Cosa si intende per matrimonio putativo?

// Diritto di Famiglia e Successioni  
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Il matrimonio putativo ricorre in presenza di una causa d’invalidità dell’atto matrimoniale, non conosciuta dai coniugi o da uno di essi, che giustifica una diversa disciplina in relazione all’annullamento. Vediamo come funziona.

1. Il matrimonio putativo

L'argomento che tratteremo oggi riguarda il tema del diritto di famiglia e, più precisamente, il matrimonio putativo, ossia le nozze contratte dai coniugi che però non conoscono l’esistenza di una causa d’invalidità del matrimonio medesimo.

Per questa ragione, il matrimonio putativo può essere definito un matrimonio invalido, poiché presenta profili che giustificano la sua nullità o annullabilità.

L’annullamento del matrimonio ha efficacia retroattiva, in base alla quale, gli effetti derivanti dal matrimonio, retroagiscono al tempo della celebrazione, considerando il matrimonio come non fosse mai esistito.

Nel caso del matrimonio putativo, invece, gli effetti del matrimonio rimangono validi ed efficaci fino alla sentenza del giudice, che dispone la caducazione dell’atto di matrimonio. In tal caso, l’annullamento, opera soltanto per il futuro e non anche per il passato, restando il matrimonio valido fino al giorno della pronuncia dell’autorità giurisdizionale e gli effetti dell’annullamento si producono solo da questo momento in avanti.

L’ordinamento tiene conto della formazione familiare creatasi sulla scorta del matrimonio invalido e della retroattività del matrimonio, come se non fosse mai stato celebrato, comportando una disfunzione sulla famiglia in considerazione poiché i coniugi, fino a quel momento, confidavano sulla validità dell’atto matrimoniale.

Il cardine del matrimonio putativo, è quindi rappresentato dall’elemento psicologico, insito nei coniugi oppure in uno solo di essi, consistente nella buona fede nel contrarre matrimonio.

In questo caso, la buona fede, è la mancata conoscenza della causa che invalida la regolarità del matrimonio stesso, derivante dall’errata supposizione - di diritto o di fatto -, di contrarre matrimonio in conformità alla legge.

La violenza e il timore particolarmente grave, costituiscono una costrizione psicologia che incide sulla volontà dei coniugi o su uno di essi ad agire in un modo piuttosto che in un altro, a causa della minaccia di un male ingiusto e notevole.

1.1 Gli effetti del matrimonio putativo

Il matrimonio putativo, è disciplinato dall’art. 128 c.c., che prevede una diversa disciplina degli effetti del matrimonio invalido a seconda della sussistenza o meno della buona fede dei coniugi. In particolare, la norma dispone:

  1. che nonostante l’atto di matrimonio sia dichiarato nullo, si producono gli effetti del matrimonio valido fino alla pronuncia dell’annullamento da parte del giudice, in favore di entrambi i coniugi, purché fossero in buona fede al momento della celebrazione non avendo quindi conoscenza della causa d’invalidità. Il matrimonio viene dichiarato nullo anche qualora il loro consenso sia stato attraverso da violenza di un male ingiusto e notevole o per un timore grave, proveniente da cause esterne ai coniugi medesimi.Allo stesso modo, gli effetti del matrimonio valido, sono riconosciuti anche ai figli, nati o concepiti durante il matrimonio, oppure nati prima delle nozze ma che siano stati riconosciuti precedentemente alla sentenza d’annullamento;
  2. qualora invece, soltanto uno dei coniugi al momento delle nozze fosse in buona fede, gli effetti del matrimonio valido saranno riconosciuti soltanto ad esso e nei confronti della prole;
  3. infine, se al momento della celebrazione del matrimonio entrambi i coniugi erano in malafede, ossia conoscevano la causa d’invalidità dello stesso, gli effetti del matrimonio valido saranno riconosciuti soltanto nei confronti dei figli nati o concepiti durante il matrimonio, fatta eccezione per l’ipotesi in cui la nullità dipendi da incesto.

In tal caso, il figlio nato da persone legate da parentela o affinità, potrà richiedere l’autorizzazione al riconoscimento, che sarà accordata dal giudice quando il riconoscimento risponda al suo interesse ovvero per evitarli qualsiasi pregiudizio.

2. Diritti del coniuge e la responsabilità del coniuge in malafede

L’art. 129 c.c., disciplina l’assegno di mantenimento, che può essere corrisposto in favore del coniuge economicamente più debole e non autosufficiente economicamente, per un periodo massimo di tre anni, a condizione che il beneficiario non si sia risposato.

Nonostante la norma si riferisca ad entrambi i coniugi in buona fede, si ritiene che essa sia applicabile anche qualora solo il coniuge economicamente più debole ignorasse il vizio d’invalidità, dal momento che in caso contrario, il coniuge in malafede che non abbia colpa nella nullità del matrimonio, non risponderebbe né a titolo di mantenimento e né a titolo sanzionatorio.

L’art. 129 bis c.c., si occupa invece dell’indennità che il coniuge in malafede, che al momento della celebrazione conosceva già i motivi di nullità dell’atto avendoli volontariamente nascosti all’altro coniuge. Detto questo, suddetto coniuge, è tenuto a versare al coniuge in buona fede l’assegno di mantenimento. A ciò si aggiunge l’obbligo al versamento degli alimenti, qualora il coniuge in buona fede si trovi in stato di bisogno.

L’indennità, in misura minima del mantenimento per un triennio, ha una funzione sanzionatoria. Questo deriva dal fatto che il coniuge abbia avuto un comportamento colpevole nell’atto matrimoniale, oltre ad essere stato reticente nei confronti dell’altro, violando il dovere di correttezza, avendo contribuito alla celebrazione di un matrimonio nullo.

Non è necessario che un coniuge provi di aver subito un danno dal matrimonio invalido, proprio in quanto l’indennità deriva dalla violazione dei doveri incombenti sul futuro coniuge.

Qualora, l'invalidità del matrimonio, derivi dall’azione di un terzo soggetto, quest’ultimo è obbligato a versare l’indennità al coniuge in buona fede anche in solido con l’altro coniuge, qualora essi abbiano concorso nell’invalidare il matrimonio celebrato.

Fonti normative

Codice civile: Libro I delle persone e della famiglia, Titolo VI Del Matrimonio: articoli 128, 129, 129 bis.

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