Chi è legittimato a impugnare il testamento nel 2019 ?

Il testamento che lede la quota di legittima, ovvero abbia vizi di forma o ritenuto falso, può essere contestato da vari soggetti. Scopriamo insieme quali.

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1. I soggetti legittimati ad impugnare il testamento

L'argomento che tratteremo oggi, riguarda il tema della successione testamentaria, più precisamente, l'individuazione dei soggetti legittimati ad impugnare il testamento.

Dunque, occorre distinguere tra un testamento valido ma lesivo della quota riservata ai legittimari, nell'ipotesi in cui, il testamento presenti dei vizi relativi alla sua formazione che lo rendono sia nullo, ovvero annullabile, sia falso.

Detto ciò, vediamo chi è legittimato ad impugnare il testamento.

1.1 Gli eredi legittimari: testamento e azione di riduzione

Tra i soggetti legittimati ad impugnare il testamento rientrano gli eredi legittimari, ossia il coniuge, i figli e gli ascendenti del defunto. A questi, si aggiungono i loro eredi o aventi causa, nonché il legittimario pretermesso dal testatore, colui che pur avendo diritto ad una porzione dell'eredità, è stato escluso dalla distribuzione ereditaria.

I soggetti sopra elencati, possono impugnare il testamento quando il testatore abbia leso la quota di legittima ad essi spettante e non derogabile nelle disposizioni testamentarie, ovvero tramite donazioni, che eccedono la quota disponibile su cui il testatore poteva liberamente disporre.

In caso di lesione della legittima, l'art. 553 c.c., riconosce ad essi la facoltà di attuare l'azione di riduzione al fine di reintegrare nel compendio ereditario. La quota di riserva su cui il testatore non può disporre attraverso la dichiarazione giudiziale d'inefficacia degli atti compiuti dal defunto, di conseguenza, riduce proporzionalmente le disposizioni testamentarie lesive nonchè le donazioni dall'ultima alla prima.

L'azione di riduzione è soggetta all'ordinario termine di prescrizione di dieci anni, decorrente dalla data dell'accettazione dell'eredità.

1.2 Gli eredi legittimi: testamento falso

Il testamento olografo, può essere impugnato dall'erede legittimo quando ritenga che sia falso, chiedendo che sia affermata l'inesistenza del diritto a succedere dell'erede testamentario, contestando l'autenticità del testamento.

A ciò consegue l'onere della controparte di dimostrare che l'atto provenga dal testatore e quindi legittimare la sua qualità di erede.

Ciò è confermato dalla Corte di Cassazione, secondo cui, nel giudizio sulla falsità del testamento olografo, il soggetto, che ritiene il documento falso e contesti l'autenticità del testamento olografo, dovrà proporre domanda di accertamento negativo in merito alla provenienza del testamento in questione, fornendo la prova che quel documento non è stato redatto dal testatore stesso (Cassazione Civile, Sezione Unite, 15 Giugno 2015, Sentenza n.12307).

La domanda di accertamento negativo sarà quindi diretta ad accertare la falsità del testamento olografo, al fine di contestare la devoluzione della massa ereditaria, attribuita in virtù della falsità medesima a terzi a danno dell'attore, leso dal falso testamento redatto da terzi invece che dal testatore.

1.3 Gli altri soggetti legittimati: testamento nullo o annullabile

Il testamento, può essere impugnato anche in caso di vizi che ne causino la nullità per l'irregolare formazione, in quanto contrario alle norme di legge che conducono al suo annullamento, in quanto lesivi di una delle parti.

In presenza di tali vizi, chiunque che vi abbia interesse, potrà proporre la relativa azione di nullità o di annullamento, a seconda della gravità del vizio che colpisce l'atto.

La nullità, che non è soggetta a prescrizione, può essere anche rilevata d'ufficio dal giudice, mentre, l'azione di annullamento, si prescrive entro cinque anni, decorrenti dal giorno in cui sono state eseguite le disposizioni testamentarie. 

L'interesse ad impugnare il testamento, deve essere diretto ed attuale e non potenziale e futuro poichè chi agisce deve ottenere, con la relativa azione, un reale vantaggio dall'inefficacia dell'atto a fronte dell'effettivo pregiudizio derivante dalla persistenza dall'atto nella vicenda ereditaria (Tribunale di Torino, Sentenza del 4 Novembre 2005).

Il testamento è nullo quando sussiste un difetto di forma, ossia quando il testamento olografo non è stato scritto di proprio pugno dal testatore oppure, trattandosi di testamento redatto dal notaio, quando quest'ultimo non redige per iscritto le disposizioni di ultima volontà del defunto, oppure quando non è stato firmato dal testatore o dal notaio medesimo.

La nullità può colpire anche la singola disposizione testamentaria quando il motivo sia illecito perchè contrario a norme imperative o all'ordine pubblico o al buon costume.

La singola disposizione è nulla anche qualora non indichi il soggetto beneficiario e quindi sia indeterminativa, rimettendo il testatore alla volontà di terzi, a cui è affidato il compito di individuare l'erede o il legatario, nonché di determinare la porzione dell'eredità spettante.

La nullità del testamento è sanata, qualora dopo la morte del defunto le sue disposizioni siano state confermate da chi era a conoscenza della causa della nullità e, ciò nonostante,  vi abbia dato seguito e perciò non potrà farla valere in giudizio.

1.4 Gli altri soggetti legittimati: testamento annullabile

Oltre alla nullità, chiunque vi abbia interesse, può avviare l'azione di annullamento entro cinque anni da quando sono state eseguite le disposizioni testamentarie. 

L'L'annullamento del testamento sussiste in caso d'incapacità a testare, ossia quando il testatore è privo della capacità d'agire e quindi di manifestare la propria volontà nell'esercizio di diritti o nell'assunzione di obblighi.

Sono incapaci di testare: i minorenni, gli interdetti per infermità mentale e coloro che al momento della redazione del testamento sono incapaci d'intendere e di volere. Le singole disposizioni testamentarie, possono essere annullate su istanza da chi vi abbia interesse quando derivano da vizi della volontà del testatore, cioè in presenza di errore, violenza o dolo, entro cinque anni dalla loro conoscenza, pena la prescrizione dell'azione.

L'errore è una percezione errata della realtà dei fatti, che induce il testatore a redigere l'atto con un significato diverso da quello che egli avrebbe voluto.

La violenza è una costrizione morale, tale per cui un soggetto minaccia di un male ingiusto il testatore per ottenere la redazione dell'atto diversamente dalle sue effettive intenzioni.

Il dolo è l'inganno perpetrato al testatore tramite raggiri ed artifici, affinché questo rediga l'atto secondo quanto voluto da altri, in mancanza dei quali, non avrebbe compiuto l'atto, oppure avrebbe compilato il testamento in modo diverso.

Roberto Ruocco

Fonti normative

Codice civile: Libro II delle Successioni, Titolo III, Delle successioni testamentarie; Titolo I, Disposizioni generali sulle successioni.

Sentenze: Cassazione Civile, Sezione Unite, 15 Giugno 2015, n. 12307; Tribunale Torino, Sentenza del 4 Novembre 2005.

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