Lo scioglimento della comunione ereditaria

// Diritto di Famiglia e Successioni  
# Eredità   # Successione   # ComunioneEreditaria  

Scopriamo in che modo si può sciogliere la comunione ereditaria.

L’argomento delle successioni è spesso quello che nelle aule di tribunale vede i maggiori litigi e questo accade soprattutto quando l’eredità è acquistata da più persone. Si parla in questo caso di comunione ereditaria, ove ciascun erede acquista una quota dell’eredità complessiva lasciata dal defunto.

1. Comunione ereditaria e comunione ordinaria: quali sono le differenze?

Come detto, laddove vi siano più eredi, sui beni ereditari si forma una comunione, alla quale possiamo dire che si applicano le regole generali vigenti in materia di comunione ordinaria (artt. 1110 ss. c.c.).

Bisogna tuttavia sottolineare una differenza importante: mentre nella comunione ordinaria ciascun partecipante può alienare a chiunque la propria quota, nella comunione ereditaria ciò non è possibile.

In questo caso, infatti, il legislatore ha voluto tutelare i legami affettivi che possono legare gli eredi, evitando che nella comunione si intromettano estranei. Per questo motivo il codice civile stabilisce che sussiste in questo caso in capo agli altri coeredi un diritto di prelazione (art. 732 c.c.): ciò significa che gli altri coeredi devono essere preferiti rispetto agli estranei nell’acquisto della quota ereditaria e quindi bisogna dare la “precedenza” a loro in caso di vendita della suddetta quota. Per consentire l’esercizio di tale diritto di prelazione, il legislatore ha quindi imposto al coerede di notificare la proposta di alienazione agli altri coeredi, indicandone il prezzo. Entro due mesi dall’ultima notificazione i coeredi devono poi decidere, potendosi realizzare due ipotesi:

- se decidono di acquistare al prezzo indicato, l’alienazione è conclusa;

- se non vogliono acquistare, il coerede può a quel punto alienare la propria quota ereditaria ad estranei.

Cosa succede se il coerede non effettua le predette notificazioni? In questo caso gli altri coeredi possono riscattare la loro quota direttamente dall’acquirente, facendo valere il loro diritto di prelazione: in termini tecnici si parla in questo caso di retratto successorio.

2. La divisione della comunione ereditaria

La comunione cessa di esistere nel momento in cui gli eredi decidono di procedere alla sua divisione, che può essere domandata in qualsiasi momento da ogni coerede.

I coeredi possono però decidere, di comune accordo, di tenere ferma la comunione per un periodo di tempo prestabilito, il quale non potrà comunque essere superiore a dieci anni (art. 1111, co. 2, c.c.).

Anche il testatore, tuttavia, può “dire la sua” ed impedire la divisione della comunione in due casi (art. 713 c.c.):

- se tra i coeredi vi sono dei minori d’età, egli può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dal compimento della maggiore età da parte dell’ultimo nato;

- anche se non vi sono minori, egli può disporre che la divisione ereditaria non avvenga prima di un certo termine dalla sua morte, termine che non può essere superiore a cinque anni.

Attraverso la divisione ereditaria, si passa quindi dallo stato di comunione tra i coeredi ad uno stato diverso: ciò significa che, quando esiste la comunione ereditaria, ciascun coerede ha diritto ad una quota dell’intera massa ereditaria, mentre dopo la divisione ogni erede ottiene la titolarità esclusiva  su una determinata parte del bene, la quale corrisponde al valore della sua quota ereditaria.

3. Come si effettua la divisione ereditaria?

La divisione ereditaria può essere effettuata in tre modi:

- divisione effettuata dal testatore, il quale può già procedere alla divisione nel proprio testamento, stabilendo dunque le quote che spettano ad ogni coerede. Tale divisione non crea particolari problemi, in quanto è già il testatore, nel suo atto di ultime volontà, a dettare i criteri per l’assegnazione delle quote ereditarie, anche se la divisione così effettuata potrà risultare nulla laddove egli non comprenda tutti i legittimari o gli eredi istituiti;

- i coeredi possono procedere alla divisione di comune accordo (divisione contrattuale);

- se manca l’accordo di cui al punto 2), la divisione è effettuata dal giudice (divisione giudiziale).

Giova comprendere dunque come si procede alle due divisioni da ultimo indicate, laddove appunto il testatore non abbia effettuato la divisione ereditaria nel proprio testamento.

4. La divisione contrattuale

Come detto, se i coeredi sono d’accordo, essi possono procedere “a tavolino” alla divisione ereditaria, tanto che in questi casi si parla anche di divisione amichevole.

Tale divisione non deve essere necessariamente effettuata per iscritto, anche se è vivamente consigliato per evitare future controversie, ma la forma scritta è imposta dal legislatore laddove oggetto della stessa siano beni immobili. In quest’ultimo caso e nel caso in cui oggetto di divisione siano anche beni mobili registrati (ad esempio autovetture), anche se per questi ultimi il contratto di divisione non necessita di forma scritta, i coeredi dovranno procedere anche alla trascrizione della divisione presso la relativa conservatoria.

Nel caso in cui nella divisione non siano stati inclusi tutti i coeredi, la stessa può essere dichiarata nulla, mentre laddove siano stati omessi alcuni beni si può procedere al supplemento di divisione, procedendo ad una nuova divisione sui beni precedentemente omessi (art. 762 c.c.).

5. La divisione giudiziale

Nel caso in cui manchi l’accordo tra tutti i coeredi, ciascuno di essi può promuovere un’azione di divisione ereditaria al fine di ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria. A tale giudizio dovranno partecipare necessariamente tutti coloro che fanno parte della comunione ereditaria, quindi il relativo giudizio dovrà essere promosso nei confronti di tutti.

Queste le fasi del giudizio di divisione ereditaria:

- stima dei beni, ossia formazione delle singole porzioni della massa ereditaria. Laddove si tratti di beni divisibili, ad ogni coerede spetterà una porzione in natura dei relativi beni, mentre se si tratta di beni indivisibili, essi possono essere venduti all’incanto ed il denaro ricavato sarà diviso fra i coeredi, a meno che uno o più coeredi siano disposti a continuare la comunione rispetto a tali beni;

- vi è poi una fase eventuale, in cui si può procedere al conguaglio dei beni, nel caso in cui le porzioni effettuate con i beni in natura non corrispondano alle quote ereditarie. In questo caso il coerede che ricevuto un’eccedenza, è tenuto a corrispondere agli altri la differenza in denaro;

- il giudice procede poi alla redazione di un progetto di divisione, in cui sono indicate le porzioni dei beni effettuate in base alla stima di cui al punto 1). Alla redazione di tale progetto può anche provvedere il notaio delegato dal giudice al compimento delle operazioni divisionali oppure un esperto sotto la direzione del giudice o del notaio stesso;

- vi è poi l’ultima fase, consistente nell’assegnazione delle quote, la quale può avvenire mediante estrazione a sorte se esso sono uguali oppure mediante attribuzione se esse sono disuguali. La ragione dell’estrazione a sorte si fonda sulla volontà di evitare qualsiasi favoritismo, ma il giudice può derogare a tale tipo di assegnazione laddove essa risulti sconveniente.

Fonti normative

- 713-736 c.c. (comunione ereditaria);

- 1100-1116 (comunione ordinaria)

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