Stipendi arretrati: come vedervi riconosciuto quello che vi spetta

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Ecco come agire quando non viene corrisposto lo stipendio.

Ad oggi, è diventata una prassi comune pagare i lavoratori in ritardo o addirittura non corrispondere per nulla lo stipendio. Pensiamo a tutte le volte in cui sentiamo al telegiornale la notizia di lavoratori che scioperano perché non ricevono lo stipendio da mesi.

E allora cosa possiamo fare in caso di mancato pagamento dello stipendio?

Ogni lavoratore dipendente potrà agire nei confronti del proprio datore di lavoro obbligandolo al pagamento dello stipendio arretrato in vari modi: dalla semplice lettera di diffida alla più complessa proposizione di un’azione innanzi all’autorità giudiziaria.

Se è vero che la semplice lettera di diffida può anche essere scritta personalmente dal lavoratore senza l’ausilio di un legale, è altrettanto vero che solo un avvocato giuslavorista esperto saprà consigliare l’azione più idonea da intraprendere.

Vediamo ora nello specifico quali sono le azioni a disposizione del lavoratore per ottenere il pagamento degli stipendi arretrati.

1. Lo stipendio

Nell’alveo dei diritti del lavoratore rientra il diritto a ricevere il compenso per l’attività prestata nei modi e nei tempi stabiliti nel contratto di lavoro: il cd. diritto alla retribuzione (art. 2099 c.c.).

Il lavoratore, infatti, ha diritto a percepire una retribuzione che sia proporzionata alla quantità (tempo di lavoro) e alla qualità (mansioni svolte) del suo lavoro e che sia sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa (art. 36 Cost.).

Il diritto alla retribuzione è un diritto del lavoratore irrinunciabile. Difatti, ogni accordo intercorrente tra datore di lavoro e lavoratore che abbia ad oggetto la retribuzione è invalido, cioè annullabile. Il lavoratore, pertanto, potrà impugnare l’accordo entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro (se l’accordo è stato stipulato durante il rapporto) o entro sei mesi dalla sottoscrizione (se l’accordo è stato stipulato dopo la cessazione del rapporto) (art. 2113 c.c.).

2. Mancato pagamento dello stipendio

Accade sovente che il diritto del lavoratore a ricevere nei tempi previsti lo stipendio sia disatteso. E allora che fare?

Diverse sono le azioni a disposizione del lavoratore per richiedere il pagamento degli stipendi arretrati, quali:

- Dimissioni per giusta causa

- Sollecito per il pagamento dello stipendio

- Tentativo di conciliazione

- Decreto ingiuntivo

- Causa ordinaria

Prima di procedere ad un esame specifico delle varie azioni, dobbiamo fare una premessa.

Il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore, nello stesso momento in cui corrisponde lo stipendio, la cd. busta paga, cioè un prospetto analitico in cui sono elencate le voci che compongono la retribuzione e sono indicate le trattenute fiscali, previdenziali e assistenziali.

All’atto della consegna della busta paga il lavoratore dipendente deve firmare la cd. quietanza a saldo (o quietanza liberatoria) ove dichiara di aver ricevuto quella determinata somma di denaro a titolo di stipendio e di non aver più nulla a pretendere.

Di converso, qualora non venga corrisposto alcunché, il lavoratore all’atto della consegna della busta paga non dovrà firmare la quietanza a saldo, bensì solo “per ricevuta e presa visione”. In tal modo, egli dichiarerà di aver ricevuto il cedolino ma non anche lo stipendio; il documento, peraltro, costituirà una prova scritta del suo credito da far valere in sede giudiziale.

2.1 Dimissioni per giusta causa

Il lavoratore che non abbia ottenuto il pagamento dello stipendio per almeno due mensilità potrà dimettersi per giusta causa (art. 2119 c.c.).

Trattandosi di un licenziamento forzato e dovuto a causa a lui non imputabile, il lavoratore ha, peraltro, diritto a percepire l’indennità di disoccupazione: così è stato stabilito in una circolare dell’INPS.

Il mancato pagamento dello stipendio, dunque, è configurato come giusta causa di licenziamento che consente al lavoratore di dimettersi senza dare alcun preavviso al datore.

Dopo che si è dimesso, il lavoratore potrà chiedere l’indennità di disoccupazione, corredando la domanda da tutti i documenti (lettere di diffida, decreto ingiuntivo) comprovanti il recupero giudiziale o stragiudiziale della somma. E l’indennità di disoccupazione sarà corrisposta provvisoriamente fino all’esito della procedura (giudiziale o stragiudiziale) intrapresa.

2.2 Sollecito per il pagamento dello stipendio

Il sollecito per il pagamento dello stipendio consiste in una lettera di diffida indirizzata al datore di lavoro e con la quale si chiede allo stesso di adempiere la sua prestazione (cioè il pagamento dello stipendio arretrato) in un termine che, di regola, non è superiore ai 20 giorni. Essa contiene, peraltro, l’avvertimento esplicito che se il datore non provvederà a quanto richiesto nei termini concessigli, si adiranno le vie legali.

