Società di recupero crediti: come difendersi?

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L’attività di recupero del credito è legittima, ma deve avvenire nel rispetto della dignità personale del debitore e della sua privacy, evitando comportamenti che ne possano ledere la riservatezza a causa di un momento di difficoltà economica o di una dimenticanza

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1. Quando il recupero crediti è illegittimo

La diffusione del fenomeno dell’indebitamento da parte dei privati, quale effetto della crisi economica dell’ultimo decennio, ha portato alla nascita di un vero e proprio business del credito, alimentato dalla nascita e dalla diffusione di società specializzate nel recupero dei crediti per conto di soggetti terzi.

Sempre più di frequente, infatti, Banche, società finanziarie, concessionarie di servizi e compagnie telefoniche si affidano alle agenzie al fine di ottenere, in tempi rapidi e con il minor impiego di risorse interne, il pagamento delle somme loro spettanti in cambio di un prestito, un mutuo o un finanziamento, o come corrispettivo per la fornitura di un servizio (gas, luce, telefono).

Ciò è del tutto lecito. Tuttavia, le modalità di ricerca e di presa di contatto dei debitori da parte delle agenzie possono rivelarsi invasive e, talvolta, lesive della riservatezza e della dignità della persona.

Accade, ad esempio, che il debitore venga cercato al telefono e che spesso si anticipi la ragione della telefonata ad un perfetto estraneo alla vicenda; allo stesso modo, che si forniscano dati su circostanze personali quando l'interessato non è reperibile; altrettanto avviene nelle comunicazioni scritte: capita che sulle buste di avviso venga scritto "recupero crediti", "esazione urgente" o frasi del genere in grado di "avvertire" non solo l'interessato ma anche il portiere e l'intero vicinato. Peggio ancora gli avvisi (del tenore "preavviso esecuzione notifica") affissi sulla porta di casa o le visite a sorpresa degli esattori sul posto di lavoro.

Si tratta di pratiche scorrette di fronte alle quali il debitore, chiamato ad onorare il proprio debito, ha pur sempre il diritto di difendersi.

Per difendersi efficacemente, la prima cosa da fare è conoscere i propri diritti, e, in caso di dubbio, rivolgersi ad un avvocato che intervenga per risolvere la posizione debitoria (proponendo all’agente una rateizzazione del debito o una soluzione transattiva) oppure agisca in sede legale per richiedere il risarcimento del danno in caso di pratiche scorrette lesive dei diritti fondamentali del debitore.

2. Il trattamento dei dati personali del debitore

Normalmente l’agenzia non è la titolare del credito, ma agisce in qualità di intermediaria dell’attività di recupero in forza di un contratto di servizio stipulato con il creditore. Può, dunque, essere considerata come una sorta di organismo di mediazione tra il creditore e il debitore.

Con il conferimento dell’incarico, l’agenzia diviene titolare del trattamento dei dati del debitore e, in base ai principi sulla tutela della privacy, i dati raccolti non potranno essere utilizzati per finalità diverse da quelle strettamente necessarie all’espletamento dell’incarico.

Pertanto, potranno formare oggetto di trattamento per recupero crediti solo i dati anagrafici del debitore, codice fiscale o partita IVA, ammontare del credito vantato, unitamente alle condizioni del pagamento, e i recapiti (anche telefonici) di norma forniti dall'interessato in sede di conclusione del contratto o comunque desumibili da elenchi o registri pubblici.

