Ferie negate: quali tutele per il dipendente?

Si avvicina l’estate e con lei il momento tanto desiderato dai lavoratori ovvero quello dedicato alle ferie. Secondo il nostro ordinamento, le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile di ogni lavoratore ed è, pertanto, opportuno comprendere le tutele di fronte alla negazione da parte del datore di lavoro di tale periodo di ristoro.

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1. L’irrinunziabilità del diritto alla ferie

Le ferie sono riconosciute dalla Costituzione come un diritto irrinunciabile di ogni lavoratore. Le ferie, infatti, da intendersi come periodo di astensione dal lavoro, svolgono una funzione ristoratrice, ossia consentono al lavoratore di recuperare le energie psico–fisiche impiegate durante l’attività lavorativa.

Ciò comporta due conseguenze:

  • il datore di lavoro non può impedire al lavoratore la fruizione delle ferie;
  • il lavoratore, dunque, non può scegliere di rinunciare alle proprie ferie, neanche dietro il pagamento di un corrispettivo in denaro.

1.1 Ferie: chi le decide

Il datore di lavoro deve contemperare le proprie esigenze aziendali con il diritto irrinunciabile alle ferie di ogni lavoratore. Per questo motivo, sulla questione di quando godere le ferie la legge stabilisce che sia compito del datore di lavoro la definizione del periodo di assenza retribuita del lavoratore per ferie annuali.

Costui, infatti, può determinare in via unilaterale la collocazione temporale delle ferie, purché la predisposizione del piano ferie non pregiudichi le finalità delle ferie, le quali, come visto sopra, devono permettere al lavoratore di riposarsi dalle fatiche lavorative.

Proprio per queste ragioni, il periodo feriale viene solitamente goduto nel periodo estivo, quando vi è un fisiologico calo dell’attività aziendale e si può consentire la continuità nella fruizione di tale periodo.

Quanto appena esposto, non impedisce al lavoratore di richiedere di usufruire delle ferie nel periodo che ritiene più opportuno.

Al fine di tutelare gli interessi dell’azienda, la presentazione deve avvenire in forma scritta e con un congruo preavviso, i cui termini sono, generalmente, indicati nel contratto individuale di lavoro ovvero in quello di categoria.

Il datore di lavoro, di fronte alla richiesta di ferie da parte del proprio dipendente, ha due scelte alternative:

  • accettare il piano ferie presentato;
  • rifiutare il piano ferie presentato. In questo caso, però, bisogna presentare una motivazione valida al lavoratore e proporre un piano ferie alternativo. La motivazione deve essere esplicitata in maniera chiara ed è legata ad esigenze aziendali.

La giurisprudenza ritiene pacificamente che il datore di lavoro possa rifiutare il piano ferie presentato dal proprio dipendente, senza fornire alcuna motivazione, qualora ciò non sia presentata con congruo preavviso.

1.2 Maturazione delle ferie

Ovviamente, il lavoratore per poter assentarsi dal lavoro e richiedere il godimento delle ferie deve, per prima cosa, averne maturato il diritto.

La quantità di ferie maturate durante il periodo lavorativo dipende dalla contrattazione collettiva applicata in azienda.

La maturazione delle ferie è collegata all’effettivo svolgimento della prestazione di lavoro, salvo alcune speciali ipotesi di assenza, durante le quali il lavoratore non perde il diritto alla maturazione. Tra queste, si possono citare, a titolo di esempio, l’assenza per malattia, infortunio, congedo di maternità (astensione obbligatoria).

1.3 La durata delle ferie: quanti giorni di ferie spettano ad un lavoratore dipendente

In linea generale, la legge prevede che ogni lavoratore ha diritto di godere di almeno quattro settimane all’anno di ferie. I contratti collettivi non possono derogare a tale disposizione in via peggiorativa, ma possono solamente prevedere più giorni oltre le quattro settimane.

Le quattro settimane di ferie devono essere suddivise nel modo seguente:

  • due settimane devono essere concesse in modo continuativo nel corso dell’anno di maturazione;
  • le restanti due settimane possono essere fruite in modo dilazionato, purché entro diciotto mesi decorrenti dall’anno di maturazione.

