Chi ha diritto all'assegno di mantenimento?

// Diritto di Famiglia e Successioni  
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Quali sono le circostanze che legittimano la corresponsione dell’assegno di mantenimento? Quando non è dovuto tale contributo all’ex coniuge o alla prole? Vediamolo insieme.

1. L’Assegno di mantenimento

L'argomento che tratteremo oggi, riguarda il tema del diritto di famiglia e, più precisamente, i soggetti ai quali è riconosciuto l’assegno di mantenimento e in quali ipotesi il mantenimento non spetta all’ex coniuge o al figlio maggiorenne.

L’assegno di mantenimento, è un contributo economico, versato periodicamente da uno dei coniugi, in favore dell’altro, qualora questi non sia in grado di sostenersi autonomamente. Questo, viene stabilito dal giudice in sede di separazione o divorzio, analizzando i loro redditi e patrimoni.

Tale contributo, è previsto anche nei confronti dei figli, dovendo provvedere entrambi i coniugi, salvo diverso accordo al loro sostentamento, in relazione alle loro esigenze.

1.1 Il mantenimento in favore dell’ex coniuge separato

Il diritto all’assegno di mantenimento nei confronti dell’ex coniuge, è disciplinato dall’art. 156 del Codice civile, secondo cui il giudice può stabilire a favore del coniuge, a cui non è addebitabile la fine del matrimonio, il diritto a percepire l'assegno di mantenimento qualora non abbia redditi sufficienti a permettere un analogo tenore di vita di quello goduto durante le nozze, in considerazione dei redditi e disponibilità patrimoniali dell'altro coniuge obbligato al versamento del mantenimento.

I presupposti che legittimano quindi il mantenimento per l’ex coniuge separato, sono:

  1. non addebitabilità del matrimonio: occorre che il matrimonio non sia terminato a causa di un comportamento contrario a doveri nascenti dalle nozze tenuto dal coniuge richiedente;
  2. il possesso di redditi propri: occorre che sussista una disparità economica tra i redditi percepiti dai coniugi e che il coniuge richiedente non disponga di risorse economiche tali da consentirgli un tenore di vita simile a quello goduto durante il matrimonio.

In presenza di tali presupposti, il giudice può obbligare l’altro coniuge a versare all’ex coniuge l’assegno di mantenimento, determinandone la misura in relazione ai redditi e disponibilità patrimoniali del coniuge obbligato; nonché in base ad altri fattori, quali la durata del matrimonio.

1.2 Il mantenimento nei confronti dell’ex coniuge divorziato

Anche in tema di divorzio, l’assegno di mantenimento, era ancorato al principio di garantire il godimento post matrimonio del tenore di vita che i coniugi avevano durante le nozze.

Tuttavia, il nuovo orientamento giurisprudenziale, ha abbandonato tale paramento, preferendo il raggiungimento dell’indipendenza economica dei suddetti coniugi.

La corresponsione dell’assegno divorzile, infatti non è più legato alla persistenza del tenore di vita goduto in matrimonio, ma si basa esclusivamente sull’accertamento in ordine alla mancanza di mezzi economici che consentano al richiedente, di avere la propria indipendenza economica, o accertando l’impossibilità a procurarseli per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Ciò comporta che nel giudizio di divorzio non avrà rilievo la situazione reddituale dei coniugi, ma soltanto l’indagine sull'indipendenza economica del richiedente dimostrabile attraverso indici probatori, quali:

  1. il possesso di redditi ovvero patrimoni;
  2. l’esame sulla capacità lavorativa, in relazione all’età, al sesso, alla salute e al mondo lavorativo;
  3. la disponibilità di una unità abitativa.

1.3 L’assegno di mantenimento a favore dei figli

Anche a favore dei figli, è riconosciuto il diritto all’assegno di mantenimento, dal momento che persiste il dovere dei genitori di mantenerli, educarli ed istruirli, dovendo far fronte alle esigenze materiali e morali della prole, al fine di rispondere ai loro bisogni.

Entrambi i genitori, sono tenuti al mantenimento dei figli, in proporzionalità dei loro redditi.

Il giudice può disporre l’assegno in favore dei figli tenendo conto:

  1. delle esigenze della prole al momento della domanda;
  2. del tenore di vita che la prole aveva durante la convivenza con i genitori;
  3. dei periodi in cui la prole permanga presso ognuno dei genitori;
  4. delle condizioni economiche dei genitori;
  5. dell’apporto domestico e assistenziale che ogni genitore rivolge alla prole, quantificato in termini economici.

L’obbligo dei genitori di provvedere al sostentamento della prole, non viene meno in conseguenza del raggiungimento della loro maggiore età, ma sussiste fin quando il figlio non sia in grado di sostenersi autonomamente.

2. Casi d’esclusione dell’assegno di mantenimento

In alcune ipotesi l’assegno di mantenimento non spetta all’ex coniuge, qualora:

  1. venga addebitata la separazione ad uno dei coniugi, perdendo di conseguenza il diritto al mantenimento;
  2. il coniuge richiedente abbia redditi personali o cespiti, tali da consentirgli il raggiungimento dell’indipendenza economica.

Il coniuge obbligato può chiedere la revoca o diminuzione dell’assegno, quando:

  1. il coniuge richiedente contragga nuove nozze, oppure instauri una convivenza stabile tale da consentire un miglioramento delle condizioni economiche del coniuge beneficiario, dovuto all’apporto economico del convivente a provvedere al suo mantenimento o abbia un risparmio di spesa per il proprio sostentamento, dovute alla convivenza stessa;
  2. il coniuge beneficiario rifiuti ingiustificatamente di svolgere un’attività lavorativa a discapito del coniuge obbligato;
  3. peggiorano, successivamente alla pronuncia giudiziale, le condizioni economiche del coniuge obbligato, a causa della perdita del lavoro o delle rendite da cui traeva guadagno.

Al figlio maggiorenne non spetta l’assegno di mantenimento o ne è possibile la revoca o diminuzione, qualora:

  1. il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica tale da provvedere al proprio sostentamento;
  2. la mancata autosufficienza sia dovuta all'inadempimento del figlio, a fronte di concrete opportunità lavorative, tali da consentire di essere economicamente autosufficiente, ma non ne abbia tratto profitto per sua colpa o per sua scelta, o quando il figlio maggiorenne, negligentemente non abbia conseguito un titolo di studio o ingiustificatamente non si sia adoperato nella ricerca o svolgimento di un'attività lavorativa.

Fonti normative

Codice civile: articoli 156, 337 ter, 337 septies.

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