In quali casi un erede legittimo può essere diseredato?

// Diritto di Famiglia e Successioni  
# Eredità   # Successione  

Quando un erede legittimo manifesta comportamenti gravemente lesivi nei confronti del defunto o dei suoi prossimi, incidendo sulla libertà testamentaria o redigendo un testamento falso, può essere diseredato ricorrendo un’ipotesi d’indegnità. Vediamo come funziona.

1. Successione legittima: la diseredazione

L’argomento che tratteremo oggi, riguarda il tema della successione e, più precisamente, se sia possibile o meno diseredare un erede legittimo escludendo costui dalla distribuzione dell’eredità appartenuta al defunto.

Gli eredi legittimi, sono coloro che succedono nel patrimonio del defunto, in base a quanto stabilito direttamente dalla legge, nel caso in cui il defunto stesso non abbia redatto il testamento o non abbia disposto interamente del suo patrimonio.

Essi, sono individuati in base al disposto dell'art. 565 c.c., secondo cui, nella successione legittima, l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato.

Detto ciò, occorre specificare che l’ordinamento ha previsto determinate ipotesi in cui l’erede legittimo può essere diseredato. Tale processo avviene attraverso una sentenza del giudice, dove il soggetto in questione potrà essere privato dall’acquisto dell’eredità, a lui spettante, essendone non meritevole.

Ciò diviene possibile quando ricorrono i casi d’indegnità, ossia quando il chiamato a succedere, abbia attuato azioni lesive nei confronti del defunto o dei suoi prossimi, alterando la volontà testamentaria oppure nascondendo o distruggendo il testamento.

Ciò avviene in quanto il soggetto diseredato ha tenuto un comportamento deplorevole dell’indegno e quindi nell’inidoneità a conservare i beni ereditari, dal momento che venga accertato l’atto pregiudizievole nei confronti del defunto ovvero diretto a distorcere la sua libertà testamentaria.

L’indegnità, non impedisce l’acquisto dell’eredità, ma comporta che, su domanda degli interessati, quest’ultima venga posta nel nulla da una sentenza del giudice.

Detto ciò, vediamo nello specifico, come e perché si può escludere un erede dal testamento.

2. L’indegnità a succedere

Le ipotesi in cui un erede legittimo possa essere diseredato, sono previste dall’art. 463 c.c., che disciplina i casi d’indegnità.

L’indegnità, costituisce una causa di esclusione dalla successione, che produce i suoi effetti dal momento in cui viene pronunciata la sentenza del giudice, accertativa del comportamento del soggetto.

Questa, ha quindi effetto retroattivo, con la conseguenza che accertata l’indegnità, l’indegno sarà tenuto a restituire i beni ereditari, nonché i frutti maturati su di essi (escluso l’usufrutto e l’amministrazione dei beni che siano devoluti ai figli per rappresentazione).

Essa si distingue dall’incapacità a succedere, che presuppone un’attitudine originaria ed irrevocabile del soggetto ad acquisire l’eredità, differente dall’indegnità, poiché costituisce una causa impeditiva alla conservazione dei beni ereditari, dal momento che l’indegno non potrà conservarli.

2.1 I casi d’indegnità

Dopo aver analizzato l’istituto dell’indegnità, occorre specificare in quali ipotesi e con quali modalità, può avere luogo l’esclusione dalla successione.

Al riguardo, l’art. 463 c.c., prevede che costituiscono casi d’indegnità, e di conseguenza, è considerato indegno, il soggetto che:

- abbia compiuto l’omicidio volontario verso il defunto o i suoi prossimi, quali, i genitori, il coniuge o il figlio del defunto; salvo che ricorra un’esimente, ossia una circostanza che esclude l’antigiuridicità del fatto, come ad esempio la legittima difesa;

- abbia compiuto nei confronti di uno dei soggetti sopraddetti un fatto, a cui si applicano le norme previste in materia di omicidio;

- abbia proposto denuncia nei confronti di uno di tali soggetti per un reato punito con la pena dell’ergastolo, ovvero con la reclusione non inferiore ai tre anni e venga accertato che la denuncia non sia veritiera e quindi calunniosa, ovvero qualora abbia testimoniato il falso nei giudizi riguardanti tali soggetti per uno di tali reati e ne sia stata accertata la falsità;

- abbia perso, a seguito di decadenza, la responsabilità genitoriale nei confronti del defunto e tale responsabilità non sia stata riacquistata alla morte del medesimo;

- abbia dolosamente, attraverso raggiri con violenza di un male ingiusto, circuito il testatore, affinché redasse il testamento oppure procedesse a revocarlo e/o a mutarlo;

- abbia distrutto, nascosto oppure alterato il testamento, che avrebbe regolato la successione;

- abbia redatto, di proprio pugno, un testamento falso;

- abbia utilizzato il testamento nonostante conoscesse la falsità.

2.2 Soggetti legittimati a richiedere l’indegnità e la riabilitazione dell’indegno

In merito ai soggetti legittimati a proporre la relativa azione, essa può essere promossa soltanto da coloro che siano idonei a subentrare nella posizione giuridica dell’indegno, in quanto successibili per diritto di rappresentazione, nonché da coloro che hanno titolo di subentrare nella delazione ereditaria in caso di rinuncia dei successibili sopraddetti all’eredità (Corte di Appello Firenze, Sent. 3 giugno, 2005, n.871).

Tali soggetti, potranno avviare il giudizio volto alla dichiarazione d’indegnità dell’erede legittimo, entro il termine di dieci anni decorrenti dall’apertura della successione dal giorno in cui è stata scoperta la causa che può dar luogo all’indegnità medesima.

Detto ciò, occorre specificare che a seguito della pronuncia d’indegnità, l’esclusione dell’erede dalla distribuzione dell’eredità non è definitiva, dal momento in cui l’art. 466 c.c., prevede la possibilità che il diseredato venga riabilitato dal testatore della successione in gestione, tramite atto pubblico, ovvero per testamento.

Inoltre, anche in mancanza di riabilitazione l’indegno potrà esercitare i suoi diritti successori entro il limite della disposizione testamentaria, qualora sia stato incluso dal testatore nel proprio testamento, a condizione che quest’ultimo fosse a conoscenza della causa dell’indegnità.

Fonti normative

Codice civile: Libro II Delle Successioni, Titolo I Disposizioni Generali sulle successioni, articoli 463 – 466.

Sentenze: Corte di Appello Firenze, 3 giugno, 2005, n.871.

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