglio specificate nei paragrafi successivi.

Chi ha diritto all’assegno di vedovanza?

I soggetti che possono chiedere ed ottenere la corresponsione in proprio favore dell’assegno di vedovanza a partire dall’anno 2022 vengono identificati in quelli che contemporaneamente presentano le seguenti condizioni:

  • sono vedovi;
  • sono invalidi al 100% o invalidi civili totali;
  • percepiscono una pensione di reversibilità per i lavoratori dipendenti (pubblici o privati).

Oltre ai soggetti indicati poco sopra sono ammessi a richiedere l’aiuto in questione anche gli eredi, qualora il soggetto interessato ed al quale sarebbe spettato non abbia potuto usufruirne e sia defunto. Sono assolutamente esclusi, invece, coloro che percepiscano una pensione di reversibilità relativamente a una cassa previdenziale differente da quella dei lavoratori dipendenti.

Questi ultimi non avranno diritto a ricevere l’assegno di vedovanza. Sono esclusi, altresì, tutti coloro che non percepiscano già al momento della richiesta una pensione di reversibilità.

Come viene calcolato l’assegno di vedovanza?

Il calcolo dell’ammontare dell’assegno di vedovanza spettante dipende, in concreto, dall’entità del reddito annuo percepito. Per coloro che siano in possesso dei requisiti richiesti dalla legge, infatti, si distinguono tre ipotesi:

  • per i percettori di un reddito annuo che sia inferiore a complessivi 27.889,67 euro l’aumento mensile cui si avrà diritto sarà pari a 52,91 euro sull’importo della pensione di reversibilità concretamente già percepita;
  • per i percettori di un reddito annuo che sia compreso tra i 27.889,67 euro ed i 31.296,62 euro l’aumento mensile spettante sull’importo della pensione di reversibilità concretamente già percepita sarà pari a 19,59 euro;
  • per i percettori di reddito complessivo annuo, invece, superiore ai 31.296,62 non è prevista l’erogazione di alcuna somma aggiuntiva.

Occorre una precisazione per l’ipotesi in cui la domanda dell’assegno di vedovanza sia stata presentata tardiva ovvero addirittura postuma. Ove si accerti che il soggetto aveva effettivamente diritto all’aiuto economico di cui si discute è possibile effettuare domanda al fine di richiedere gli arretrati, ma entro alcuni precisi limiti ed, in specie, solo per i cinque anni precedenti e per un ammontare complessivo di 3.000,00 totali.

Come richiedere l’assegno di vedovanza?

Per vedersi corrispondere l’assegno di vedovanza è necessario che il soggetto avente diritto presenti apposita domanda.

Accertato che di essere in possesso dei requisiti necessari al fine di ottenere l’assegno di vedovanza, è possibile formulare la relativa richiesta secondo tre modalità:

  • in maniera del tutto autonoma mediante compilazione del form reperibile sul sito dell’INPS ovvero anche solo contattando telefonicamente il call-center il cui personale provvederà a compilarlo per conto del richiedente o, comunque, a fornire tutte le indicazioni necessarie;
  • rivolgendosi ad un patronato ovvero ad un CAF, il cui personale provvederà alla compilazione della domanda;
  • rivolgendosi a centri presso i quali vi è personale specializzato in materia che provvederà alla presentazione della domanda per conto del soggetto richiedente.

La domanda da presentare deve essere, peraltro corredata da una serie di documenti considerati necessari. Essi sono:

  • documento dal quale sia evincibile la data esatta di inizio dello stato di vedovanza (data della morte del coniuge);
  • documento dal quale si evincano la categoria ed il numero della pensione di reversibilità da lavoro dipendente (pubblico o privato) che si sta percependo;
  • verbale o relazione medica che attestino in maniera ufficiale lo stato di invalidità civile totale o di invalidità al 100%;
  • dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ovvero dichiarazione dei redditi annua;
  • carta di identità o altro documento ad essa equipollente (passaporto, patente di guida, patente nautica, libretto di pensione, patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, porto d’armi, tessere di riconoscimento munite di fotografia e timbro o di altra segnatura che siano state rilasciate da un’amministrazione dello Stato);
  • codice fiscale; documento dal quale si evinca il reddito complessivo familiare;
  • autocertificazione dalla quale si evinca il numero dei componenti il nucleo familiare.

Come viene erogato l’assegno di vedovanza?

L’erogazione dell’assegno di vedovanza avviene in maniera differente a seconda che il soggetto percettore sia un soggetto dipendente (si pensi al caso in cui venga erogato nei limiti consentiti agli eredi dell’originario avente diritto) ovvero il soggetto pensionato.

Nella prima ipotesi il contributo in questione viene pagato direttamente dal datore di lavoro in busta paga, salvo poi chiedere la restituzione dell’importo all’INPS. Nella seconda ipotesi, invece, l’assegno di vedovanza viene pagato direttamente dall’INPS come voce aggiuntiva sulla pensione mensile spettante.

Cosa succede in caso di decesso del coniuge beneficiario dell’assegno di vedovanza?

In caso di decesso del coniuge beneficiario dell’assegno di vedovanza il diritto alla prestazione economica di cui allo stesso, rappresentando una voce del patrimonio del defunto, rientra nell’asse ereditario e, pertanto, si trasmette agli eredi allorquando si verifichi che posseggono tutti i requisiti per la concessione del beneficio.

Ove il decesso avvenga ed il soggetto non abbia goduto dell’assegno nonostante gli spettasse può richiederlo un suo erede, che effettui la dichiarazione di successione, per tutto il periodo di spettanza.

Consigli per ottenere l’assegno di vedovanza

Al fine di non correre il rischio di vedersi negare la corresponsione dell’assegno di vedovanza si consiglia di verificare di essere in possesso di tutti i requisiti richiesti nonché della documentazione necessaria.

Ove, peraltro, si abbiano dubbi circa la compilazione della domanda è preferibile contattare personale che abbia esperienza in materia e farsi chiarire i punti non chiari.

A completamento di quanto detto è bene precisare che, una volta presentata la domanda, l’INPS impiega indicativamente un paio di mesi ad iniziare ad erogare le somme spettanti. Qualora i tempi si dilunghino ulteriormente è sempre preferibile contattare direttamente l’ente previdenziale al fine di ottenere chiarimenti circa lo stato della propria pratica.

Conclusione

Per concludere è opportuno precisare che l’INPS potrebbe modificare di anno in anno i limiti reddituali entro i quali è possibile chiedere l’assegno di vedovanza.

Ne consegue che è opportuno che il soggetto interessato si informi adeguatamente presso i soggetti predisposti (INPS, CAF, altri soggetti abilitati a presentare la domanda di assegno di vedovanza per conto del soggetto che ne abbia i requisiti).

Avvocato Chiara Biscella

Chiara Biscella

Dopo la laurea in giurisprudenza presso l'Università degli studi dell'Insubria e il conseguimento del diploma presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ho intrapreso, ment ...