1.4 Retribuzione delle ferie

Come anticipato, le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile di ogni lavoratore. Pertanto, è severamente vietata la monetizzazione delle ferie non godute. Qualsiasi accordo in materia è, quindi, nullo e la relativa violazione è punita con una sanzione amministrativa, il cui importo è variabile in relazione al numero dei lavoratori coinvolti.

Tale monetizzazione è vietata perché lo scopo delle ferie è quello di permettere al lavoratore di rigenerarsi e non di apportare una maggiore retribuzione.

Ciò non impedisce che le ferie possano essere monetizzate al termine del rapporto di lavoro. Alla cessazione del rapporto di lavoro, infatti, il lavoratore potrebbe non avere goduto di tutte le ferie maturate. Esse devono essere pagate dal datore di lavoro, il quale dovrà versare i relativi contributi.

1.5 Ferie e malattia

Il periodo di ferie del lavoratore può essere interrotto dall’assenza per malattia.

E’ necessario distinguere tra:

  • malattia insorta prima del godimento del periodo di ferie e permanente durante le stesse: in tale ipotesi, la malattia impedisce la consumazione delle ferie, le quali verranno godute in un momento successivo;
  • malattia insorta durante il godimento del periodo di ferie: in tale ipotesi, la malattia sospende il decorso del periodo di ferie a condizione che venga tempestivamente comunicata e che la malattia sia di una gravità tale da compromettere, in concreto, la funzione ristoratrice cui le ferie sono dirette.

2. Ferie negate: le tutele per i dipendenti

Il diritto irrinunciabile al godimento delle ferie è a fondamento della tutela accordata al lavoratore di fronte alla negazione delle ferie, ossia al rifiuto generalizzato del datore di lavoro di concedere tale periodo di ristoro.

In tale ipotesi, il lavoratore può:

  • rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro;
  • la Direzione provvederà ad accertare la violazione da parte del datore di lavoro;
  • in caso di riscontro positivo, la Direzione irrogherà al datore di lavoro una sanzione pecuniaria di importo variabile tra Euro 130,00 ed Euro 780,00, oltre a consentire al lavoratore di fruire del periodo di ferie maturate.

Il datore di lavoro, però, può aver fornito al lavoratore un piano ferie alternativo, rifiutato dal proprio dipendente senza alcuna valida ragione. Di fronte a tale fattispecie, la Direzione Territoriale del Lavoro non potrà irrogare alcuna sanzione. Anzi, il lavoratore perderà il diritto alla monetizzazione delle ferie maturate e non godute, perché messo in precedenza in mora, cd. mora del creditore.

2.1 Risarcimento per ferie negate o interrotte

Infine, può accadere che il datore di lavoro in un primo momento acconsenta allo svolgimento del periodo di ferie nel periodo prescelto dal proprio dipendente e, in un secondo momento, ci ripensi per sopravvenute esigenze aziendali.

In questo caso, per comprendere la tutela del lavoratore, bisogna distinguere due diverse situazioni:

  • il lavoratore non è ancora partito per le vacanze ma ha provveduto alla relativa prenotazione. Il dipendente può ottenere il risarcimento del danno, pari al costo che comporta la disdetta della vacanza (eventuale caparra versata, spese per il viaggio);
  • il lavoratore è già partito per le vacanze ed è costretto a ritornare anticipatamente. Il dipendente può ottenere il risarcimento di tutte le spese sostenute per il rientro anticipato, nonché, se previsto dalla contrattazione collettiva, ottenere un ulteriore risarcimento per le restanti ferie non godute.

È bene sottolineare come in entrambe le ipotesi il lavoratore dovrà in un secondo momento usufruire del periodo di due settimane consecutive delle ferie non godute.

Andrea Lillo

Fonti normative

Costituzione: articolo 36.

Decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66: normativa in materia di organizzazione del lavoro.

Cassazione Civile, 15 marzo 2018, n. 6411.

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