La collazione

// Diritto di Famiglia e Successioni  
# Collazione   # Eredità   # Successione  

La collazione ereditaria può essere definita in generale come un conferimento che deve essere effettuato da determinati eredi – vedremo nel corso dell’articolo a quali eredi fa riferimento la legge – alla massa ereditaria ed avente ad oggetto i beni donati dal defunto mentre costui era in vita.

1. La collazione: significato e funzione.

Il termine “collazione” può essere considerato un sinonimo del termine – certamente più comune per coloro che non operano nell’ambito del diritto - “conferimento”.

Più specificatamente, tuttavia, in materia successoria, la collazione costituisce un obbligo che la legge pone a carico di determinati eredi, i quali devono conferire agli altri coeredi ciò che hanno ricevuto in donazione – direttamente o indirettamente – dal defunto, mentre costui era in vita (art. 737 c.c.).

1.1 Perché prevedere un simile istituto?

Il legislatore ha introdotto tale istituto nel codice civile in quanto si presume che le donazioni fatte in vita dal defunto rappresentino una sorta di “anticipo” sulla futura successione: effettuando tali donazioni, quindi, il defunto non voleva in alcun modo alterare quanto eventualmente disposto nel testamento o previsto dalla legge in materia successoria. Egli non voleva quindi, secondo l’intenzione del legislatore, favorire alcuni eredi rispetto ad altri, ma semplicemente anticipare loro una parte di quello che gli spetterà in virtù di successione o testamento alla morte del donante. Per questo motivo, trattandosi di “anticipi” sulla successione, i beni donati devono essere conferiti nella massa attiva del patrimonio ereditario, che sarà poi diviso tra i coeredi in proporzione delle quote loro spettanti; in questo modo il legislatore ha voluto evitare che si creasse un’alterazione, tra coeredi, delle quote proporzionalmente stabilite al fine di garantire la parità di trattamento tra gli stessi.

Facciamo un esempio: Tizio muore e dispone per testamento che al figlio Caio spetti 1/3 del patrimonio ereditario e all’altro figlio Sempronio i 2/3; egli lascia un patrimonio ereditario, o meglio una massa attiva del patrimonio ereditario, pari a 10, ma in costanza di vita aveva donato 2 a Caio. L’istituto della collazione impone che a ciò che è stato lasciato al momento della morte (in diritto si parla di relictum) si aggiunga ciò che è stato donato in vita dal defunto: nel nostro caso a 10 (patrimonio ereditario di Tizio) bisogna aggiungere 2, ossia la donazione fatta a Caio e sul totale, ossia 12 (10+2), bisogna calcolare le quote spettanti ai figli Caio e Sempronio. A Caio spetterà quindi 1/3 di 12, quindi 4, mentre a Sempronio spetteranno i 2/3 di 12, ossia 8.

Come emerge dall’esempio, le proporzioni stabilite nel testamento non sono in alcun modo alterate dalle donazioni effettuate in vita dal defunto.

2. Quali soggetti sono tenuti alla collazione?

I soggetti obbligati a tale conferimento sono il coniuge, i figli e i loro discendenti, per i quali tale obbligo vige esclusivamente nei confronti del coniuge, degli altri figli e discendenti.

Ciò significa che la collazione costituisce un obbligo reciproco tra i predetti soggetti, ma non vi è alcun obbligo rispetto agli estranei.

Bisogna inoltre sottolineare che l’obbligo della collazione sorge in modo automatico a seguito dell’apertura della successione, quindi i beni donati devono essere conferiti senza che sia necessaria una domanda espressa da parte degli altri eredi.

3. Casi di esclusione della collazione

Il legislatore esclude che operi la collazione laddove il defunto abbia espresso una volontà a ciò contraria nel proprio testamento o comunque laddove ciò fosse desumibile dal comportamento tenuto dallo stesso durante la propria vita. Si parla in tali casi di dispensa dalla collazione, la quale può appunto essere espressa – nel caso in cui tale dispensa sia riportata nel testamento – o tacita, ma comunque chiaramente desumibile da un comportamento o da un atto del donante. La ragione di tale dispensa si fonda sul fatto che al centro di questo istituto, ma in generale di tutta la disciplina delle successioni, vi sia la tutela della volontà del defunto.

Con riferimento al coniuge, la legge prevede un’espressa eccezione, sancendo che le donazioni di modico valore effettuate allo stesso non sono soggette a collazione (art. 738 c.c.).

Per quanto concerne i figli, invece, sono escluse dalla collazione anche le spese ordinarie effettuate dai genitori in loro favore, poiché tali spese non costituiscono una donazione, bensì l’adempimento dell’obbligo di mantenimento gravante sui genitori, sempre che tali spese siano contenute nella misura ordinaria (art. 742 c.c.). In tali spese sono quindi comprese quelle destinate al mantenimento e all’educazione dei figli e quelle per malattia, nonché – per espressa previsione legislativa – le spese ordinarie effettuate per l’abbigliamento o le nozze. Le spese per l’istruzione artistica o professionale dei figli sono invece soggette a collazione solo per quanto eccede la misura ordinaria, per calcolare la quale bisogna fare riferimento alle condizioni economiche del defunto.

Nel caso in cui la cosa donata sia andata distrutta o sia stata persa, essa non è soggetta a collazione, ma a condizione che il perimento della cosa non sia imputabile al donatario, ossia a colui che ha ricevuto la cosa in donazione: se ad esempio il donatario è stato vittima di un incendio non dovuto a sua colpa e nel corso dell’incendio la cosa donata è andata distrutta, questa non sarà oggetto di collazione (art. 744 c.c.).

4. Come si effettua la collazione: collazione in natura e collazione per imputazione.

Per conferire il bene ricevuto in donazione al patrimonio ereditario si può effettuare una collazione in natura o per imputazione.

Laddove il donatario effettui la collazione in natura, egli conferisce alla massa ereditaria il bene ricevuto in donazione; nel caso di collazione per imputazione egli non conferisce il bene, ma prende dal patrimonio ereditario la quota che gli spetta decurtata del valore del bene ricevuto in donazione.

Se oggetto della donazione sono beni immobili, chi conferisce il bene può scegliere la modalità che preferisce – collazione in natura o per imputazione –, mentre nel caso di beni mobili la collazione può essere fatta solo per imputazione, avuto riguardo al valore che essi avevano al tempo dell’apertura della successione (art. 750 c.c.).

Fonti normative:

- 737 – 751 c.c.

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