La lettera di diffida è un atto interruttivo del termine prescrizionale entro cui può essere fatto valere il diritto del lavoratore.

Nello specifico, il diritto del lavoratore aI pagamento dello stipendio arretrato è soggetto al termine prescrizionale di cinque anni (art. 2948 c.c.).

E quando inizia a decorrere il predetto termine prescrizionale?

A tal proposito si deve distinguere:

- Se il rapporto di lavoro è stabile: la prescrizione comincia a decorrere durante il rapporto di lavoro.

- Se il rapporto di lavoro non è stabile: la prescrizione rimane sospesa per tutta la durata del rapporto, iniziando a decorrere solamente alla cessazione dello stesso.

Il legislatore ha previsto questo regime prescrizionale per ovviare alla situazione poco piacevole in cui spesso il lavoratore rinunciava a far valere il suo diritto ad ottenere il pagamento dello stipendio arretrato per paura di perdere il posto di lavoro.

2.3 Tentativo di conciliazione

Il lavoratore ha la facoltà di esperire un tentativo di conciliazione presso le Commissioni di conciliazione, istituite presso ciascuna Direzione territoriale del lavoro (art. 410 c.p.c.).

La richiesta di conciliazione, che può essere promossa anche tramite l’associazione sindacale di appartenenza, deve essere sottoscritta dall’istante e presentata a mano o spedita con raccomandata con avviso di ricevimento (A/R).

Dopo che la richiesta di conciliazione sia stata presentata e notificata anche alla controparte, possiamo avere i seguenti esiti:

- la controparte accetta: depositerà una memoria difensiva presso la Commissione di conciliazione, che fisserà una data per l’espletamento del tentativo di conciliazione. Una volta espletato il suddetto tentativo, si prospettano due scenari:

- la conciliazione riesce: si redige il processo verbale, che potrà anche essere dichiarato esecutivo dal giudice con un decreto.

- la conciliazione non riesce: la Commissione di conciliazione propone una bonaria risoluzione della controversia, che le parti possono anche non accettare.

- la controparte non accetta: ci si potrà rivolgere all’autorità giudiziaria.

In caso di mancata conciliazione, il lavoratore potrà anche chiedere la cd. conciliazione monocratica innanzi ad un funzionario della Direzione territoriale del lavoro.

In tale ipotesi, il funzionario tenterà una conciliazione tra le parti, che potrà concludersi in due modi:

- la conciliazione riesce: il verbale sottoscritto dalle parti diventa pienamente efficace, a condizione che il datore provvede, nei termini stabiliti, al pagamento degli stipendi arretrati al lavoratore.

- la conciliazione non riesce oppure il datore non provvede al pagamento: il funzionario avvierà le ispezioni presso la sede dell’azienda per verificare il rispetto delle norme in materia di lavoro e versamento dei contributi. E in caso dovesse riscontrare delle violazioni, comminerà pesanti sanzioni a carico del datore di lavoro.

2.4 Decreto ingiuntivo

È un procedimento speciale che consente di richiedere il pagamento di una determinata somma di denaro, qual è appunto lo stipendio arretrato comprensivo degli interessi maturati sino a quel momento e delle spese legali.

Il lavoratore potrà proporre ricorso per decreto ingiuntivo solo ove il suo credito retributivo sia:

- Certo: la sua esistenza è incontestata.

- Liquido: l’ammontare è già predeterminato.

- Esigibile: il credito è già maturato.

Si dovrà, peraltro, fornire una prova scritta del credito retributivo; e questa è fornita dalla busta paga che, come abbiamo detto prima, il lavoratore avrà firmato solo “per ricevuta e presa visione”.

E se il lavoratore non ha la busta paga?

In tale caso, si potrà rivolgere al giudice del lavoro per chiedere che il datore consegni tali documenti al lavoratore.

Dopo che il giudice abbia emanato il decreto ingiuntivo e questo sia stato notificato al datore, quest’ultimo ha tempo quaranta giorni per pagare o proporre opposizione.

E allora possiamo avere i seguenti scenari:

- Il datore di lavoro paga: il procedimento si chiude.

- Il datore di lavoro non paga e propone opposizione: inizia una causa ordinaria.

- Il datore di lavoro non paga e non propone opposizione: il decreto viene dichiarato esecutivo e si potrà procedere all’esecuzione forzata.

Giova fare una precisazione in caso si dovesse giungere all’esecuzione forzata.

I crediti dei lavoratori dovuti al mancato pagamento dello stipendio nei termini sono assistiti dal privilegio generale sui beni mobili del datore di lavoro, cioè possono essere soddisfatti per primi rispetto ad altri creditori.

2.5 Causa ordinaria

Se il lavoratore non dovesse essere provvisto di documenti attestanti il suo credito retributivo o – come più spesso accade – abbia inconsapevolmente firmato la busta paga per quietanza, allora dovrà instaurarsi una causa ordinaria volta all’accertamento del credito.

Fonti normative:

- Costituzione: art. 36 Cost.

- Codice civile: artt. 2099, 2113, 2119, 2948 c.c.

- Codice di procedura civile: art. 410 c.p.c.

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