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Recupero crediti: cos'è e come funziona

Non sempre la prestazione svolta viene pagata una volta terminata. Entra così in gioco il recupero crediti. Ma che cos’è esattamente il recupero crediti?

< Diritto Tributario e Fiscale   # RecuperoCrediti  

1. Recupero crediti: cos’è?

Il recupero crediti è l’attività che ha come scopo quello di ottenere da parte del debitore il pagamento (totale o parziale) del credito.

Affinché il credito sia recuperabile, esso deve essere certo, liquido ed esigibile.

  • Certo: il creditore deve essere in grado di provare l’esistenza del suo diritto e l’importo della somma dovuta.
  • Liquido: ovvero determinato nel suo ammontare o facilmente determinabile, anche attraverso un semplice calcolo matematico.
  • Esigibile: il termine previsto per il pagamento deve essere scaduto o, se il pagamento dipende da una condizione, questa deve essersi avverata.

I creditori e i debitori possono essere sia persone fisiche sia aziende.

L’attività di recupero del credito, inoltre, si divide in attività stragiudiziale ed attività giudiziale.

2. Attività stragiudiziale

Nel recupero stragiudiziale di un credito rientrano tutte quelle attività che hanno l’obiettivo di ottenere il pagamento spontaneo del dovuto da parte del debitore,  senza cioè l’intervento dell'autorità giudiziaria.

Tali attività possono consistere in solleciti di pagamento scritti, telefonici, lettere di messa in mora e visite domiciliari da parte di funzionari autorizzati. Il creditore può svolgere direttamente tali attività, inviando le richieste di pagamento via PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno che forniscono la prova certa dell'avvenuta ricezione da parte del debitore. Ma l’iniziativa del creditore non sempre viene percepita dal debitore come autorevole e quindi la maggior parte delle volte viene ignorata. Quindi, è preferibile affidarsi ad un avvocato o ad una società di recupero crediti.

Se il debitore da riscontro a tali solleciti, è possibile, oltre a capire le motivazioni del ritardo, verificare le intenzioni del debitore e la sua eventuale disponibilità a collaborare e ad effettuare il pagamento.

Nel caso contrario, cioè il debitore non risponde, si procederà alla costituzione in mora. Quest’ultima consiste nell’invio al debitore, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o PEC, un sollecito in cui si intima il pagamento entro un termine determinato, non inferiore a 10 giorni, oltre il quale si ricorrerà al giudice.

Quali sono i vantaggi del recupero crediti stragiudiziale?

  • tempi più brevi, sia nella redazione e nell’invio del sollecito che nell’incasso del credito;
  • minori costi per il creditore.

3. Recupero giudiziale del credito

Quando il debitore non provvede spontaneamente allora è necessario ricorrere al recupero giudiziale del credito e cioè rivolgendosi all’Autorità Giudiziaria così da ottenere un provvedimento di condanna del debitore al pagamento.

In tal caso il creditore non può agire in autonomia ma deve farsi assistere da un legale che valuterà l’azione legale più idonea al caso concreto. In ogni caso, prima di intraprendere la via giudiziale, è bene valutare il patrimonio del debitore al fine di valutare se vi è la possibilità concreta di ottenere il pagamento del proprio credito. Se infatti il debitore non risulta avere beni propri, un’eventuale provvedimento di condanna del Giudice non porterebbe a nessun risultato concreto, non essendoci beni da pignorare in caso di mancato adempimento.

Il creditore, per mezzo dell’avvocato può ottenere un provvedimento di condanna del debitore a pagare mediante ricorso per decreto ingiuntivo. Il giudice, visto il ricorso e la prova del credito, senza sentire il debitore, emana un provvedimento, il decreto ingiuntivo. un provvedimento che ingiunge al debitore di pagare la somma dovuta, entro 40 giorni dalla notifica del decreto.

Se, dopo la notifica del decreto ingiuntivo, il debitore continua a non adempiere allora sarà possibile procedere con l’esecuzione forzata. Il debitore potrà comunque opporsi al decreto ingiuntivo e quest’azione dà il via al contraddittorio. Sarà quindi necessaria una sentenza di conferma o revoca del decreto ingiuntivo.

La seconda opzione, che prevede tempi e costi maggiori, è quella di intentare una causa ordinaria volta ad accertare l’esistenza del credito e ottenere la condanna del debitore al pagamento.

4. Termini per recuperare il credito

La legge stabilisce dei termini entro i quali è possibile recuperare il credito. Il creditore ha 10 anni di tempo per poter richiedere il pagamento del dovuto, passati i quali il credito non è più esigibile e il debitore è liberato dal proprio dovere. Il termine decennale inizia a decorrere da quando il credito è sorto (ad esempio: dal giorno in cui è stato sottoscritto il contratto, dalla scadenza del termine di pagamento di una fattura, ecc..).

Per alcuni tipi di credito sono previsti termini più brevi:

        5 anni per i crediti previdenziali, le somme dovute a titolo di affitto per la locazione di immobili, le somme di denaro dovute a titolo di risarcimento del danno (salvo che il danno derivi dall'inadempimento di un contratto nel qual caso il termine resta di dieci anni), i crediti derivanti dalla cessazione del rapporto di lavoro, gli interessi;

       3 anni per i diritti dei lavoratori e le retribuzioni per attività lavorativa di durata superiore ad un mese;

        2 anni per i crediti derivanti da sinistri stradali (esclusi i casi in cui ci sono delle lesioni fisiche), i crediti che derivano da contratti di assicurazione;

        1 anno per i diritti che derivano da contratti di spedizione, di trasporto, il diritto al pagamento delle rate dei premi assicurativi, i crediti dei commercianti per la merce venduta a privati, il credito del mediatore per la provvigione.

Tutti i termini vengono interrotti, ovvero iniziano nuovamente a decorrere, ogni volta in cui il creditore esercita il suo diritto, inviando al debitore una diffida a mezzo raccomandata o PEC, o instaurando una causa.

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