3. Cosa non deve accadere

Non sempre le agenzie di recupero crediti si comportano con ragionevole discrezione. Contro le modalità invasive e incivili, anche sulla scorta di numerose segnalazioni di protesta, l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha adottato una serie di principi e prescrizioni alle quali le agenzie devono scrupolosamente attenersi per non incorrere in illeciti e per rispettare compiutamente i diritti tutelati dal Codice della privacy; pertanto gli operatori delle agenzie:

  • non possono comunicare senza giustificato motivo le informazioni relative al debitore e al debito ad altri che non siano l’interessato inclusi famigliari, amici, vicini di casa;
  • non possono effettuare visite nel domicilio, nel luogo di lavoro o nell’abitazione di famigliari o amici dando ingiustificata comunicazione a soggetti che non sono l’interessato circa lo stato di inadempimento dello stesso;
  • non possono effettuare telefonate di sollecito pre registrate senza intervento di operatore perché anche in questo caso potrebbero essere intercettate da soggetti terzi;
  • non possono inviare cartoline o plichi recanti all’esterno scritte “recupero crediti” o similari visibili perciò anche a terzi;
  • non possono affiggere sulla porta dell’abitazione del debitore avvisi di mora sollecitazioni di pagamento visibili a soggetti estranei;
  • non possono utilizzare dati personali dell’interessato non pertinenti alle finalità del trattamento (con riferimenti alla fede religiosa o alla condizione familiare, ad esempio);
  • non possono conservare i dati del debitore una volta assolto l’incarico o comunque acquisite le somme, salvo il rispetto di specifici obblighi di legge che richiedano una conservazione prolungata delle informazioni raccolte;
  • devono, in ogni caso, comportasi con lealtà e correttezza: non possono assumere comportamenti aggressivi o diretti a condizionare indebitamente il debitore, ad esempio ingenerando in lui il convincimento che, a prescindere dalla fondatezza della richiesta, sia preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell'importo contestato piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario in realtà inesistente.

4. Come difendersi

Difendersi dalle agenzie di recupero crediti è possibile. Una volta verificata la reale esistenza del debito e la correttezza del suo ammontare, è molto importante, come visto, avere consapevolezza dei propri diritti di cittadino e consumatore.

Di fronte ad una telefonata da parte dell’operatore incaricato, il debitore ha il diritto di:

  • chiedere il numero di telefono da cui proviene la chiamata quando questa proviene da numero anonimo: la legge impone alle società di recupero crediti di rendere sempre visibile il numero;
  • chiedere il nome dell’operatore telefonico contro il quale poter sporgere lamentela o denuncia nell’ipotesi di abusi o di illeciti;
  • chiedere il nome della società per conto della quale opera l’agente;
  • chiedere l’origine dei dati personali utilizzati ed eventualmente opporsi al trattamento dei dati ai fini di invio di materiale pubblicitario o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale;
  • rifiutare telefonate ad orari irragionevoli o telefonate effettuate con frequenza superiore al dovuto: in questi casi, che potrebbero trasformarsi in vero e proprio stalking, è possibile denunciare l’accaduto presentando eventualmente una contestazione scritta alla stessa società di recupero;
  • rifiutare telefonate in luoghi inadeguati come il posto di lavoro o l’abitazione di parenti: anche in questo caso, si può denunciare la condotta illecita alla stessa società di recupero.

Nel caso di visita a domicilio, sarà diritto dell’interessato:

  • non aprire al soggetto che bussa alla porta spacciandosi per “esattore” della società di recupero crediti; egli infatti, non riveste alcuna carica pubblica;
  • chiedere l’identificazione mediante esibizione di un documento di identità. Qualora il consulente esterno dell’agenzia di recupero crediti si rifiutasse, il destinatario della pratica aggressiva potrà contattare le forze dell’ordine;
  • sapere come la società sia venuta a conoscenza dell’indirizzo di abitazione;
  • contestare la condotta della società di recupero crediti cha lasci un avviso affisso sulla porta di casa perché in contrasto con la legge sulla protezione della privacy.
Gabriella Napolitano

Fonti normative

D.lgs. n. 196 del 30/06/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”

D.lgs. n. 206 del 6/09/2005 “Codice del consumo”, aggiornato con L. 24/12/2007 n. 244 e con decreto n. 130/2015

Garante per la protezione dei dati personali: privacy e recupero crediti. Vademecum sul D.L. n. 196/2003

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