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Assegno di mantenimento dei figli: tutte le novità del 2019

L’assegno di mantenimento, assolve lo scopo di soddisfare i bisogni della prole, e tale obbligo permane in capo ai genitori, anche successivamente alla loro separazione o divorzio. Vediamo come funziona.

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1. Il mantenimento dei figli

L'argomento di oggi, riguarda il tema del diritto di famiglia, e più precisamente le novità relative all’assegno di mantenimento riconosciuto a favore dei figli minori oppure maggiorenni non autosufficienti economicamente, a seguito della separazione o divorzio dei loro genitori.

Il diritto al mantenimento dei figli, è espressione della responsabilità genitoriale, ossia il complesso dei diritti ed obblighi gravanti sui genitori nei confronti dei figli, tra cui rientra anche il loro mantenimento.

In particolare, i genitori sono tenuti a mantenere, educare ed istruire i figli, tenendo conto delle loro esigenze e promuovendo le loro capacità ed inclinazioni naturali.

Al mantenimento dei figli sono obbligati entrambi i genitori, in misura proporzionale ai loro redditi nonché in considerazione della loro capacità di lavoro domestico o professionale.

L’assegno di mantenimento, disposto dal giudice in sede di separazione o divorzio, si concretizza nel versamento periodico di una determinata somma di denaro, necessaria a soddisfare le esigenze dei figli.

2. L’Assegno di mantenimento ai figli minori

A seguito della separazione o divorzio coniugale, persiste l’obbligo dei genitori di provvedere al mantenimento dei figli minori, provvedendo alla loro cura, educazione ed istruzione.

A tal fine, l’art. 337 ter, codice civile, prevede che il giudice, in sede di separazione o divorzio, stabilisce le modalità e l’entità del mantenimento a cui sono obbligati entrambi i genitori, salvo che non sussista uno specifico accordo stipulato dai coniugi, relativamente al mantenimento dei figli minori, purché l’accordo stesso risponda al primario e superiore interesse del minore medesimo.

L’accordo tra i coniugi, può riferirsi sia al contributo economico disposto a carico di ognuno dei genitori, potendo concordare una diversa partecipazione al mantenimento della prole, e sia stabilire modalità diverse dall’assegno, per far fronte alle necessità dei loro figli.

In mancanza di un accordo coniugale, il giudice stabilisce l’ammontare dell’assegno di mantenimento in favore dei figli minori, in misura proporzionale al reddito percepito da ognuno dei genitori.

2.1 Cosa include il mantenimento dei minori

L’assegno di mantenimento, stabilito dal giudice in sede di separazione o divorzio coniugale, a favore dei figli minori della coppia, tiene conto sia delle spese ordinarie che di quelle straordinarie.

L’ammontare dell’assegno include la somma di denaro, determinata in relazione al reddito dell’obbligato, necessaria a far fronte alle spese periodiche ed prevede anche il contributo di ogni genitore alle spese che dovessero eventualmente sorgere in futuro.

Quest’ultime spese solitamente sono equamente suddivise tra i coniugi, salvo in caso di sperequazione dei loro redditi, una diversa contribuzione a carico dei genitori.

Le spese ordinarie, consistono nelle spese necessarie a far fronte alle normali esigenze della vita quotidiana dei figli minori, e che comprendono i versamenti:

  • per la cura del figlio, ossia dirette all’alimentazione ed alla sua igiene personale (cibo, abbigliamento, ecc.);
  • per la scuola e l’arredo scolastico (diario, zaino, ecc.);
  • per la salute (visite dal pediatra oppure visite di controllo per altre patologie).

Le spese straordinarie, invece consistono nelle spese necessarie a far fronte ad eventi futuri ed imprevedibili che possono sorgere in riferimento alla prole minorenne, distinte e diverse dai bisogni quotidiani, dal momento che la loro entità non è pre determinabile a priori, ma va stabilita di volta in volta in base al tipo di spesa da affrontare. Vi rientrano:

  • le spese per attività extra scolastiche (gite, viaggi per imparare le lingue straniere, ecc.);
  • le spese mediche per cure specialistiche (es. le visite odontoiatriche o oculistiche);
  • le spese conseguenti a tali cure (es. i costi per l’apparecchio dentario o per gli occhiali da vista);
  • le spese per attività di svago o per attività sportive (tablet, pc, palestra, nuoto, calcio, ecc.);
  • le spese per le vacanze compiute senza i genitori.

3. L’assegno di mantenimento ai figli maggiorenni

Il diritto al mantenimento, a seguito della separazione o divorzio dei genitori, è previsto anche a favore dei figli, che abbiano raggiunto la maggiore età, in quanto, l’obbligo di provvedere al sostentamento dei figli, non cessa automaticamente al raggiungimento del diciottesimo anno, ma continua a persistere in capo ai genitori, fin quando i figli non abbiano raggiunto l’autosufficienza economica.

Quest’ultima, si verifica quando il figlio maggiorenne possiede redditi propri, derivanti dall’attività lavorativa svolta, rispondente al ciclo di studi e alla formazione professionale acquisita del figlio medesimo.

In mancanza dell’indipendenza economica, il figlio maggiorenne potrà chiedere il versamento di un assegno periodico, a carico dei genitori.

Quest’ultimi, potranno opporsi, dimostrando che la mancata indipendenza del figlio sia dovuta a sua colpa, essendo in arretrato nella conclusione di un percorso universitario o formativo oppure abbia rifiutato immotivatamente un'occupazione lavorativa.

Se i figli una volta divorziato vanno a vivere in casa dell’ex coniuge l’altra parte è chiamata a versare l’assegno di mantenimento, analogamente quando il figlio maggiorenne lasci l’abitazione familiare, i genitori devono provvedere solidamente al mantenimento.

4. Calcolo dell’assegno di mantenimento

I parametri di cui il giudice deve tenere conto nel determinare l'assegno di mantenimento sono diversi. L’ammontare dell’assegno di mantenimento, è calcolato, in considerazione:

  • del tenore di vita di cui i figli hanno goduto, durante il matrimonio;
  • delle esigenze dei figli;
  • del tempo di permanenza presso ogni genitore;
  • dei redditi che essi possiedono;
  • dell’apporto domestico ed assistenziale, quantificato in termini economici, che i genitori dedicano ai figli.

Al fine di determinare, in misura proporzionale, il contributo economico dovuto da entrambi i genitori, il giudice, deve far riferimento:

  • ai redditi posseduti dai genitori, considerando sia quelli derivanti da un’attività professionale e sia quelli derivanti da altre fonti come immobili in affitto;
  • il numero dei figli, a carico di ogni coniuge;
  • la rilevanza economica della casa coniugale, in quanto il coniuge non assegnatario, deve sopportare il costo di un altro appartamento, e ciò influisce sulla sua capacità economica.

Roberto Ruocco

Fonti normative

Codice civile: articoli 147, 315 bis, 316 bis, 337 ter, 337 septies.

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